Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Non parlavano italiano, ma facevano l'esame per la patente: stanata organizzazione

Gli arresti sono stati eseguiti a Sant'Agata sul Santerno, dove risiede uno dei vertici dell'associazione, a Modena e a Brescia

Una gigantesca truffa messa in piedi da una vera e propria organizzazione che, grazie ad apparecchiature degne del miglior film di spionaggio, "aiutava" cittadini extracomunitari che nemmeno parlavano l’italiano a prendere la patente. Gli agenti della PolStrada di Ravenna, coordinati dal procuratore capo di Ravenna, Alessandro Mancini, al termine di un'attività investigativa iniziata nel 2012, hanno decapitato un’associazione a delinquere pakistana finalizzata ad alterare il risultato degli esami teorici per il conseguimento della patente di guida. Gli inquirenti, affiancati dal personale del compartimento di Bologna e delle sezioni di Modena e di Brescia, hanno eseguito alle prime luci dell'alba quattro cittadini pakistani. Gli arresti sono stati eseguiti a Sant’Agata sul Santerno, dove risiede uno dei vertici dell’associazione (in regola con il permesso di soggiorno), a Modena e a Brescia. L'ordinanza prevedeva anche altri tre provvedimenti restrittivi di altrettanti cittadini pakistani, al momento latitanti o irreperibili

LE INDAGINI - L'operazione "Mangusta" è iniziata in seguito ad una segnalazione effettuata nel 2012 dal Compartimento della Polizia Stradale circa la falsificazione degli esami teorici di candidati stranieri con sistemi teorici. E' stato contattato il direttore Motorizzazione di Ravenna, che ha fornito i nomi dei pakistani non residenti a Ravenna e che si erano iscritti a sostenere l'esame teorico. Gli appostamenti hanno portato ad accertare che il metodo era quello giusto. L'approfondimento con tabulati e intercettazioni telefoniche ha portato a conoscere il modus operandi. Nei quattro mesi di intercettazioni sono state segnalate 55 persone in tutt'Italia (un solo italiano, detto "Il bianco", di Sant'Agata) che a vario titolo hanno partecipato a 36 esami, sostenuti anche in altre località del nord Italia. Tra queste due donne: una cinese ed una nigeriana. L’organizzazione, ben adeguata con il rinnovamento tecnologico, era composta da due vertici che coordinavano altri sodali, i quali dovevano individuare connazionali interessati al conseguimento della patente di guida italiana.

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