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Cronaca

Operaio morto mentre pota le piante, un presidio di protesta. "La vita dei lavoratori non conta niente"

Il presidio è stato organizzato "per non fare calare il silenzio sull'ennesima morte sul lavoro e per denunciare il ruolo delle istituzioni"

Dopo il tragico infortunio mortale avvenuto venerdì pomeriggio a Cervia, dove il 44enne Antonio Ferraresi ha perso la vita mentre potava gli alberi, lunedì pomeriggio lo Slai Cobas ha indetto un presidio sotto la sede della società Deltambiente a Ravenna, a cui il Comune aveva affidato la manutenzione dei pini marittimi. Il presidio è stato organizzato "per non fare calare il silenzio sull'ennesima morte sul lavoro e per denunciare il ruolo delle istituzioni, del Comune di Cervia in particolare, che non si preoccupano della vigilanza ispettiva sui mezzi su cui lavorano gli operai delle aziende a cui appaltano i lavori di manutenzione, per cui siamo stanchi di sentire ipocrite parole di cordoglio dopo questa morte sul lavoro da parte di un sindaco che avrebbe dovuto dire pubblicamente invece perchè non si è assunto la responsabilità della verifica della sicurezza dei mezzi".

Cervia, muore mentre pota gli alberi 18-02-2022 (foto Argnani)

Al presidio è stato denunciato il ruolo della cooperativa per cui lavorava Antonio, "che non si è fermata neanche un minuto dopo l'infortunio mortale di un suo dipendente - spiegano da Slai Cobas - facendo continuare a lavorare gli operai come se nulla fosse successo, che non ha vigilato e detto nulla sullo stato di sicurezza del mezzo di cui il braccio che sollevava il cestello si è spezzato". Il presidio ha denunciato "i sindacati confederali e la loro linea degli inutili Tavoli concertativi con istituzioni e aziende, di non avere dato un segnale forte in questa città facendo fermare i lavoratori dopo 2 omicidi sul lavoro accaduti in 2 settimane (il secondo è l'incidente avvenuto in un cantiere di via Carso, dove un operaio ha perso la vita, ndr), che avrebbero inciso nel far prendere coscienza ai lavoratori, renderli protagonisti della battaglia per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e nel territorio. Abbiamo denunciato il governo come responsabile del peggioramento delle condizioni dei lavoratori in termini di salario, diritti, sicurezza sul lavoro.  Abbiamo detto chiaramente che non si tratta di alcuna "fatalità", di disgrazie, ma che è questo sistema di produzione basato sul profitto che è il vero responsabile, per cui la vita dei lavoratori, così come quella dei giovani in stage nelle fabbriche per l'alternanza scuola-lavoro, non conta niente. Sono i padroni e il loro sistema, governo/istituzioni/organi di vigilanza/Tribunali/confederali complici i veri responsabili".

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"Abbiamo detto che le morti sul lavoro sono morti annunciate dalle innumerevoli denunce fatte dai lavoratori che vengono sistematicamente inascoltate - continuano - Abbiamo detto anche che non ci vogliono solo più ispettori e ispezioni negli ambienti di lavoro, ma un controllo dal basso. Abbiamo denunciato la giustizia negata nei Tribunali dei padroni. In definitiva abbiamo fatto appello ad unirsi per questo non solo ai lavoratori, ma anche agli studenti, ai famigliari delle vittime sul lavoro, ai medici, agli avvocati, a tutti coloro che vogliono impegnarsi a difesa della vita dei lavoratori e per la sicurezza e salute nei territori. Una unità nella lotta per costruire una Rete che raccolga queste energie sul piano locale per poi agire assieme alle altre realtà che stanno lottando su queste questioni a livello nazionale, perchè è sul piano nazionale che possiamo avanzare su questa battaglia. Invitiamo tutti a livello cittadino a contattare il nostro sindacato per fare denunce nei luoghi di lavoro e mobilitarsi attivamente con noi".

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