Cronaca

Operaio morto al petrolchimico, Slai Cobas: "Appalti pericolosi e mancanza di veri controlli"

Alla vittima, 59enne, mancava un solo anno per la pensione. Il sindacato: "Questi morti sul lavoro sono la conseguenza dei contratti precari"

Non si placa la rabbia dei sindacati per la morte del 59enne Stefano Poletti, vittima del drammatico incidente mortale sul lavoro al polo petrolchimico di martedì pomeriggio. L'uomo stava lavorando all'interno di un cantiere in un'area data in uso dalla Consar - Poletti era dipendente di una ditta associata a quest'ultima - ad Acmar, quando per cause ancora in corso d'accertamento è stato colpito a morte da una pala meccanica manovrata da un collega. L'operaio, che il prossimo anno sarebbe andato in pensione, è morto sul colpo sotto lo sguardo disperato del collega.

"L’ennesima morte sui luoghi di lavoro – afferma il sindacato Slai Cobas, ricordando la morte nella stessa giornata di un’operaia in provincia di Treviso – una strage infinita di operai sul lavoro che non può mai smette di indignarci perché queste morti che avvengono nei luoghi di lavoro sono un atto di accusa contro un sistema a comando padronale nelle fabbriche, accusano i profitti dei padroni, sono la conseguenza dei contratti precari, è la catena di appalti e subappalti , è la mancata applicazione delle leggi sulla sicurezza e la mancanza di veri controlli, sono i governi che fanno leggi per tutelare i padroni".

Slai Cobas se la prende anche con i sindacati confederali "che hanno una certa forza organizzata al Petrolchimico, che ora si stracciano le vesti, che pare che scoprano solo adesso la pericolosità degli appalti e subappalti e che ripropongono i rituali Tavoli per nuovi protocolli, sempre la solita, inutile e contro gli operai, pratica della concertazione. E senza indire neanche un minuto di sciopero. La possibilità di contrastare le morti sul lavoro e difendere la vita degli operai passa solo dall’autorganizzazione dei lavoratori, l’elezione dal basso degli Rls e non nominati dalle Rsu, le lotte operaie per controllare e incidere dal basso sulla produzione, la riconquista dal basso del potere operaio in fabbrica, l’unità con tutti coloro che si impegnano su questo fronte sul territorio e a livello nazionale che si autorganizzino in una Rete nazionale - conclude Slai Cobas - perché il problema sono anche i governi, le leggi, tutto un sistema fondato sul profitto dei padroni che dev’essere rovesciato".

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