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Domenica, 26 Giugno 2022
Cronaca Alfonsine

Rapito, ucciso e gettato nel fiume a 21 anni: tutti assolti gli imputati per l'omicidio di Pier Paolo Minguzzi

Si è concluso con l'assoluzione con formula piena il processo in primo grado per l'omicidio di Pier Paolo Minguzzi, giovane Carabiniere di leva di Alfonsine sequestrato la notte del 21 aprile 1987 mentre rincasava, strangolato e gettato nel Po di Volano

Si è concluso con l'assoluzione con formula piena il processo in primo grado per l'omicidio di Pier Paolo Minguzzi, giovane Carabiniere di leva di Alfonsine sequestrato la notte del 21 aprile 1987 mentre rincasava, strangolato e gettato nel Po di Volano, zavorrato a una grata sradicata da un casolare abbandonato. Mercoledì nell'aula di Corte d'Assise del Tribunale si Ravenna sono stati assolti i tre imputati: due ex Carabinieri all'epoca in servizio alla caserma di Alfonsine - Orazio Tasca, 57enne originario di Gela (Caltanissetta) oggi residente a Pavia, e Angelo Del Dotto, 58enne di Palmiano (Ascoli Piceno) - e l'idraulico del paese, il 66enne Alfredo Tarroni. Il Pm Marilù Gattelli aveva chiesto l'ergastolo per tutti e tre gli imputati di uno dei "cold case" più antichi d'Italia. L'assoluzione con formula piena viene utilizzata dal giudice quando accerta che il fatto di reato è avvenuto, ma non è stato commesso dall'imputato, bensì da un'altra persona.

Il militare, figlio di facoltosi imprenditori del settore ortofrutticolo di Alfonsine, venne sequestrato a scopo di estorsione per 300 milioni di lire. Nella richiesta della Procura c'era anche la trasmissione atti per la falsa testimonianza di un Carabiniere all'epoca in servizio nella zona e la valutazione di eguale segno lasciata alla Corte d'Assise di Ravenna per un altro militare dell'Arma, all'epoca alto ufficiale ora in congedo. In passato i tre imputati erano stati condannati, con pene già espiate, per la tentata estorsione a un altro imprenditore ortofrutticolo di Alfonsine (Contarini) sempre da 300 milioni di lire nell'ambito della quale, durante un appostamento, la notte del 13 luglio 1987 fu ucciso il Carabiniere 23enne Sebastiano Vetrano, originario della provincia di Caserta e in servizio a Ravenna.

"Non avrei accettato la difesa di Alfredo Tarroni se non fossi stato convinto fin dall’inizio della sua completa estraneità ai fatti - commenta sui social l'avvocato Andrea Maestri, difensore dell'imputato - Non posso che essere molto soddisfatto di una sentenza di piena assoluzione: non poteva che essere questo l’esito di un processo indiziario basato su presunti “indizi” privi dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, che non hanno minimamente retto alla verifica dibattimentale. Tarroni era ed è innocente, come si è sempre dichiarato e un anno di processo ne ha provato l’assoluta estraneità ai fatti. Resta l’amarezza per un caso irrisolto, per una famiglia che dopo 35 anni ancora non conosce l’identità dei responsabili della morte del povero Pier Paolo. E resta anche l’amarezza e la rabbia per la distruzione della vita privata e familiare degli imputati, considerati dei presunti colpevoli nell’aula mediatica che è stata aperta parallelamente all’aula giudiziaria. Chi risarcirà la dignità calpestata, l’ostracismo sociale, il danno reputazionale subito con articoli di stampa univocamente orientati a sostenere l’infondata tesi colpevolista della Pubblica Accusa? Questa sentenza infonde rinnovata fiducia nella giustizia e nella capacità del processo penale di riconoscere e neutralizzare castelli accusatori basati su pregiudizi, congetture e ricostruzioni suggestive".

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