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Domenica, 3 Luglio 2022
Cronaca

Omicidio Ballestri, Cagnoni riprende la parola: "Io e la mia 'Bocca di rosa': voglio chiarire..."

Emergono ancora discrepanze nel processo a Matteo Cagnoni, il dermatologo ravennate accusato di avere ucciso la moglie Giulia Ballestri, dalla quale si stava separando, il 16 settembre 2016

"Matteo non è mai stato violento o possessivo. Lui e Giulia erano una coppia modello. No, non sapevo nulla della loro crisi, nè che stessero divorziando". In sostanza è questo il quadro che emerge, quasi come una fotocopia, da ogni singolo amico che venerdì si siede al banco del testimone per rispondere alle domande dell'avvocato di Matteo Cagnoni, il dermatologo ravennate accusato di avere ucciso la moglie Giulia Ballestri il 16 settembre 2016. L'udienza inizia in un'aula decisamente più vuota rispetto a quelle precedenti - nella quale ogni tanto fa capolino il padre di Matteo, Mario Cagnoni, ascoltato durante una delle scorse udienze - con le parole di Giovanni Beliossi, gestore finanziario che vive a Londra e che conosce Cagnoni da quando avevano 15 anni, col quale ha anche convissuto in Inghilterra durante il tirocinio del dermatologo. "Matteo e Giulia sono sempre stati una coppia affiatata, ideale, quasi modello - spiega Beliossi - Anche nell'estate 2016 non notai cambiamenti nel loro rapporto. Non l'ho mai visto sgarbato, ossessivo o violento, era un uomo intelligente e dalle grandi capacità. Non sapevo nulla della crisi che i due stavano vivendo, nè tantomeno che Cagnoni avesse assunto degli investigatori privati per far pedinare Giulia".

La crisi dietro la "coppia perfetta"

Cambia il testimone, ma non la deposizione. Luca Bruno, amico d'infanzia dell'imputato, conferma che "l'immagine dipinta fino ad oggi di Cagnoni non lo rispecchia affatto: era un uomo gentile, simpatico, generoso e una persona squisita nei confronti di Giulia". Quasi l'antitesi, insomma, di ciò che è stato detto su di lui nelle scorse udienze. Nonostante l'amicizia di lunga data, però, neanche Bruno sapeva nulla della loro crisi. Così come non ne sapeva nulla neanche Monaldo Pichi Graziani, chirurgo che conosce Cagnoni da 30 anni, che spiega di non aver mai notato nulla di strano tra i due e dice, anzi, che tra Giulia e Matteo "continuava a esserci affetto. Giulia non era assolutamente succube di Matteo, anzi, era lei quella più 'sul pezzo': lei  era più concreta, lui più sognatore - aggiunge l'amico della coppia - Non li ho mai visti litigare e non sapevo nulla della crisi". Una crisi della quale quasi nessuno sembrava essere al corrente, se non i pochi amici più stretti di Giulia, il suo amante e la sua famiglia. E infatti anche la moglie di Pichi Graziani Michela Cova, così come il cognato Fabio Cova (entrambi amici della coppia), nonostante un'amicizia ormai trentennale, si dichiarano all'oscuro di tutto. "Erano una famiglia molto unita", spiega Michela, a cui fa eco il fratello Fabio definendoli "Una coppia estremamente in sintonia". Matteo e Giulia, insomma, sembrano essere riusciti a mantenere una certa serenità, almeno in pubblico: perchè in realtà i due si erano già rivolti agli avvocati in vista dell'imminente divorzio, per il quale avevano già discusso di clausole e divisioni dei beni.

"Dissi a Matteo che avrebbe trovato un'altra donna, ma lui disse "Io voglio lei""

Proseguono sulla stessa falsariga anche Leonardo Claps, Loris Macrì e Francesco Favi, tutti amici di Cagnoni e dopo il matrimonio anche di Giulia. "Mi sembrava fosse tutto come al solito", "Erano una coppia in perfetta armonia", "Mai visto Matteo violento, non sapevo della crisi". Poi la parola passa a Paolo Luccioli, chirurgo fiorentino e compagno di Università di Cagnoni, con il quale si vide più volte anche nel corso del 2016, prima dell'omicidio di Giulia del 16 settembre: e proprio quel giorno Matteo, dopo il suo arrivo nella villa dei genitori a Firenze, contattò l'amico per andare a cena insieme. "Quella sera parlammo del divorzio, Matteo mi spiegò come avrebbero fatto lui e Giulia a gestire i figli - spiega Luccioli, che non poteva sapere che in realtà Giulia, in quel momento, secondo la Procura era già morta nello scantinato della villa di via Padre Genocchi - Gli dissi di farsi forza, che avrebbe trovato un'altra donna, ma lui mi disse 'Io voglio lei'. Mi colpì perchè parlò al presente, come se fosse ancora possibile continuare quel rapporto". Il presidente della Corte, Corrado Schiaretti, chiede come fosse Cagnoni quella sera a cena: "L'ho trovato normale - chiude l'amico - non scherzava più di tanto, ma non ci vidi nulla di strano visto che si stava separando". Uno dei pochi amici a cui Cagnoni aveva raccontato della crisi con Giulia era Antonio Venturini, che prende in mano il microfono: "Lunedì 12 settembre (4 giorni prima della morte di Giulia, ndr) Matteo mi chiamò, venne da me in ufficio e mi raccontò della crisi, dicendomi anche che la moglie aveva un'amante. Era provato, piangeva ma si vergognava, non voleva farsi vedere dai miei colleghi". Al contrario Valeria Montanari, con la quale la coppia si frequentava quasi settimanalmente, era all'oscuro dei problemi tra i due coniugi. "Erano due giocherelloni e c'era molta complicità tra loro - spiega l'amica - Matteo era molto innamorato e spesso l'abbracciava o la baciava in pubblico".

Infine interviene brevemente Alberto Moggi Pignone, chirurgo reumatologo fiorentino che ebbe in cura Vanna Costa, madre di Matteo. L'uomo parla dello stato di salute della donna - che era stata elencata nella lista dei teste dell'accusa, ma che ha presentato dei certificati medici in cui viene riportato che soffrirebbe, da circa un anno e mezzo, di deficit cognitivi - pur sottolineando a più riprese di non essere un geriatra e tantomeno un neurologo, nè di aver mai visitato la donna in funzione del suo stato cognitivo, ma solo per problemi di artrosi e fibromalgie. "L'impressione soggettiva che ho avuto è che la signora Costa, nell'ultimo periodo, abbia avuto un certo disorientamento sul piano spazio-temporale", spiega il medico: e in effetti è esattamente ciò che emerge dai certificati medici presentati dalla madre di Cagnoni e prodotti da un altro medico.

Cagnoni chiede di parlare: "In carcere continuo a pensare al mio unico grande rimpianto"

Quando sembra che l'udienza volga al termine, dopo una lunga serie di ripetizioni e di domande pressochè identiche, ecco il colpo di scena: Giovanni Trombini, avvocato dell'imputato, dice che Cagnoni vorrebbe rilasciare nuovamente delle spontanee dichiarazioni. "Vorrei mettere un po' d'ordine e togliere la cappa di morbosità che si è creata su due questioni: il mio rapporto con Don Desio e la mia presunta frequentazione con le escort - spiega il dermatologo - Per quanto riguarda la prima questione, ci tengo a sottolineare che fin da subito ebbi una brutta impressione dell'ex sacerdote (condannato nel 2016 in Cassazione per violenza sessuale e atti sessuali su quattro ragazzini, ndr). Il rapporto con lui mi serviva solo per diventare giornalista: iniziai a scrivere una rubrica per una rivista teologica per poter prendere il tesserino da giornalista pubblicista, come poi ho fatto; ma era un uomo che non sopportavo, oggi se ripenso che ha battezzato mio figlio mi vengono i brividi". L'imputato passa poi al secondo argomento: "Sono sempre stato fedele a Giulia, almeno fino a quando lei ha iniziato a rifiutare i rapporti sessuali con me, nel 2015 - prosegue Cagnoni - Divido la vita mia e di mia moglie in due fasi: per 'nove decimi' siamo stati una coppia meravigliosa, ma per un decimo ho vissuto l'inferno: io dovevo prendermi cura dei bambini perchè lei non c'era mai. Poi nel 2016 conobbi una ragazza, che per dirla alle De Andrè era un po' una 'Bocca di Rosa', e con lei ricominciai a respirare un po'. Ma era un rapporto normale, perchè non mi è mai piaciuto l'amore 'mercenario', e poi non avevo bisogno di pagare per trovare una donna". Infine Cagnoni conclude il suo discorso spiegando quello che definisce il suo "unico grande rimpianto da quando ho messo piede in carcere, a cui ripenso in continuazione: durante un'indagine che mi vide imputato, in passato, ebbi un momento di grande sconforto (Cagnoni nel 2012 venne indagato e poi assolto per un presunto giro di donazioni da parte di case farmaceutiche, ndr): Giulia mi fu molto vicina in quel periodo, non fummo mai così uniti. In quel momento, mi avrebbe seguito ovunque: ero arrabbiato con i ravennati che parlavano male di me, e rimpiango di non aver avuto la determinazione di chiederle di trasferirci a Firenze, perchè Giulia mi avrebbe seguito di corsa e oggi ci sarebbe ancora".

Il messaggio 'misterioso' all'amico, l'auto sul luogo del delitto e la telefonata 'fantasma'

Dopo le parole dell'imputato, il Pm solleva due questioni emerse durante le ultime udienze presentando un avviso di deposito per un'ulteriore indagine. La prima in merito a quanto riferito dall'amico di Cagnoni Luca Ferranti, che sarebbe dovuto andare a cena con Matteo nel weekend dell'omicidio di Giulia. "Venerdì 16 settembre (giorno dell'omicidio, ndr), alle 13.58, Ferranti mandò un messaggio all'amico per accordarsi sulla cena, ma Cagnoni rispose che stavano arrivando i suoi genitori da Firenze e quindi avrebbero dovuto rimandare", spiega il pubblico ministero Cristina D'Aniello, che sventola i fogli su cui è riportato lo scambio di messaggi tra i due amici. Eppure a quell'ora Cagnoni, come dimostra il telepass dell'auto che ha guidato fino a Firenze, che alle 14.01 segna l'ingresso del Mercedes al casello di Ravenna, era già in viaggio per Firenze verso la villa dei genitori. Perchè dunque dire all'amico il contrario? Resta un mistero. Inoltre il Pm spiega di aver eseguito una ricerca al Pra (pubblico registro automobilistico) sul numero di automobili Chrysler Voyager immatricolate a Ravenna entro il 2016 e dello stesso colore di quella di proprietà di Cagnoni, che le telecamere di via Padre Genocchi mostrano passare nei pressi della villa dell'omicidio sabato 17 settembre 2016: per l'accusa Cagnoni tornò sul luogo del delitto a un giorno di distanza, e per rafforzare l'ipotesi il pm spiega: "Ci sono soltanto altre 4 auto identiche alla sua: nessuno dei proprietari di quelle 4 auto, però, è venuto a Ravenna in quel periodo, altri non ci sono proprio mai venuti". L'ipotesi si rafforza, anche se si tratta solo di dichiarazioni dei 4 automobilisti.

Ma l'avvocato della famiglia Ballestri, Giovanni Scudellari, fa emergere un'altra discrepanza: Cagnoni, durante la sua deposizione, ha sempre continuato a sostenere che la mattina dell'omicidio Giulia, mentre si trovavano insieme nella villa per fare delle foto ai quadri, avesse ricevuto e risposto a una chiamata del centro diabetico, con un'operatrice che le chiedeva del perchè il padre non si fosse presentato all'appuntamento. Eppure i tabulati telefonici dicono che quella mattina due chiamate, di un centro ottico, sono effettivamente arrivate al telefono di Giulia, ma nessuno ha mai risposto: in quel momento, secondo l'accusa, si stava consumando l'omicidio. "Abbiamo contattato il centro diabetico - spiega Scudellari - ed effettivamente il padre di Giulia aveva un appuntamento, ma il 20 settembre, 4 giorni dopo: quindi perchè avrebbero dovuto chiamare per chiedere perchè il signor Ballestri non si fosse presentato, con 4 giorni di anticipo?". "Noi dimostreremo che quella telefonata è effettivamente avvenuta", conclude laconico Trombini, seduto a fianco di Cagnoni.

La prima udienza - Cagnoni in aula. La difesa: "Il processo va spostato da Ravenna"

La seconda udienza - Ammesse tutte le prove. Accusa e difesa chiedono oltre 200 testimoni

La terza udienza - Parla la migliore amica: "Matteo sempre più ossessivo, avevo paura per lei"

La quarta udienza - L'amante di Giulia: "Le diceva che presto l'avrebbe lasciata libera"

La quinta udienza - L'amico di Giulia: "Il marito le diceva 'Ti distruggo'"

La sesta udienza - Il dermatologo ha un malore durante il video del ritrovamento del cadavere

La settima udienza - Frase shock della madre di Cagnoni: "Matteo l'ha fatta grossa"

L'ottava udienza - Caos in aula al processo: Cagnoni offende la madre di Giulia, il fratello reagisce - IL VIDEO

La nona udienza - L'agente di Polizia amico di Cagnoni: "Tradì Giulia, diceva che le donne dovevano stare in casa"

La decima udienza - Cagnoni cedette al fratello ville e studi milionari per una cifra irrisoria: perchè?

L'undicesima udienza - "La madre di Cagnoni disse che Giulia era stata uccisa, ma ancora non poteva saperlo"

La dodicesima udienza - Colpi di scena: la madre non si presenta, l'amica nega la telefonata registrata - Il padre: "Mio figlio era tranquillo, come se 'giustizia fosse stata fatta'"

La tredicesima udienza - Sms shock di Stefano Cagnoni: "Mio fratello è l'assassino di Ravenna"

La quattordicesima udienza - Lo psicoterapeuta: "Giulia acquisiva autonomia, Matteo bloccò la terapia"

La quindicesima udienza - "Quel bastone non fu preso nella villa del delitto". La prova della premeditazione?

Il maltempo fa slittare la sedicesima udienza: la Corte respinge la richiesta per i domiciliari

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La diciannovesima udienza - Cagnoni si contraddice: e nella villa del delitto 'spunta' un'altra porta aperta

È 'Cagnoni show' per Selvaggia Lucarelli: "File di curiosi come a un concerto di Vasco"

La ventesima udienza (mattina) - Parlano gli amici di Matteo: "Contro di lui accanimento giudiziario e mediatico"

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