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Partorire ai tempi del Coronavirus, la neo-mamma: "Mandavamo foto agli amici dalla sala parto"

In un periodo in cui le morti si susseguono tristemente una dietro l'altra, fortunatamente c'è anche chi nasce, venendo al mondo in un momento storico che sicuramente verrà ricordato e gli verrà raccontato tra qualche anno

In un periodo in cui le morti si susseguono tristemente una dietro l'altra, fortunatamente c'è anche chi nasce, venendo al mondo in un momento storico che sicuramente verrà ricordato e gli verrà raccontato tra qualche anno. Il momento del parto non è mai facile per le neomamme, e lo è ancora meno in questo periodo in cui gli ospedali hanno rafforzato le misure di sicurezza per la prevenzione del contagio da Coronavirus. Le strutture ospedaliere, infatti, hanno limitato l'accesso ai parenti, spesso anche al padre, mentre in alcuni nosocomi addirittura le mamme hanno dovuto partorire con la mascherina.

Tra le neomamme ravennati c'è anche la 25enne Denisa, che lo scorso 16 marzo è diventata mamma di Andreas. Come racconta la ragazza, la gestione delle dinamiche ospedaliere non è stata semplice fin dall'inizio: "Mi si sono rotte le acque poco dopo la mezzanotte. Ho chiamato in ospedale per sapere da dove sarei dovuta entrare e mi hanno detto di andare in pronto soccorso; ma, quando sono arrivata là con il mio compagno, entrambi con guanti e mascherine, le infermiere ci hanno "cacciato" dal pronto soccorso dicendoci che non dovevamo assolutamente passare da lì, ma da dove c'era il vecchio ingresso. Una volta arrivata al pronto soccorso ostetrico mi hanno tenuta  monitorata per un'ora e mezza, e lì Dorian (il compagno, ndr) non è potuto entrare, ma è dovuto restare nel corridoio. Erano tutti con le mascherine ed è stato molto strano".

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La giovane è stata quindi ricoverata insieme ad altre due donne. "Ora so che hanno aumentato le restrizioni, quel giorno i nostri compagni potevano entrare in maniera alternata nella stanza e sempre con la mascherina - racconta Denisa - Se uscivo dalla stanza senza mascherine, c'era subito qualche infermiera o medico a riprendermi, erano molto rigorosi. Poi ho iniziato ad avere le contrazioni, ma ho partorito solo alle 19.37 di sera. E' stato abbastanza lungo, c'era molta tensione e io avevo un male tremendo: a un certo punto, infatti, mi hanno trasferita in una stanza isolata, dal dolore mi sono sdraiata per terra... sperando che fosse tutto disinfettato! - scherza la neomamma - Fortnatamente il mio compagno è potuto entrare anche in sala parto senza mascherina, ora da quello che mi hanno detto le altre ragazze del gruppo pre-parto non è più possibile. La cosa più brutta è che non potevo attribuire un volto alle persone, medici e infermieri, che avevo intorno e mi assistevano. Mi sembravano tutti molto attenti e puliti, però facevo fatica a riconoscerli. Anche quando siamo scesi di sotto per fare la dichiarazione di nascita è stato molto impressionante: l'ospedale era completamente vuoto, e quei pochi che c'erano avevano tutti la mascherina. Sembrava di essere in un film".

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Ma la cosa più brutta forse, per un neogenitore, è il non poter ricevere le visite di amici e parenti. "Nessuno è potuto venire a trovarmi, abbiamo fatto tutto tramite videochiamata. Il mio compagno poi mandava foto a tutti direttamente dalla sala parto. E' una cosa brutta, anche se guardando il lato positivo puoi viverti il bambino tutto per te senza "rotture di scatole", certe visite sono stata quasi contenta di evitarle! - ironizza Denisa - Però certo, le persone più vicine, i genitori... Mia mamma è venuta sotto all'ospedale e ha portato una piadina col prosciutto crudo a Dorian, che l'ha poi portata a me: per nove mesi non ho potuto mangiare cose crude, e quella è stata la prima cosa che ho voluto mangiare, avevo gli occhi a cuoricino!".

Ora Denisa e Dorian sono a casa e si godono il loro piccolo Andreas. "Per un po' mia mamma è rimasta a vivere qui con noi, perchè da soli era davvero infattibile - spiega la giovane - Io avevo ancora i punti e avevo molto male, lei mi ha aiutato con Andreas, nel fare la lavatrice, preparare da mangiare... Ora siamo soli e ce la caviamo, ma la cosa brutta è non poter uscire: un bambino piccolo mangia, dorme e piange, e quindi ti viene proprio voglia di uscire. Lui ovviamente è così piccolo che non capisce e non ne risente, ma noi abitiamo in un condominio, abbiamo la carrozzina ancora nuova ed è proprio una cosa psicologica, sapere di non poter fare determinate cose ti fa venire ancora più voglia di farle. Però io sono anche un po' ipocondriaca, quindi ci limitiamo a uscire un po' sul balcone al sole, così Andreas può prendere anche un po' d'aria fresca".

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