Pesca di frodo, un problema per la salute: "Presenza di salmonella nei molluschi sequestrati"

Nel report del comando regionale dei Carabinieri Forestali dell'Emilia-Romagna, in particolare, come territorio in cui la pesca abusiva "ha avuto forti sviluppi" si segnala la provincia di Ravenna

"Ci sono contesti in cui delinquere in Italia è più conveniente sotto il profilo del profitto che delinquere altrove". Ne è certo il generale Giuseppe Giove, comandante dei Carabinieri Forestali dell'Emilia-Romagna, che dunque si dice "perfettamente d'accordo" con quanto dichiarato dal procuratore generale della Corte d'Appello di Bologna, Ignazio De Francisci, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Per Giove la dimostrazione arriva da uno specifico settore di attività su cui sono impegnati i Carabinieri Forestali: la pesca di frodo nelle acque del Po, che vedrebbe impegnate vere e proprie bande criminali. "Il caso del pesce siluro è emblematico, perchè nonostante le attività nostre, ma anche delle altre forze di Polizia relative alla repressione del fenomeno - afferma Giove, illustrando il bilancio dell'attività del corpo - le sanzioni amministrative, che sono anche salate, vengono praticamente inevase considerato il fatto che la notifica comporta tutta una serie di procedure che per legge bisogna fare. E lo stesso problema riguarda anche i procedimenti penali". Eppure, i pescatori di frodo "utilizzano strumenti che provocano disastri", come gli elettrostorditori, segnala Giove, con l'obiettivo di procurarsi pesce siluro "che poi spacciano per pangasio. Oppure lo sfilettano e lo rivendono nelle loro zone con profitti molto alti". E non a caso, sostiene il generale, "qualcuno dice che poichè non possono farlo sul Danubio, allora vengono a farlo da noi": dimostrazione che "a volte investire in attività criminali in Italia conviene". Ecco perchè, "a garanzia del cittadino", per Giove occorrerebbe "una maggiore speditezza dei procedimenti".

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Nel report del comando regionale dei Carabinieri Forestali dell'Emilia-Romagna, in particolare, come territorio in cui la pesca abusiva "ha avuto forti sviluppi" si segnala la provincia di Ravenna. "Infatti nelle acque interne dolci numerosi pescatori abusivi, provenienti per lo più da Paesi dell'est Europa - scrivono i Carabinieri Forestali - hanno iniziato a esercitare l'attività di pesca con metodi illegali e sempre più invasivi, comportando anche problematiche di ordine e sicurezza pubblica". Si prenda ad esempio l'attività "svolta con l'ausilio dell'Ausl - si legge nel report - che ha comportato il sequestro di un importante quantitativo di molluschi bivalvi, con sanzioni amministrative a carico dei responsabili, mentre parte del prodotto è stato conferito presso la Ausl di Ravenna per verifiche tecnico-scientifiche, da cui è emersa la presenza sia di escherichia coli che di salmonella". (fonte Dire)

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