Lite per aver passato la notte fuori casa, poi l'omicidio. L'assassino voleva suicidarsi

Mancano ancora dei tasselli e dei riscontri investigativi, ma si può dire che ormai il caso sia chiuso: ci sono gravissimi indizi di colpevolezza, c'è una prima confessione e l'arma del delitto

La conferenza stampa di lunedì mattina

Mancano ancora dei tasselli e dei riscontri investigativi, ma si può dire che ormai il caso sia chiuso: ci sono gravissimi indizi di colpevolezza, c'è una prima confessione e l'arma del delitto. Grazie ad un intenso e serrato lavoro nel pomeriggio di domenica la Procura della Repubblica e i Carabinieri del Comando Provinciale di Ravenna hanno definito le responsabilità sull'omicidio avvenuto a Pinarella di Cervia nella mattinata di domenica, tra le 9,30 e le 10,30.

Antonio Colopi, 22 anni di Nardò (Lecce) secondo i primi riscontri, è l'omicida che ha inferto con uno o più colpi di mannaia sul compagno Ugo Tani, 55enne di Migliaro (Ferrara). La lite e l'omicidio sono avvenuti al piano terra di una villetta al civico 7 di via Puglie, a Pinarella di Cervia. Qui i due si erano trasferiti di recente per iniziare il loro lavoro stagionale nelle cucine di uno dei tanti hotel e ristoranti del luogo che sono in procinto di aprire per la stagione turistica.

IL MOVENTE Il delitto è avvenuto al culmine di una lite che gli inquirenti definiscono per motivi di “convivenza e passionalità”. Probabilmente, ma quest'aspetto è in via di approfondimento, Colopi aveva trascorso la nottata fuori casa, e questo aveva provocato la mattina dopo le rimostranze della vittima. Da qui un crescendo fatto di urla udite chiaramente dai vicini di casa. L'arma utilizzata per l'omicidio è una mannaia da macellaio, che è stata ritrovata insanguinata. L'esame delle impronte sull'impugnatura molto probabilmente metteranno il sigillo finale su quest'efferato delitto.

INTENTI SUICIDI – La Procura e i carabinieri hanno lavorato su due fronti: se da una parte, infatti, hanno avviato con celerità le “classiche” indagini scientifiche sul luogo del delitto, dall'altra parte hanno mantenuto un collegamento telefonico indiretto con colui che è stato fin dall'inizio l'indiziato numero uno, vale a dire il 22enne leccese. Il giovane è stato visto scappare via sgommando dalla sua abitazione, con l'auto del compagno, una Peugeot. Probabilmente stava riparando verso la sua terra natale, il Salento. Il giovane ha avuto un contatto con il suo legale di fiducia, per altro confidando intenzioni suicide. Sotto la regia dei carabinieri, l'avvocato ha saputo convincerlo a consegnarsi al primo comando dei carabinieri presente sul suo cammino. Ed è così che Colopi ha auto-terminato la sua fuga consegnandosi ai militari di Lanciano. Qui è stato raggiunto da un provvedimento di fermo e sottoposto ad un primo interrogatorio da parte dell'autorità giudiziaria di Chieti. Nel corso di quest'interrogatorio avrebbe fatto importanti ammissioni sulla sua responsabilità, parlando appunto del contesto del litigio e dell'omicidio.

I PRECEDENTI  -  Antonio Colopi aveva avuto già recenti problemi con la giustizia. Circa un mese fa era stato arrestato a Cesena per furto e resistenza a pubblico ufficiale, il 4 marzo scorso, vale a dire un mese e 6 giorni prima dell'omicidio. Quel venerdì sera a Cesena fu una notte brava per il 22enne leccese: infatti, dopo essere uscito da un locale con un amico, prima fermò una pattuglia della Polizia per chiedere un'informazione e poi, poco dopo, la stessa pattuglia lo sorprese a bordo di una bicicletta, che poi si rivelò appena rubata. Non solo: alla perquisizione emerse uno smartphone rubato ad una giovane nello stesso locale e una volta portato in Commissariato andò su tutte le furie, insultando e picchiando un poliziotto. Per questi reati era stato condannato alcuni giorni fa a otto mesi, con un processo per direttissima al tribunale di Forlì.

LE INDAGINI – Intanto, però, le indagini sui testimoni e sul corpo di Tani - ritrovato parzialmente avvolto in una coperta probabilmente in un ultimo disperato tentativo di trascinarlo e caricarlo sulla macchina - avevano già fatto stringere intorno a lui i sospetti. Spiegano il procuratore capo Alessandro Mancini e il pm Stefano Stargiotti: “Le indagini ci portavano già a vedere le responsabilità di Colopi, oltre alla sua confessione resa a Lanciano c'erano già gravissimi indizi di colpevolezza raccolti nelle prime ore dai carabinieri di Cervia. Aspettiamo ulteriori sviluppi, ma è un delitto che può essere incasellato tra quelli in cui è stato scoperto il colpevole”. Altri accertamenti sono in corso per capire se qualcuno possa aver dato assistenza ad Antonio Colopi durante la sua fuga, ma si tratta in ogni caso di responsabilità secondarie.

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IL RETROSCENA – Il comandante provinciale dei carabinieri Salvatore Cagnazzo parla delle ore febbrili di domenica pomeriggio: “E' stata svolta un'intensa attività nell'immediatezza, siamo riusciti a rintracciare l'autore dell'omicidio, e con la collaborazione del suo legale, l'arma è stata in grado di ottenre un duplice risultato: evitare che desse seguito alle sue intenzioni di compiere atti di auto-lesionismo, e persuadendolo a consegnarsi ai carabinieri”.

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