"Palestre e piscine se non si adeguano chiuderanno". I gestori: "Protocolli sempre rispettati"

Il mondo del fitness e dei club sportivi è compatto e fa sentire la sua voce dopo che il premier Giuseppe Conte ha dato sette giorni di tempo "per adeguarsi al rispetto dei protocolli Covid"

"Chiediamo buon senso, di essere tutelati, e portati come esempi di professionalità, chiediamo di poter lavorare nel rispetto delle norme vigenti per la salute dei cittadini e l’economia di un paese". Il mondo del fitness e dei club sportivi è compatto e fa sentire la sua voce dopo che il premier Giuseppe Conte ha dato sette giorni di tempo "per adeguarsi al rispetto dei protocolli Covid". Cinquanta realtà del territorio ravennate, faentino, cervese, forlivese e bolognese si sono unite evidenziando come "mai come in questo periodo occorre sostenere il mondo dell’associazionismo sportivo con provvedimenti finalizzati a sostenere palestre e tutti i club sportivi".

"E’ bene precisare che il settore del fitness, già profondamente provato in questi mesi di pandemia si è distinto per il rispetto e l’osservanza delle norme sanitarie - spiegano - Lo sport, coadiuvando tutto il sistema sanitario nazionale, è un presidio medico: aumenta le difese immunitarie, basta consultare cardiologi, reumatologi, ortopedici, psichiatri per sapere quanto sia importante e vitale il movimento. I protocolli vengono rispettati puntualmente e sono garantite le massime misure di sicurezza. In ragione di questo ci piacerebbe chiedere al signor Conte chi ha redatto una casistica dei controlli, che valenza scientifica hanno gli stessi per affermare che i protocolli non siano stati rispettati e quali siano le palestre che hanno controllato. Da maggio a oggi l’incidenza dei contagi accertati nei club sportivi è pari a zero, rispetto a strutture pubbliche o private o servizi pubblici come scuole, tram, autobus, treni ecc. Come può pensare il signor Conte di chiudere un’intera filiera nel qual caso si trovassero inadempienti poche palestre? Se un supermercato non dovesse rispettare i protocolli di sicurezza non chiuderebbe l’intero comparto settoriale, chiediamo di avere i medesimi diritti delle altre attività lavorative".

Prosegue la lettera: "Da considerare che la chiusura dei club inciderà su tutte le figure professionali di questo settore, che sono oltre 120mila in Italia. Il centro studi ha statisticamente dimostrato che gli effetti del Covid-19 hanno creato una caduta di Pil di oltre 7 miliardi nel mondo sportivo in maniera diretta, ma il recinto economico a rischio va ben oltre, perché comprende tutta la parte indiretta che segue a cascata il mondo sportivo: da chi produce vestiario e scarpe nel mondo dello sport, al food e alla catena del mondo alberghiero. La chiusura dei club comporterà difficoltà a 360 gradi: non solo si riverserà sulla salute degli italiani, ma inciderà su tutte le figure professionali. Questo significa mettere in crisi famiglie, città, regioni e un’intera nazione. Chiediamo pertanto buon senso, di essere tutelati, e portati come esempi di professionalità, chiediamo di poter lavorare nel rispetto delle norme vigenti per la salute dei cittadini e l’economia di un paese".

Hanno aderito al documento le palestre Equilibrio spazio danza, Asd Geam, Volere e Potere, Punto Donna, Ateneo Danza, Palestra Officina asd , Squash Inn, Be active, Sport Planet, Bloc Station, Body Art, Centro Motus, Curves, Danza & Danza, Team Fitness, Form Fitness Boutique, Pro Fighting, Fitness Revolution, Jlab Faenza , Klub 39, Lepodistica ASD, Life proget, Wellfit, Lotofit, Vertical, Monkey UP, Forli Wellness, New Dance Studio, Edera Box Forlì asd , Officina 25, Fit & Joy, Overcome Sporting Club, New Club Sportman, Lotofit, Accadueo, Arena Fitness, Arte Danza & University, Punto Fit, Record Body Line, Crossfit Kiiro, New Gimn, Scuola Libertà, Cali Up, Yunity, Best Form, Palestra Energy, Palestra Buenavida, Relab, Crossfit47100 e Free time.

Cna: "No a chiusure immotivate"

"In questi mesi il Governo nazionale e la Regione Emilia-Romagna hanno chiesto alle palestre un sacrificio importante che la stragrande maggioranza delle stesse ha accettato pienamente, sapendo quanto fosse giusto che ognuno svolgesse in sicurezza, per sé e per gli utenti, il proprio lavoro e la propria funzione sociale e sanitaria - aggiungono da Cna Ravenna - La Regione Emilia-Romagna, in accordo con il Ministero dello Sport e con i presidi sanitari ufficiali, ha adottato stringenti protocolli che hanno comportato alle imprese del settore nuovi investimenti economici molto rilevanti, allo scopo di garantire livelli alti di precauzione applicando le misure richieste. Ciò ha significato minori entrate causate dalla riduzione delle presenze e dal cambio organizzativo rispetto alle forme di attività svolgibili, pur mantenendo il massimo possibile di personale necessario alle attività. Dall’entrata in vigore dei protocolli (avvenuta a fine aprile), pienamente rispettati dalle palestre, nel nostro territorio non si sono registrati contagi riconducibili a queste attività, segno della bontà del lavoro fatto e della serietà con cui vengono applicati i protocolli sanitari esistenti. Se vi sono situazioni non in regola e che non rispettano questi protocolli o normative parificabili, chiediamo che si agisca puntualmente evitando una sorta di ingiusto e immotivato “tiro al bersaglio” verso tutta la categoria, che penalizzerebbe, di fatto, chi lavora con serietà e professionalità".

"Quest’estate le palestre della nostra provincia si sono anche adattate a svolgere attività all’aperto, grazie al confronto e alla collaborazione con le varie Amministrazioni Comunali, ed è stato possibile utilizzare i parchi cittadini per alcune di queste attività, ma andando verso la stagione invernale anche questo non sarà più possibile - continuano - Vorremmo ricordare che l’attività fisica e lo sport rappresentano un elemento fondamentale di prevenzione delle malattie e di svolgimento di una vita in salute, per questo le palestre non ci stanno a sentirsi inopinatamente inserite sul banco degli imputati: i gestori delle strutture di questa provincia sono pronti a sedersi attorno a un tavolo con rappresentanti delle Ausl per migliorare gli attuali protocolli, soprattutto per quelle attività che possono essere considerate a maggior rischio, ma chiudere le palestre significherebbe in molti casi decretare la loro morte e favorire attività abusive e incontrollabili. Allo stesso modo Cna ha chiesto un confronto su base regionale e nazionale. Non possiamo mettere in ginocchio - per poche situazioni non in regola, facilmente riscontrabili – tante attività economiche importanti per il benessere psico-fisico delle persone che svolgono un’opera di prevenzione, di cura e riabilitazione".

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