Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Partecipazioni societarie, scontro sulla revisione straordinaria

Il consiglio comunale ha approvato la revisione straordinaria delle partecipazioni societarie. La delibera è stata approvata con 17 voti favorevoli: forti critiche dai banchi dell'opposizione

Nella seduta di martedì il consiglio comunale ha approvato la revisione straordinaria delle partecipazioni societarie. La delibera è stata approvata con 17 voti favorevoli (Pd, Pri, Sinistra per Ravenna, Ama Ravenna) e 11 contrari (La Pigna, Ravenna in Comune, Cambierà, Lega Nord, Forza Italia, Lista per Ravenna, Gruppo Alberghini). Relatore l’assessore alle Aziende partecipate Massimo Cameliani che ha premesso come il lavoro di revisione, richiesto dal Testo unico in materia di società partecipate (Tusp), ha riguardato 16 società partecipate o controllate dal Comune. Di queste è prevista l’alienazione di Ervet spa, la società in house per lo sviluppo territoriale, in quanto la partecipazione non è da ritenersi strettamente necessaria al perseguimento delle finalità dell’amministrazione comunale. Infatti, come stabilisce il Tusp, le pubbliche amministrazioni non possono, direttamente o indirettamente, mantenere partecipazioni, anche in minoranza, in società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali. Le altre 15 sono risultate strategiche ed essenziali per i cittadini e la loro buona gestione ha permesso importanti rendimenti al Comune che hanno ripercussioni positive sui servizi pubblici. E’ intervenuto Carlo Pezzi, presidente di Ravenna Holding.

"Il Comune di Ravenna di fatto ha anticipato, con un impegno di razionalizzazione svolto negli ultimi 15 anni, quanto chiesto dal decreto legislativo n. 175 del 2016, che costituisce il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, che prevede il riordino delle società partecipate – commenta l’assessore Cameliani - All’obbligo di prevedere un piano di razionalizzazione ci presentiamo con un lavoro di ricognizione già svolto e che ci ha permesso di essere riconosciuti, da enti certificatori esterni, come una realtà virtuosa. La revisione si è basata, come del resto dice la legge Madia, sul mantenimento di quelle società, attraverso Ravenna Holding, che offrono servizi essenziali per i cittadini. La nostra è stata una scelta politica molto importante, che ha tenuto conto sia dell’aspetto giuridico che di quello finanziario, ma soprattutto motivata dal fatto che si tratta di società che hanno una valenza economica e sociale per il territorio. Nel nostro bacino, tutte le società sono sane, producono risultati positivi e hanno gestioni efficienti. Non ci si può permettere di svendere una società in buona salute, anche perché l’importante margine di rendimento annuale ricade sul bilancio comunale e ha ripercussioni positive sulla vita dei cittadini per il miglioramento dei servizi offerti. Il dettato legislativo ha l’intento di riordinare la spesa pubblica e anche risolvere le situazioni relative a società fallite o in liquidazione a partecipazione pubblica. Non è il caso di Ravenna, dove il ruolo di coordinamento di Ravenna Holding, che molti analisti ritengono un modello di buona gestione ed efficienza delle società partecipate, è stato ed è determinante nella razionalizzazione e riduzione dei costi portate avanti con risultati consistenti e facilmente verificabili. Le economie complessive, gestionali e fiscali, per il gruppo, legate alla presenza della Holding, sono stimate nel 2017 pari a oltre 630 mila euro. Infine, a chi parla di “poltronificio”, ricordiamo che la Holding ha oggi cinque azionisti e non più il solo Comune di Ravenna e che nell’ambito del gruppo sono state soppresse tre società. Fra il 2011 e il 2017 è stato sostanzialmente dimezzato il numero di amministratori, con un risparmio quantificabile in almeno 200 mila euro all’anno”.

Il gruppo Cambierà, pur apprezzando la relazione dell’assessore per la chiarezza, ha espresso dubbi sulla partecipazione in Sapir e Aser. Sarebbe stato importante uno sforzo ulteriore per ridurre il numero delle partecipate.

Il gruppo Pd ha sottolineato che le valutazioni tecniche hanno evidenziato il lavoro virtuoso del Comune e dove è intervenuto il legislatore ha soltanto sottolineato questa virtuosità, perché il Comune ha già razionalizzato negli anni le sue partecipazioni.

Il gruppo La Pigna ha ritenuto che non tutte le partecipate siano utili alle funzioni che deve esercitare il Comune, facendo gli esempi di Sapir e Farmacie comunali. Ravenna Holding è l’emblema del “poltronificio”; ha infatti un bilancio positivo, ma crescono i costi di funzionamento.

Il gruppo Lega Nord, premettendo che il Tusp è carente perché mancano i decreti attuativi, ha criticato il mantenimento della partecipazione in Farmacie comunali e Azimut. Una riduzione delle partecipazioni alle sole società in house dirette avrebbe premiato il piano di razionalizzazione.

Il gruppo Alberghini ha affermato che l’amministrazione avrebbe dovuto avere più coraggio nelle alienazioni a ha avanzato dubbi sulla virtuosità del Comune in merito allo sfoltimento delle partecipate, perché non tutte sono così aderenti alle finalità istituzionali.

Il gruppo Forza Italia, pur criticando i limiti della legge, ha evidenziato la mancata occasione per regolamentare le partecipazioni. Anche se giuridicamente corretto il loro mantenimento non ha senso, perché il Comune non può fare l’impresario funebre o portuale.

Il gruppo Ama Ravenna ha rilevato come, grazie alle partecipate, il Comune può avere un bilancio migliore, mentre in altre realtà le partecipate sono fallite o in liquidazione. A Ravenna gli utili vengono investiti in asili nido, case per anziani e altri servizi primari.

Il gruppo Lista per Ravenna ha sottolineato che si sta approvando un riassetto che in realtà mantiene lo stato attuale delle cose, mentre occorrerebbe una completa riforma di questo sistema con società non strettamente necessarie e, a volte, dai servizi non proprio all’altezza.

Il gruppo Ravenna in Comune ha spiegato che il voto contrario non è un voto tecnico ma è motivato da valutazioni
politiche sul ruolo delle partecipate e sulla loro gestione, dettate da visioni politiche diverse, rispetto a quella che è la linea della giunta.

Adeguamento degli Statuti di società in controllo pubblico

Il consiglio ha poi approvato l’adeguamento degli Statuti di alcune società in controllo pubblico come previsto dal Decreto legislativo n. 175 del 2016 che costituisce il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica. La delibera è stata approvata con 19 voti favorevoli (Pd, Art.1-Mdp, Pri, Sinistra per Ravenna, Ama Ravenna) e 10 contrari (La Pigna, Ravenna in comune, Cambierà, Lega Nord, Forza Italia, Gruppo Alberghini). Relatore l’assessore alle Aziende partecipate Massimo Cameliani che ha sottoposto al consiglio l’approvazione delle modifiche agli Statuti di Ravenna Holding Spa, Aser Srl, Ravenna Farmacie Srl e Romagna Acque. E’ intervenuto anche Carlo Pezzi, presidente di Ravenna Holding.

I gruppi di minoranza hanno posto l’attenzione sul fatto che, se prima il ruolo di “poltronificio” lo assolvevano le cooperative rosse, ora ci sono le società partecipate. Dove la legge Madia prevede la discrezionalità nella scelta tra amministratore unico e consiglio di amministrazione con 3 o 5 componenti sicuramente si preferirà optare per quest’ultimo.

I gruppi di maggioranza hanno ritenuto le modifiche statutarie utili perché si andrà verso una migliore gestione e una maggiore trasparenza. Inoltre, l’opportunità di scegliere l’adozione del consiglio di amministrazione risponde alle esigenze di quelle società che vedono la partecipazione di molti enti a cui è importante dare significativa rappresentanza.

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