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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Opera Santa Teresa, presentato il bilancio: "Il 2017 sarà l'anno decisivo"

La cittadella della carità voluta e amata da don Angelo Lolli oggi ospita in totale 170 tra malati, anziani e disabili: 115 nella sua struttura di Ravenna (60 in meno rispetto al 2015 per l’adeguamento delle camere alle disposizioni imposte dalle nuove autorizzazioni al funzionamento) e 65 in quella di Faenza.

Il 2017 sarà l’“anno decisivo” per il futuro di Santa Teresa. Sabato mattina, nel teatro dell’Opera fondata a inizio ‘900 da don Angelo Lolli, il direttore don Alberto Camprini, il vicedirettore diacono Luciano Di Buò assieme all’arcivescovo di Ravenna Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni, hanno presentato il bilancio sociale 2016 dell’Opera Santa Teresa, aggiornando la città e gli stakeholders sullo stato finanziario dell’ente. Permangono le difficoltà illustrate gli anni scorsi e dovute essenzialmente agli alti costi di gestione e alla volontà di rimanere fedeli allo spirito del Fondatore che vedeva nella carità la principale missione dell’Opera. Anche nel 2016, tra attività istituzionali (ospitalità di profughi e indigenti aiuti alimentari, assistenza medica gratuita per gli utenti segnalati dalla Caritas, rette calibrate in base alle possibilità economiche del singolo ospite) la quota del bilancio destinata a questa voce si attesta sul milione e 300 mila euro.   Questa è d’altra parte il cuore della missione di Santa Teresa sin dalla sua fondazione, alla quale anche grazie al risanamento di bilancio in corso, l’Opera vuole rimanere fedele, fino a “lasciare” (concedere in affitto) la parte più socio-sanitaria e assistenziale per concentrarsi sulla carità. Carità sulla quale però Santa Teresa da sola non può farcela. Da sempre la città, in varie forme, ha sostenuto l’Opera e la sua missione, e l’appello, durante la presentazione del bilancio, è stato a continuare a farlo. “Stiamo cominciando a vedere la vetta di quest’opera complessa di risanamento – ha spiegato l’arcivescovo in apertura di conferenza –. Il nostro sforzo di questi anni si è orientato innanzitutto a tenere fermi gli obiettivi con i quali è nata quest’Opera, cioè la carità e l’annuncio del Vangelo fatto attraverso l’accoglienza e la spiritualità per gli ammalati, i disabili e gli anziani. Ma per continuare a farlo dobbiamo adattare la nostra struttura ai tempi. La missione è dunque quella del rinnovamento nella fedeltà, che poi è la vera fedeltà: tenere fermi i principi e camminare guardando avanti”. “Questa è una grande famiglia – ha accolto tutti don Alberto Camprini, direttore dell’Opera Santa Teresa – dove tutti si sentono responsabili di un carisma di misericordia ereditato da don Angelo Lolli. Sono anni difficili questi ma sappiamo che il risanamento è volto alla sopravvivenza di questa struttura”.
 
La strada tracciata sabato mattina per raggiungere la sostenibilità finanziaria dell’Ente è la cessione della gestione delle Case Residenza per Anziani (CRA) della struttura di Faenza (70 posti letto) e della struttura di Ravenna (60 posti letto), che è all’interno di tutto il complesso, alla cooperazione, con l’obiettivo di destinare la restante parte della “cittadella” (una cinquantina di posti letto) alla carità, nelle sue tante ed emergenti forme. Sono attualmente in corso le trattative con varie cooperative sociali per la locazione delle due CRA, che hanno tutte le carte in regola per essere accreditate dal Servizio Sanitario nazionale, anche se il territorio del Comune di Faenza, al momento, non necessita di nuovi posti letto accreditati. Nella struttura di Ravenna, invece, i posti accreditati sono stati 8 nel 2017 e il progetto prevede l’accreditamento di tutti i 60 posti entro il 2020. Duplice vantaggio per il territorio: da un lato l’aumento di posti convenzionati con il sistema sanitario per l’assistenza residenziale di anziani non autosufficienti (attualmente la carenza di posti accreditati sul territorio di Ravenna è di 120 unità), e dall’altro un ulteriore impegno dell’Opera di Santa Teresa con nuove forme sulla carità (nel campo ad esempio dell’emergenza abitativa, dell’accoglienza dei poveri etc), anche grazie al superamento delle difficoltà economiche. 

Bilancio. Il consultivo 2016 chiude con un risultato netto negativo di 2 milioni e 600 mila euro dovuto essenzialmente alle minore entrate straordinarie (lasciti, donazioni e plusvalenze immobiliari) e ad una perdita della gestione ordinaria di 3 milioni e 700 mila euro, inferiore di circa 700 mila euro rispetto al consuntivo 2015 ma più alta di circa 500 mila euro rispetto a quanto previsto per il budget 2016. I lasciti e le donazioni nel 2016 hanno subito una riduzione del 62 % fermandosi a 777 mila euro. L’intera “gestione straordinaria”, dovuta a vendite di immobili non strategici, ha prodotto introiti per 1milione e 300 mila euro. “Il problema di fatto sta nei costi per i servizi socio-assistenziali e sanitari – ragiona il diacono Di Buò – che nel 2016 sono stati complessivamente pari a 4,6 milioni di euro a fronte di 4,1 milioni di ricavi”.

Una voce che è in lento miglioramento nell’ultimo triennio: nel 2016 i costi si sono ridotti del 10% rispetto al 2015 e del 24% rispetto al 2014. “Ma ancora non basta – avverte il vicedirettore – sia perché questi costi sono ancora molto superiori rispetto agli standard previsti dalla specifica normativa regionale, sia  perché i lasciti e le donazioni sono in calo e sia perché il patrimonio si è sensibilmente assottigliato. E’ allora assolutamente necessario  agire sulla riduzione dei costi di gestione della parte socio-assistenziale e sanitaria: di qui la decisione di affidare la gestione delle CRA ad un soggetto terzo capace di riorganizzare le attività portandole in attivo, anche sfruttando l’assegnazione, in futuro, di ulteriori posti accreditati, rispetto agli 8 ottenuti nel corrente anno, grazie alle migliorie effettuate negli scorsi mesi sulla struttura di Ravenna, e che possa essere in grado di riconoscere all’Opera di Santa Teresa, da subito, un canone di locazione”. In questo modo Santa Teresa potrebbe ridurre la perdita della gestione ordinaria di circa 1,8 milioni di euro l’anno. Il progetto, basilare per dare futuro all’Ente, dovrebbe concretizzarsi entro l’anno. Con l’affitto delle CRA e la riduzione dei costi di gestione, l’obiettivo dei vertici di Santa Teresa è chiudere il bilancio 2018 con una perdita di 1 milione e 500 mila euro (un milione dei quali dovuti agli ammortamenti): una cifra sostenibile, soprattutto se investita in carità.

Santa Teresa oggi - La cittadella della carità voluta e amata da don Angelo Lolli oggi ospita in totale 170 tra malati, anziani e disabili: 115 nella sua struttura di Ravenna (60 in meno rispetto al 2015 per l’adeguamento delle camere alle disposizioni imposte dalle nuove autorizzazioni al funzionamento) e 65 in quella di Faenza. Le due cooperative sociali che collaborano con Santa Teresa, 3° Millennio e La Pieve, gestiscono rispettivamente 25 posti (nella struttura per gravi traumatizzati a San Pietro in Campiano) e 170 disabili nei centri diurni. 400 circa le persone impiegate, e un centinaio i volontari che operano dentro l’Opera di Santa Teresa.

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