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Omicidio di Ilenia Fabbri, il luogo del delitto è anche una 'casa d'autore' citata sui libri di architettura

La tranquilla via Antonio Corbara nelle ultime settimane è finita sotto ai riflettori dei media di tutta Italia. E le immagini della casa dove è avvenuto il macabro omicidio sono ormai impresse nella mente di tanti faentini e non solo

Una casa "d'autore" di prestigio unica nel suo genere, acquistata per 300mila euro con l'intenzione di costruire una vita insieme. Una tranquilla zona residenziale, ma al contempo a poca distanza dal centro storico di Faenza - piazza del Popolo è ad appena un chilometro e mezzo di camminata. Una casa che ha visto tanto amore e tante risate tra genitori e figlia, ma anche rabbia, dolore, urla e litigi sempre più frequenti.

La tranquilla via Antonio Corbara nelle ultime settimane è finita sotto ai riflettori dei media di tutta Italia. Cronisti e cameramen si sono appostati dal 6 febbraio scorso e fanno di continuo su e giù per la strada alla ricerca di novità sull'omicidio di Ilenia Fabbri, la 46enne trovata morta in una pozza di sangue sabato 6 febbraio. E le immagini della casa dove è avvenuto il macabro omicidio, al civico 4, sono ormai impresse nella mente di tanti faentini e non solo.

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Il complesso di abitazioni di cui fa parte la casa di Ilenia è stato costruito tra il 2005 e il 2008 su un progetto degli architetti faentini Davide Cristofani e Gabriele Lelli. Un progetto importante, tanto da essere descritto all'interno del libro A casa nella città diffusa di Marco Mulazzani, architetto e docente di Architettura all'Università degli studi di Ferrara. 14 appartamenti che coprono una superficie totale di 1798 metri quadri. Al piano terra di ogni appartamento si trova un soggiorno/cucina con un bagno; le scale portano poi al piano superiore, dove si trovano due camere da letto e un altro bagno.

"Ciò che accomuna gli interventi di edilizia residenziale del gruppo Cristofani & Lelli Architetti è la ricerca di una regola insediativa capace di offrire, di caso in caso, risposte differenti in ragione delle specificità del programma costruttivo e del luogo, creando però un contesto caratterizzato da relazioni complesse e di natura urbana - scrive Mulazzani descrivendo il complesso di via Corbara - Questa e altre realizzazioni muovono da una riflessione sulla realtà contemporanea della "città diffusa", che presenta in tutto la sua ambigua valenza nei piccoli e medi centri di alcune regioni italiane, ove il paesaggio extra moenia appare quanto mai eterogeneo, delineato da un'edilizia frammentata e generalmente priva di legami con un territorio che conserva tuttavia non poche testimonianze di un sapiente equilibrio tra città e campagna. In questo progetto nulla rimane della particellizzazione spaziale e formale delle casette a schiera".

"Nell'esercizio del mestiere di Cristofani e Lelli è tenuto in grande considerazione il pensiero della materia, vera "sostanza" delle "cose sperate" che il prodotto veicola - continua l'architetto - Non con prodotti da catalogo, ma a partire da materie grezze sono realizzati, nella sorveglianza pratica del quartiere, i parametri murari, le superfici di intonachino, gli infissi in legno o in metallo ma sempre appositamente disegnati, i pavimenti, i cordoli, i pergolati, le recinzioni e cosi vià. Ed è grazie a questa materia vissuta, unitamente alla parsimonia dei segni, che le loro architetture acquistano un'intensa semplicità".

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"Noi vogliamo un'architettura reale, con anima (o viva), decisa, corale, durevole, leggera semplice, flessibile, silente, condivisa, bella - è invece la filosofia di progettazione di Cristofani e Lelli - Se l'architettura non è in grado di incidere, modificare, migliorare la realtà e la vita delle persone è inutile. Riuscire a creare un'atmosfera per noi è fondamentale e per questo l'architettura deve avere un'anima. La vogliamo decisa, anche se raffinata, perchè per essere incisiva non deve mostrare compromessi. Come insegna la città italiana, ogni progetto deve ritagliarsi un ruolo nella coralità dei luoghi. Durevole nei segni e nella sostanza, perchè ogni progetto è pensato nel tempo e per il tempo della sua vita. Leggera come qualcosa di facile da utilizzare, immediata, disinvolta, disinibita e libera. Il nostro fare è alla costante e ostinata ricerca di un risultato semplice, ovvero comprensibile e quindi amichevole. Flessibilità nella sua capacità di mutare i contenuti, spesso tradotta in una formula strutturale chiara e semplice. Silente perchè nulla dia fastidio, in quanto tutti urlano per avere un'identità e il rumore è fastidioso".

"Tutti urlano". Una frase che, alla luce di quanto successo, suona terribilmente inquietante. Non si urla solo per "avere un'identità", ma anche per paura, per cercare aiuto. E Ilenia ha urlato, non si è arresa al suo assassino. Ha tentato la fuga e con le sue urla ha svegliato l'amica della figlia Arianna, che dormiva nella camera accanto alla sua, che in questo modo è riuscita a vedere e a descrivere agli inquirenti la sagoma del killer. E con le sue urla Ilenia ha svegliato anche gli altri residenti di quel complesso: tanto che un vicino di casa, spaventato dalle grida, è andato a suonare al campanello della vittima per accertarsi che tutto fosse a posto. Ma Ilenia non poteva rispondere: era già morta.

"Il committente, le persone, la città che la vivono devono poterla condividere nel tempo in tutti i suoi aspetti: estetici, funzionali ed economici. Poi bella, sempre. L'accorpamento di tre lotti adiacenti consente di disporre 14 abitazioni in due corpi di fabbrica paralleli, reciprocamente slittati, con gli affacci principali rispettivamente rivolti verso la strada e il lacerto di un boschetto di caccia ottocentesco - descrivono l'edificio i due architetti - Gli accessi alle singole unità immobiliari sono ubicati nella corte interna, uno spazio allungato e scandito da tre corpi a ponte che collegano i due edifici in corrispondenza del primo piano". Ed è proprio dalla porta della tavernetta che si affaccia sulla corte interna che l'assassino di Ilenia è entrato, probabilmente usando una copia delle chiavi, ed è sempre vicino a quella porta che è stato trovato il cadavere di Ilenia. Quella porta da cui l'assassino è poi fuggito senza preoccuparsi di chiuderla. Quella porta che la figlia Arianna ha spiegato di aver chiuso a chiave prima di uscire la mattina dell'omicidio.

"I ponti ospitano le terze camere di alcuni appartamenti e spezzano la lunga corte interna in un'apparente successione di più intimi patii. Al carattere unitario della corte comune corrisponde, verso la strada un unico lungo fronte cui il salto di scala e il muro continuo che protegge la vita privata degli abitanti conferiscono una dignità urbana. Tutto è disegnato su misura: dagli infissi a prova di prezzo alle lanterne della corte che nascondono le luci dei bagni, dalle pensiline che proteggono gli ingressi al muro perimetrale opportunamente dimensionato per garantire privacy e decoro urbano sulla strada. Un tetto giardino taglia a "fil di sega" i prospetti su cui galleggiano gli infissi".

La "vita privata degli abitanti" che descrivono gli architetti, nel caso di Ilenia, è stata violata nel più tragico dei modi. E su quella bellissima casa di via Corbara aleggerà sempre il fantasma di un crudele omicidio.

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