Omicidio al chiosco, Maila Conti in Tribunale: "Ho ucciso Leonardo, ma l'ho fatto per difendermi"

La donna è accusata di omicidio volontario per aver colpito con una coltellata l’uomo con cui conviveva, Leonardo Politi, al culmine di una lite all’interno della piadineria che la coppia gestiva a Lido Adriano

Al termine dell’udienza, si è girata verso le figlie e la moglie del suo ex compagno e ha chiesto loro scusa due volte. Poi si è alzata e si è seduta vicino ai difensori. Maila Conti, 51 anni, è accusata di omicidio volontario per aver colpito con un coltellata, il 16 agosto 2019, l’uomo con cui conviveva, il 61enne Leonardo Politi, al culmine di una lite all’interno della piadineria che la coppia gestiva a Lido Adriano.

La donna, che si trova agli arresti domiciliari a Travo nel piacentino, lunedì ha parlato per quasi quattro ore davanti alla Corte di assise di Ravenna. E il pm ha anche chiesto la restituzione degli atti per una eventuale indagine sulla Conti con l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale (qualifica che si applica al testimone). Nella scorsa udienza, infatti, alcuni testimoni della parte civile avrebbero ricevuto commenti offensivi da parte della donna. A ricordarlo è stato il presidente dell’Assise, Cecilia Calandra, che ha invitato la donna a tenere un comportamento più consono.

Secondo la donna, non c’era alcuna volontà di uccidere. Conti ha ripetuto più volte di "essersi difesa dall’aggressione di quell’uomo che, ubriaco, la stava picchiando". "Ha ucciso Leonardo Politi?", ha chiesto il procuratore di Ravenna Vincenzo Antonio Bartolozzi. "Purtroppo sì, con un coltello da cucina", ha risposto Conti. E’ cominciato così il lungo interrogatorio da parte del pm Bartolozzi, della parte civile Romina Cattivelli (che assiste le tre figlie di Politi), dei suoi difensori Carlo Benini e Wally Salvagnini e dell’Assise, presieduta da Cecilia Calandra con il giudice Antonella Guidomei e i giudici popolari.

Conti ha ripercorso la storia della sua relazione con quell’uomo che aveva lasciato la moglie e tre figli, ma che poi - secondo l’imputata - sarebbe diventato violento nei suoi confronti. Fra le lacrime, durante il momento più delicato del processo - cioè la ricostruzione di quei tragici momenti all’interno della piadineria - ha più volte ripetuto come Politi la stesse picchiando. Dopo "un calcio nella pancia e un pugno molto forte alla tempia sinistra", la donna - spinta contro il lavabo dello stretto locale - ha allungato un braccio trovando un coltello. Lei ha puntato la lama - ha anche mimato la scena in aula - contro l’uomo, ma lui avrebbe continuato ad avanzare. "Ho sentito di aver colpito qualcosa - ricorda - pensavo fosse il suo marsupio. Lui mi guarda poi si allontana insultandomi. Guardo il coltello e non vedo sangue, lo passo sotto l’acqua e lo getto nel lavandino. Esco e vedo Leonardo mentre si avvicina a un’auto. Lui si accascia e dico all’uomo della vettura di chiamare i Carabinieri. Io intanto chiamo il 118, due volte e chiedo anche l’elicottero. Tengo Leonardo fra le braccia, ma arrivano i Carabinieri e mi staccano da lui".

Maila Conti ha negato di essere stata intenzionata a ucciderlo: "Mi sono difesa colpendolo anche con calci e pugni, ma lui era più forte. Sono pentita, ma non si torna più indietro". Il pm ha ricordato che lei voleva scrivere una lettera alla famiglia: "Che cosa scriverebbe?". Lei guarda i familiari di Politi e dice: "Non volevo che le figlie perdessero il papà. Ho conosciuto Leonardo da sposato e con le figlie. Anch’io ho due figlie...".

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