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Cronaca

Opera di Santa Teresa, "Obiettivo disavanzo a un milione di euro entro il 2018"

L’obiettivo dell’attuale direzione è portare il disavanzo a un milione di euro entro il 2018, riequilibrando man mano spese e ricavi correnti

Prosegue l’opera di risanamento e riorganizzazione avviata nel 2014 dai vertici dell’Opera di Santa Teresa. Il bilancio sociale della struttura fondata a inizio ‘900 da don Angelo Lolli, di cui è in corso la causa di Beatificazione, è stato presentato questa mattina nel teatro dell’Opera di Santa Teresa dall’arcivescovo e presidente dell’Opera monsignor Lorenzo Ghizzoni, dal direttore don Alberto Camprini e dal vicedirettore, diacono Luciano Di Buò, in una logica di trasparenza, rendicontazione e condivisione del lavoro svolto con la città.

La situazione finanziaria dell’Opera di Santa Teresa a fine 2014 presentava un significativo disavanzo nella parte corrente, dovuto in gran parte alla crisi economica che ha moltiplicato i bisogni sociali e ridotto la possibilità di contare  su entrate straordinarie. “Un’Ente come l’Opera di Santa Teresa non potrà mai avere un bilancio in attivo – ha spiegato nel corso della presentazione del bilancio il vicedirettore e responsabile amministrativo Luciano Di Buò – perché significherebbe smettere di fare carità”. Per Santa Teresa questo significa certamente prendersi cura degli ospiti delle strutture assistenziali di Ravenna e Faenza, alcuni senza una vero e propria “retta” ma con un importo che tiene conto delle loro effettive disponibilità finanziarie, ma anche accogliere gratuitamente persone senza fissa dimora, profughi, parenti degli ammalati, bambini celebrolesi provenienti dall’Europa dell’est e in generale persone in difficoltà che sono i primi destinatari della missione “istituzionale” dell’Opera fondata da don Lolli. “Occorre però trovare un equilibrio tra la pura razionalità gestionale e la logica della Provvidenza – spiega il vicedirettore –, che pure finora ha permesso a Santa Teresa di andare avanti”.

SANTA TERESA OGGI. Al 31 dicembre 2015 gli ospiti dell’Opera di Santa Teresa erano 213, 174 presenti nella struttura di Ravenna (circa 40 in meno rispetto all’anno precedente) e 40 nella struttura di Faenza. Si tratta prevalentemente di anziani, disabili gravi e gravissimi che hanno un’età media di 83 anni, la degenza media è di 7 anni e il 7% degli ospiti vive nell’Opera di Santa Teresa da oltre 30 anni.Nell’immobile di San Pietro in Campiano riservato ai “traumatizzati gravi”, di proprietà dell’Opera ma in gestione alla cooperativa sociale 3° Millennio, sono stati accolte 16 persone. Altre 170 persone vivono nei centri residenziali e diurni, gestiti dalla cooperativa La Pieve (ente cooperante con l’Opera di Santa Teresa). Per tutte le attività descritte, anche comprensive della gestione da parte delle cooperative sociali 3° Millennio e La Pieve, sono occupate complessivamente circa 500 persone. Più di 100 volontari svolgono attività di animazione, aiuto nell’alimentazione, accompagnamento alla messa, varie attività manuali a supporto della struttura.

SITUAZIONE ECONOMICA. A fine 2015 si è registrato un utile di esercizio pari a 2.260.000 euro, dovuto però, essenzialmente, a una massiccia opera di dismissione degli immobili, che nel 2015 ha portato l’Opera Santa Teresa ad incrementare i proventi complessivi rispetto al 2014 di 4.273.000 euro. “Per una corretta gestione occorre però tener presente la differenza tra spese ed entrate ordinarie – spiega Luciano Di Buò – che nel 2015 si sono ridotte di circa un milione di euro ma superano ancora i 4 milioni di euro. In particolare, le entrate ordinarie costituiscono il 52,3% dei costi ordinari di gestione, e, sebbene la situazione sia migliorata rispetto all’esercizio precedente (le entrate ordinarie erano il 45.8% dei costi), mostrano uno sbilanciamento delle componenti di reddito che necessita di ulteriori interventi sulla gestione dei costi in modo da aumentare i ricavi e ridurre i costi”.

COSA E’ STATO FATTO. Nel corso del 2015 è partito un processo di riorganizzazione della struttura che ha l’obiettivo di ridurre i costi di gestione e ottimizzare l’efficienza, senza perdere di vista la carità. A fine 2015 la nuova struttura di Faenza, messa in funzione senza aumentare le spese di gestione, ospitava una quarantina di anziani e disabili (che oggi sono diventati 70) mentre è stata riorganizzata anche la struttura di Ravenna: nel primo semestre 2016 sono state acquisite nuove autorizzazioni al funzionamento, sono stati ristrutturati gli spazi, riducendo e riclassificando gli ospiti. Sono inoltre stati esternalizzati i servizi lavaggio della biancheria e degli indumenti, il servizio di stireria, quello di manutenzione ed si è completata anche  l’esternalizzazione del servizio di ristorazione. Importanti, come si evince dal dato sugli introiti straordinari che l’anno scorso hanno sfiorato i 7 milioni di euro, la dismissione del patrimonio immobiliare non strategico nel corso del 2015.

ULTERIORI AZIONI. L’obiettivo dell’attuale direzione è portare il disavanzo a un milione di euro entro il 2018, riequilibrando man mano spese e ricavi correnti. Per farlo, oltre ad ulteriori dismissioni del patrimonio immobiliare dell’Opera di Santa Teresa, si lavorerà all’efficientamento energetico delle strutture di proprietà dell’Opera stessa, per ridurre: con l’installazione di un nuovo impianto di riscaldamento e la sostituzione delle vecchie caldaie per generare l’acqua calda sanitaria con un boiler di nuova generazione, a un’ulteriore riduzione degli ospiti nella struttura di Ravenna (che da un lato ridurrà i  proventi delle attività assistenziali istituzionali, ma porterà anche ad una riduzione più che proporzionale dei costi correlati per servizi da terzi), e soprattutto alla partecipazione alla manifestazione d’interesse del Comune per l’accreditamento di quanti più posti letto possibili per l’accoglienza all’interno del sistema sanitario pubblico (l’obiettivo è accreditare almeno 30 posti). “Ridurre progressivamente di 3 milioni il disavanzo della gestione corrente in tre anni, è un’impresa ardua – racconta Di Buò –, ma imprescindibile se si vuole dare un futuro all’Opera di Santa Teresa. Sono necessarie scelte coraggiose. La strategia che attueremo sarà quella di cedere in gestione parti delle attività socio assistenziali e sanitarie a carattere prettamente “commerciali”, concentrando gli sforzi, come Opera di Santa Teresa, sulle attività caritative, per recuperare lo spirito originale del fondatore don Angelo Lolli. Anche all’interno di Santa Teresa, serve una nuova mentalità che punti ad una maggiore efficienza per la parte commerciale strumentale all’attività istituzionale (farmacia, poliambulatori del Polo Sanitario, negozio) in maniera che essa possa contribuire a sostenere maggiormente tutto il resto delle attività di accoglienza degli ultimi, che è il vero cuore dell’attività che svolge quotidianamente l’Opera di Santa Teresa”. 

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