Omicidio Desiante, per la corte l'assassino è Madalin Palade Constantin: condannato a 23 anni

Si è concluso così il processo in primo grado per la morte di Rocco Desiante, il 43enne pugliese pizzaiolo trovato morto a inizio ottobre 2018 in un appartamento di Castiglione di Cervia

Foto Massimo Argnani

Si è concluso con la condanna di Madalin Palade Constantin a 23 anni il processo in primo grado per la morte di Rocco Desiante, il 43enne pugliese pizzaiolo trovato morto a inizio ottobre 2018 in un appartamento di Castiglione di Cervia. Il cadavere dell'uomo era stato ritrovato da alcuni amici dopo qualche giorno in un lago di sangue, morto dopo un violento pestaggio. Un omicidio efferato che ha subito fatto pensare a un regolamento di conti.

La sentenza è arrivata lunedì pomeriggio nell'aula di Corte d'Assise a Ravenna. Dopo oltre cinque ore di camera di consiglio, il giudice dell'udienza preliminare Cecilia Calandra ha dichiarato colpevole di omicidio l'imputato, che si è sempre proclamato innocente (non riconosciuta, invece, l'aggravante della crudeltà). L'accusa aveva chiesto l'ergastolo così come l'avvocato della famiglia della vittima, che si è costituita parte civile - che ora Palade dovrà risarcire con 15mila euro di provvisionale per ogni fratello e 50mila per la madre. La difesa invece, costituita dagli avvocati Carlo Benini e Silvia Brandolini, aveva chiesto l'assoluzione. Per il Pm il 20enne Palade, che conosceva la vittima, avrebbe trascorso la notte dell'omicidio insieme a Desiante, arrivando poi a ucciderlo nel suo appartamento per via di alcuni debiti di droga. Le motivazioni del dispositivo saranno depositate entro 90 giorni.

Un anno fa il Gip del Tribunale di Ravenna aveva applicato al 20enne la misura detentiva della custodia cautelare in carcere. Il fermo di Constantin, difeso dagli avvocati Carlo Benini e Silvia Brandolini, era scattato su richiesta dei Pm titolari Alessandro Mancini e Antonio Vincenzo Bartolozzi sulla base degli elementi raccolti dai Carabinieri del nucleo investigativo, insieme ai colleghi della compagnia di Cervia-Milano Marittima e ai Ris di Parma. Tra le prove e gli indizi portati in aula dalla pubblica accusa i tabulati telefonici, le chat cancellate e le impronte di scarpa, oltre al dna dell'imputato su una traccia di sangue trovata sulla scena del crimine e a una traccia di Desiante trovata invece sulla porta dell'abitazione di Palade.

La morte di Desiante sarebbe stata causata da una grossa quantità di lesioni molto importanti: il 43enne aveva il cranio fratturato, cosa che ha provocato un'emorragia massiva che a sua volta ha causato un'insufficienza respiratoria e un grosso calo di pressione, che ha portato alla morte dell'uomo in un tempo non inferiore alle due ore. L'uomo, dunque, avrebbe patito a lungo prima di morire. Il pizzaiolo è stato trovato in un lago di sangue, e sangue in grosse quantità era presente anche sulle pareti dell'appartamento. L'esito dell'autopsia aveva invece escluso l'utilizzo di armi da fuoco durante l'omicidio, come ipotizzato in un primo momento: il taglio sotto all'orecchio sarebbe stato causato da colpi sferrati con violenza con un corpo contundente, non ritrovato sul luogo del delitto.

Foto Massimo Argnani

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