"Pialassa Piomboni in coma": l'insabbiamento finisce in commissione

La parte focale, su cui si dibatterà in commissione, s’incentra sulla richiesta di chiarimenti all’Autorità portuale circa 14 situazioni che, nell’attuale stato della pialassa, risultano difformi dal progetto originario

Lunedì 4 marzo si svolgerà una seduta della commissione consiliare Ambiente, presieduta da Alvaro Ancisi, per discutere delle “Criticità emerse nel progetto di ‘Interventi di risanamento della pialassa del Piombone e di separazione fisica delle zone vallive dalle zone portuali mediante arginatura naturale', progetto in corso di realizzazione da parte dell’Autorità portuale di Ravenna per un importo di 32 milioni di euro. La convocazione si deve all’iniziativa dei gruppi di Lista per Ravenna, Lega Nord e Forza Italia, relatore lo stesso Ancisi. Alla seduta parteciperanno esponenti dell’Autorità Portuale, tra cui il presidente, e dell’ente Parco del Delta del Po, nonché il direttore dei lavori.

"La pialassa dei Piomboni rappresenta la parte meridionale delle vaste lagune salmastre formatisi nei secoli a nord-est di Ravenna, comprese tra il cordone dunoso che costituiva la linea di costa tra il decimo e sedicesimo secolo e quello litoraneo attuale - spiega Ancisi - Costituisce un patrimonio naturale inestimabile, protetto da numerosi vincoli ambientali. Il progetto in corso ne riduce l’estensione storica a circa il 40%, destinando l’altra parte all’uso portuale industriale".

La parte focale, su cui si dibatterà in commissione, s’incentra sulla richiesta di chiarimenti all’Autorità portuale circa 14 situazioni che, nell’attuale stato della pialassa, risultano difformi dal progetto originario, e dalle quali il consigliere d'opposizione ha fatto discendere dieci interrogativi sul futuro stesso della pialassa in ordine al suo ipotizzato “risanamento ambientale”. "I lavori, che ormai dovrebbero essere compiuti, appaiono lontani dal traguardo, a causa visibile, tra l’altro, del mancato completamento dell’argine ovest e dell’assoluta mancanza di quello nord, della mancanza o realizzazione parziale rispettivamente delle due paratoie di carico e delle due di scarico, delle barene (isolotti naturalistici) incomplete, dell’inesistenza di qualsivoglia “rinaturalizzazione” - prosegue Ancisi - Le degenerazioni si riassumono soprattutto in 50 ettari, sui 130 sopravvissuti al taglio della pialassa, invasi dai fanghi laddove c’era laguna, nella grande sofferenza della parte sud-est, a cui non arriva acqua, nell’impossibilità di un ricircolo delle acque, e quando fosse sarebbero quelle insalubri del porto-canale. In corso di seduta si chiarirà quanto le situazioni esposte siano addebitabili alle scelte progettuali stesse, oppure no. L’auspicio è che si metta in campo ogni intervento o iniziativa volti a introdurvi ogni possibile rimedio".

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