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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Faenza

Omicidio Ilenia Fabbri, la figlia distrutta: "Non dormo, faccio incubi che nessuno dovrebbe fare. Sono condannata"

"Mi danno fastidio i sacchi neri della spazzatura, perché mi ricordano quello con cui hanno portato via il cadavere di mia mamma. I coltelli mi ricordano le immagini che il Pm mi ha fatto vedere del coltello nel lavandino"

E' un'udienza importante e toccante quella tenutasi venerdì in Corte d'Assise a Ravenna, la terza del processo per l'omicidio della 46enne Ilenia Fabbri, uccisa il 6 febbraio scorso nel suo appartamento di via Corbara a Faenza, per il quale sono imputati con l'accusa di concorso in omicidio pluriaggravato l'ex marito Claudio Nanni, 54enne inquadrato quale mandante del delitto, e il sicario reo confesso Pierluigi Barbieri, alias 'lo Zingaro', 53enne originario di Cervia ma domiciliato nel Reggiano. In questa udienza, infatti, hanno testimoniato alcune persone chiave, quelle che senza ombra di dubbio hanno sofferto di più per la morte di Ilenia: colui che era diventato suo il nuovo compagno, Stefano Tabanelli; sua figlia Arianna Nanni e quella che all'epoca del delitto era la fidanzata della ragazza, Arianna Massioni. Oltre a loro, sono stati ascoltati anche Stefania Sangiorgi, avvocato di Ilenia durante il divorzio da Nanni, e Marco Magni, colui che ha venduto l'auto alla figlia Arianna.

Omicidio di Ilenia Fabbri, terza udienza del processo (foto M.Argnani)

La testimonianza della figlia Arianna: "Dopo l'omicidio non ero più io"

Arianna Nanni, la figlia di Ilenia e dell'imputato Claudio Nanni, entra in aula seria. Si siede, scuote il capo verso le telecamere: non vuole essere ripresa. Sotto alla felpa indossa la t-shirt con scritto 'mental prison', prigione mentale. Suo padre la fissa mentre lei fa la sua deposizione, lei lancia un paio di occhiatacce all'assassino di sua madre, Barbieri. La ragazza ricostruisce l'ultima serata trascorsa con la madre, quella del 5 febbraio, durante la cena a casa con la compagna Arianna in occasione del loro terzo anniversario. "Ho usato un coltello verde per cucinare", con lo sguardo fulmina Barbieri: è l'arma che lui stesso ha confessato di avere usato per uccidere Ilenia. Poi racconta del breve viaggio in auto fatto insieme al padre la mattina del 6 febbraio, da Faenza a Imola, e del ritorno a casa dopo la chiamata d'allarme della fidanzata, rimasta nella casa di via Corbara. "Mio babbo durante la telefonata era agitato, gli dicevo di accelerare, di andare forte, e lui mi diceva che non stava bene e che si sentiva male. Quando ho detto ad Arianna di uscire dalla camera per andare a vedere cosa stava succedendo, lui ha detto che lei doveva restare chiusa a chiave in camera".

Pierluigi Barbieri
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Il viaggio per acquistare l'auto e quello "strano" regalo del padre

Arianna e il padre stavano andando a Lecco per ritirare l'auto che la stessa aveva comprato, con un aiuto 'imprevisto' del padre. "Io non chiedevo mai soldi ai miei genitori, mi facevo il mazzo al lavoro e cercavo di arrangiarmi - spiega la giovane - Poi però a Natale mio babbo mi ha presa alla sprovvista e mi ha regalato 1000 euro da mettere nei risparmi per l'auto, io mi sono anche un po' innovervosita. Alla fine la macchina l'ho pagata 1500 euro". Le domande della Procura sembrano andare in una direzione ben precisa: cercare di fare leva sul fatto che il padre le abbia regalato quei 1000 euro, con grande stupore della figlia, per ‘velocizzare’ l’acquisto dell'auto e, conseguentemente, l’omicidio. Quell'auto che, come spiegato in aula dal rivenditore - altro testimone della giornata - del veicolo, "Nanni aveva provato qualche giorno prima guidandola nel vialetto per 40 metri". "Ah, quindi in 40 metri ha capito com'era la macchina...", ha commentato laconico il presidente della Corte Michele Leoni.

Ma la telefonata della fidanzata interrompe il viaggio verso Lecco. Padre e figlia tornano in via Corbara. Ilenia è morta da pochi minuti. Ricordare e rivivere quei momenti è straziante. "Sono entrata coi poliziotti, ho sceso le scale verso la tavernetta, stavo correndo, tanto che i poliziotti non riuscivano a starmi dietro. Non ho pensato… Sono entrata e ho visto quello che ho visto”. La voce di Arianna si spezza, il padre è a testa bassa, non la guarda più e si asciuga gli occhi con un fazzoletto. Il pm insiste: “Ho visto il cadavere di mamma disteso in un lago di sangue, con un taglio profondo alla gola - e nel dirlo guarda di nuovo Barbieri - Sangue scuro, denso, lei aveva gli occhi sbarrati, erano già opachi. C’era un odore che… Ho urlato, mi sono accasciata a terra, sono dovuta uscire perché non mi sentivo bene e sono corsa fuori nel parcheggio a cercare babbo. Ho detto "Mamma è morta", lui si è messo le mani in faccia, si è piegato per terra. Nei giorni a seguire io non mangiavo, stavo male, non ero più io e mio babbo cercava di tenermi tranquilla”.

Claudio Nanni
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Una vita distrutta: "Non riesco più a dormire da sola, sono condannata"

L'avvocato di Arianna, Veronica Valeriani - che ha chiesto per la sua cliente un risarcimento da 2 milioni di euro - domanda alla ragazza come vive oggi la sua vita. "Sia di giorno che di notte mi vengono flashback di quella mattina - racconta la 21enne con voce affranta - Se sento le campane mi ricordo il funerale, la bara in obitorio, le sirene mi ricordano i poliziotti quella mattina, gli interrogatori, o quando hanno portato via mio babbo. Mi danno fastidio i sacchi neri della spazzatura, perché mi ricordano quello con cui hanno portato via il cadavere di mia mamma. E poi certe parole, certe frasi mi danno fastidio, l’odore strano del cimitero mi dà noia, i coltelli a volte mi ricordano le immagini che il Pm mi ha fatto vedere del coltello nel lavandino. Dopo quel giorno non riesco più a dormire da sola, perché faccio degli incubi che nessuno dovrebbe mai fare. Mi ricordo quella scena e altre, dormo poco e male. Ho iniziato ad andare dallo psicologo, poi ho smesso perché quando hanno arrestato babbo non potevo più contare sul suo aiuto per il pagamento delle sedute. Ora sono tornata da lui, mi ha prescritto dei farmaci per dormire, ma anche per il nervoso e l’ansia perché ho un disturbo post-traumatico”. "Si sente una condannata a vita?”, le domanda il suo avvocato. “Si, è una condanna”.

LA CRONACA DEL PROCESSO

La prima udienza - La figlia chiede 2 milioni. Chiesta la perizia psichiatrica per il sicario

La seconda udienza - La 'vendita della moto' era l'omicidio in codice. E spunta il promemoria 'valigia, buco e chiavi'

La terza udienza - Le ultime urla della vittima: "Basta, ti prego, smettila". Poi il silenzio - Il compagno: "Volevamo sposarci e avere figli. Mi disse che il suo ex marito l'avrebbe ammazzata"

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