"Operazione Romania", tratta di esseri umani: eseguita l'ultima estradizione

I documenti sequestrati alle vittime dagli aguzzini, sono stati rinvenuti nel corso accertamenti a carico degli indagati insieme a vario materiale per il mascheramento e la questua

Si protraggono in vista dell’udienza di dicembre gli esiti dell’indagine “Romania”, condotta dall’Arma dei Carabinieri finalizzata allo smantellamento di una organizzazione colpevole di tratta di essere umani e riduzione in schiavitù. Nell’agosto del 2012 i Carabinieri della Compagnia di Ravenna, supportati dai colleghi del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale biznatino, hanno tratto in arresto due cittadini rumeni residenti in Italia, a Russi, in esecuzione di ordinanza custodia cautelare in carcere.

Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, riguardava ulteriori 4 complici che però non stati rintracciati in Italia; le misure sono state dunque internazionalizzate. Sono stati denunciati nel contempo altri 5 personaggi residenti a Russi e nella provincia di Ferrara. Proprio nelle scorse settimane, uno dei soggetti ormai classificabile tra i catturandi internazionali, l’ultimo che ancora era in stato di libertà, è stato arrestato previo suo rientro sul territorio italiano.

Il rumeno 37enne è stato scortato dal servizio Interpol dall’aeroporto di Timinsoara (Romania), attraverso lo scalo di Monaco di Baviera fino all’aeroporto di Roma Fiumicino, dove gli è stato notificato il decreto di estradizione concesso dalle autorità romene a quelle italiane. Così come per gli altri 3 complici estradati è stato condotto nel carcere di Rebibbia in Roma, in attesa del processo che si celebrerà martedì.

Le indagini del Nucleo Operativo e Radiomobile, condotte con ausili tecnici e con numerosi servizi di pedinamento, hanno permesso di appurare come l’organizzazione avesse sfruttato, in modo prolungato nel tempo, circa 25 giovani tutti originari della Romania, costringendoli all’accattonaggio come “mimi” di fronte a vari esercizi commerciali dell’Emilia Romagna e del Veneto per poterne poi trattenere i guadagni. La banda, tramite referenti in Romania, reclutava i giovani attirandoli in inganno con la promessa ed il sogno di uno stabile lavoro in Italia: in realtà si trattava di una trappola.

I malcapitati sono stati tenuti costantemente in stato di soggezione tramite assidua azione di controllo nei loro confronti durante l’attività di accattonaggio, hanno subito numerose minacce di ritorsioni contro loro stessi e gli eventuali familiari rimasti in Romania; per non farli fuggire, gli sfruttatori avevano requisito loro le carte di identità. I documenti sequestrati alle vittime dagli aguzzini, sono stati rinvenuti nel corso accertamenti a carico degli indagati insieme a vario materiale per il mascheramento e la questua.

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