Fanno la pipì in strada: maxi multa e primo Daspo urbano per due turisti 'sporcaccioni'

Nei loro confronti è stato anche applicato l’ordine di allontanamento - il cosiddetto "daspo urbano” - con obbligo di allontanamento dal luogo del fatto entro 48 ore

I Carabinieri della stazione di Milano Marittima venerdì hanno denunciato per atti contrari alla pubblica decenza due turisti pisani 30enni, sorpresi verso le 2 del mattino a espletare i propri bisogni fisiologici sulla via Prima traversa pineta, nella adiacenze di abitazioni e locali pubblici. La norma, prevista dal codice penale, a seguito di depenalizzazione è punita con sanzione la amministrativa di 3.333,33 euro. Nei loro confronti è stato anche applicato l’ordine di allontanamento - il cosiddetto "daspo urbano” - con obbligo di allontanamento dal luogo del fatto entro 48 ore. E' il primo caso nella città del sale.

Come funziona il daspo urbano

Il Decreto Legge n.14 del 20 febbraio 2017, convertito nella legge n.14/2017, ha introdotto questa nuova “misura di prevenzione” in base alla quale il Questore può disporre, per un periodo da 6 mesi a due anni, un vero e proprio "divieto di accesso" nelle aree relative alle infrastrutture del trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano nei confronti di coloro che impediscono "la libera accessibilità o la fruizione" di dette aree che ne violano i regolamenti interni o che vengono trovati in stato di ubriachezza, che compiono atti contrari alla pubblica decenza o esercitano abusivamente l'attività di commerciante o di posteggiatore. L’emissione del provvedimento del Questore è prevista, però, solo nel caso di reiterazione delle condotte incriminate e solo qualora il soggetto possa essere ritenuto pericoloso per la sicurezza pubblica. Con il decreto Minniti, dunque, si cerca di tutelare il decoro e la sicurezza urbana e il patrimonio cittadino. La legge, al momento, consente alle forze dell'ordine di operare unicamente nelle aree pertinenti al trasporto pubblico (come pensiline degli autobus, stazione e porto). A livello nazionale non c'e ancora giurisprudenza in merito, essendo un provvedimento molto recente mai affrontato fino a oggi dal Tar. Il daspo, inoltre, può arrivare fino a due anni se il soggetto in questione ha subito delle condanne, confermate almeno in appello, per reati contro la persona.

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