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Omicidio Ballestri, Cagnoni alla sbarra in Appello. Accusa senza tentennamenti: "Confermare l'ergastolo"

Tre anni e 9 giorni fa la morte per mano violenta della moglie Giulia Ballestri, oggi Matteo Cagnoni, l'unico accusato di questo omicidio, è ritornato davanti ai giudici

Tre anni e 9 giorni fa la morte per mano violenta della moglie Giulia Ballestri, oggi Matteo Cagnoni, l'unico accusato di questo omicidio, è ritornato davanti ai giudici, con un fardello di una condanna all'ergastolo in primo grado, emessa il 22 giugno 2018 dalla Corte d'Assise di Ravenna. Condanna da confermare, annullare o da rivedere: è questo il quesito che viene sostanzialmente posto ai giudici togati e popolari della Corte d'Assise d'Appello di Bologna, chiamati a riesaminare il caso per il secondo grado di giudizio. Per l'accusa, rappresentata dal procuratore generale Gianluca Chiapponi non ci sono tentennamenti, la sua requisitoria è terminata con una prevedibile richiesta di conferma dell'ergastolo.

Il processo si sviluppa in due giornate, mercoledì e giovedì. Mercoledì il giorno dell'accusa giovedì il giorno della difesa (rappresentata dal penalista Gabriele Bordoni) e delle parti civili. Assente al processo lo stesso Cagnoni, coerentemente con quanto detto in apertura dal suo avvocato, che ha chiesto il rinvio del processo per il dermatologo ravennate, accusato di aver ucciso, a bastonate e poi con colpi contro il muro, la moglie Giulia Ballestri, 39 anni, nell'ambito di un matrimonio in crisi e nel desiderio di lei di rompere il matrimonio, descritto nel processo di primo grado come una cappa opprimente per la vittima.

Il collegio giudicante (Orazio Pescatore presidente, Luisa Del Bianco a latere come togati e altri sei giudici popolari) si è trovato di fronte alla richiesta della difesa di posticipare il processo per permettere a Cagnoni di presenziare, dato che viene descritto come prostrato nella sue condizioni psico-fisiche. Tuttavia la corte, facendo leva su una relazione psichiatrica del professionista del carcere che non ha riscontrato gravi problemi di salute mentale nell'imputato, ha deciso di procedere col processo, dopo una breve camera di consiglio. Rigettata anche la richiesta di allentamento del regime del carcere, con l'inserimento in detenzione in una casa di cura.

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