Omicidio al chiosco, chiesta la condanna per stalking e violenza nei confronti dei parenti della vittima

Il pm ha chiesto la condanna a due anni per Maila Conti, la 52enne che lo scorso 13 agosto avrebbe ucciso il compagno Leonardo Politi sferrandogli un colpo di coltello all'interno della piadineria che avevano in gestione

Il pm ha chiesto la condanna a due anni per Maila Conti, la 52enne che lo scorso 13 agosto avrebbe ucciso il compagno Leonardo Politi sferrandogli un colpo di coltello all'interno della piadineria che avevano in gestione. I suoi difensori, invece, hanno chiesto l’assoluzione. Si è concluso lunedì il processo nei confronti della donna accusata di stalking e violenza privata nei confronti della vedova e delle due figlie di Leonardo Politi e di resistenza verso i Carabinieri. Conti dovrà, poi, rispondere dell’omicidio del compagno Politi. La sentenza è attesa alla fine di luglio.

Al termine del processo, Conti si è detta "soddisfatta della difesa degli avvocati (Wally Salvagnini e Carlo Benini, ndr). Hanno sottolineato come non ci siano state conferme dei miei comportamenti verso la moglie di Politi, sottolineando come né lei, né la figlia siano risultate credibili. Ho dimostrato al giudice - dice ai cronisti piangendo - i versamenti di denaro che le facevo per aiutarli e anche di averle pagato il pranzo di nozze della figlia, come è emerso in aula ascoltando una telefonata registrata dove lei mi aveva ringraziato".

Secondo il pm, la responsabilità di Conti è stata provata durante il processo. La vedova di Politi, che si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Salice (sostituto da Romina Cattivelli), si è associata alla richiesta di condanna e ha chiesto un risarcimento. Secondo Cattivelli, Conti ha perseguitato la donna e le sue figlie, arrivando anche a schiaffeggiarne una. Inoltre, le prove dello stalking ci sono e provengono dalle tante testimonianze rese in aula. Compreso il parapiglia avvenuto nel ristorante dove la vedova di Politi lavorava e dove sarebbe stata aggredita da Conti e minacciata di morte. I testimoni della difesa di Conti, ricorda la parte civile, non hanno aggiunto nulla. Rispetto alle prove portate dalla difesa Conti, "niente e nessuno giustifica le minacce - sottolinea Cattivelli - le molestie e tutte le sofferenze che madre e figlie hanno dovuto subire".

I difensori di Conti, Benini e Salvagnini, hanno chiesto di assolvere Maila perché "non c’è la prova dello stalking, prova emersa sia dalle testimonianze sia da diversi documenti. Così come non esiste la prova della violenza privata a causa di testimoni contrastanti. E’ vero che all’inizio della relazione, nel 2016, ci sono stati momenti difficili. Nel 2017, però, i rapporti sono migliorati. Politi e la moglie si separano e vanno verso il divorzio - ricordano i difensori - e Conti aiuta economicamente la donna per la separazione, pagando alcuni tributi, comprando un computer, pagando il pranzo del matrimonio e anche la comunione di una delle figlie. Che non ci fosse astio - continuano le difese - è dimostrato dalla foto dove tutti appaiono sorridenti e da alcuni messaggi sul telefono".

L'omicidio

La donna avrebbe ucciso l'allora compagno 61enne sferrandogli un colpo di coltello all'interno della piadineria che avevano in gestione. L'uomo, dopo aver ricevuto il fendente al petto, avrebbe tentato di salire in auto - probabilmente per allontanarsi o cercare aiuto - ma, raggiunto dai Carabinieri e dal personale del 118, è poi deceduto durante il trasporto in ospedale. Maila Conti a ottobre del 2018 o era già stata arrestata dopo aver colpito con una testata una dei poliziotti intervenuti in una festa che la stessa aveva organizzato nel suo locale, per poi minacciare di rivolgersi a Barbara D'Urso per denunciare il caso. La donna aveva già alle spalle precedenti per rapina, lesioni, guida in stato d'ebbrezza e minaccia a pubblico ufficiale. Ma non solo: oltre a essere già indagata per reati contro la persona commessi con violenza e resistenza a pubblico ufficiale, era stata sottoposta a una misura cautelare per stalking nei confronti dell'ex moglie di Politi. I Carabinieri di Piacenza avevano anche proposto nei suoi confronti la misura di prevenzione dell'avviso orale.

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Un quadro inquietante che, secondo la Procura di Ravenna, rivela una personalità incline a compiere atti di violenza, come sarebbe poi effettivamente successo nella tragica notte. Una donna pericolosa, per il procuratore Alessandro Mancini: l'unico fendente con il quale ha ucciso il compagno sarebbe stato sferrato con particolare violenza, tanto da aver provocato la morte quasi immediata dell'uomo. Durante le indagini è emerso un altro macabro particolare: il coltello utilizzato dalla donna per scagliarsi contro l'uomo, infatti, è stato ritrovato lavato e riposto nella cucina del chiosco. Un evidente tentativo, secondo gli inquirenti, di inquinare le prove. Quello tra i due, secondo i primi elementi raccolti, sarebbe stato infatti un rapporto molto litigioso, e la stessa sera dell'omicidio erano stati visti litigare in maniera accesa in un ristorante di Lido Adriano dove avevano cenato.

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