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Paolo Borrometi racconta a Faenza la battaglia contro la mafia: "L'Italia ha bisogno di cittadini che facciano il loro dovere"

A Faenza, in una Sala San Carlo gremita, Borrometi, si è raccontato e ha presentato il suo libro “Un morto ogni tanto. La mia battaglia contro la mafia invisibile”

“Ogni tanto un murticeddu, vedi che serve! Per dare una calmata a tutti!”. Nelle intercettazioni l’ordine è chiaro: Cosa Nostra chiede di uccidere il giornalista che indaga sui suoi affari, soprattutto quelli della mafia sempre sottovalutata della Sicilia sud-orientale, del ragusano e del siracusano. Ma le intimidazioni mafiose non fermano Paolo Borrometi, giovane giornalista siciliano nato a Ragusa nel 1983, che sul suo sito indipendente "La Spia.it" denuncia ormai da anni gli intrecci tra mafia e politica e gli affari sporchi che avvengono all’ombra di quelli legali.

A Faenza, in una Sala San Carlo gremita, Borrometi, che da alcuni anni vive sotto scorta, mercoledì all’incontro pubblico organizzato dalla Round Table 38 e condotto dal giornalista Mario Russomanno, si è raccontato e ha presentato il suo libro “Un morto ogni tanto. La mia battaglia contro la mafia invisibile”. L’incontro si è aperto con i saluti del sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, e del presidente della Round Table 38 di Faenza, Roberto Morgan Scardovi.

“Questo Paese - ha sottolineato Borrometi, sotto lo sguardo vigile dei suoi uomini della scorta – non ha bisogno di eroi, ma di cittadini che facciano il loro dovere. La legalità non è un concetto astratto legato alla giustizia o alla morale, è un percorso fatto di costante impegno”. Ha poi aggiunto: “Il potere della mafia, come diceva Paolo Borsellino, è anche un fenomeno sociale, fatto di atteggiamenti e mentalità passive contro cui l’unico antidoto è l’esempio della resistenza e della lotta”. E per Borrometi, al termine dell’incontro, il pubblico presente in sala, conquistato dal suo coraggio, gli ha tributato un lungo e caloroso applauso alzandosi in piedi in segno di ammirazione.

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