Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

La pergamena che segna la storia: è esposta a Ravenna la più antica poesia della letteratura italiana

La storia della letteratura italiana comincia da Ravenna: lo confermano due componimenti scritti sul retro di un documento dell'Archivio diocesano

Le origini della letteratura italiana sono ravennati. Non si tratta di chiacchiere: a testimoniare questo importante record del territorio romagnolo c'è un'antica pergamena che risale al XII secolo e che è conservata nell’Archivio Storico Diocesano di Ravenna-Cervia. In questo documento si può leggere quella che, a oggi, è la più antica lirica in volgare della letteratura italiana. Una testimonianza ben antecedente a componimenti scritti più noti come quelli di di Francesco d'Assisi o della Scuola siciliana.

Una presenza forse non tanto nota al grande pubblico, ma che fa di Ravenna ancora una volta una capitale della cultura italiana. La pergamena, tanto antica quanto preziosa, segna in qualche modo l'inizio della poesia italiana. E lo fa attraverso due canzoni, particolari componimenti poetici formati da più strofe che ebbero grande fortuna nel Medioevo: anche autori celebri come Dante Alighieri e Francesco Petrarca scrissero questo genere di liriche.

La pergamena 

Nel fondo "Pergamene" dell’Archivio Storico Diocesano di Ravenna-Cervia è conservata questa carta del 28 febbraio 1127, proveniente dal monastero femminile di Sant'Andrea di Ravenna. "Si tratta di un atto rogato dal notaio Albertus ravennate attestante la vendita, da parte del giudice Pietro Tusco, di una casa a pianterreno per nove libbre di denari lucchesi ai fratelli Opizo e Guglielmo - racconta l'esperta dell'Archivio, Nina Maria Liverani - Dopo alcuni passaggi di proprietà, non verificabili, il documento è quindi pervenuto al Monastero di Sant'Andrea Maggiore. Si pensa pertanto che sia improbabile che abbia mai lasciato Ravenna".

L'aspetto più interessante del documento è però conservato sul 'verso' (ovvero sul retro) della pergamena, segnata con il codice 11518ter. Sul retro del documento, infatti, sono trascritti i testi di due canzoni (di una però è presente solo un breve frammento), presumibilmente databili in un arco di tempo che va dal 1180 al 1210: testi scritti da mano diversa ed entrambi anonimi. Le due canzoni sono intitolate "Quando eu stava in le tu’ cathene" e "Fra tuti qui ke fece lu Creature".

La scoperta del documento

Il documento "fu scoperto nel 1938 dallo studioso Giovanni Muzzioli, durante gli studi sulle carte del fondo del monastero di Sant’Andrea, carte in parte presenti in Archivio Arcivescovile dalla soppressione del 1798, per interessamento dell’arcivescovo Antonio Codronchi - spiega la dottoressa Liverani - L’informazione del ritrovamento passò ad Augusto Campana, poi ad Alfredo Sussi, che nel 1997 riprese e approfondì lo studio della 'Canzone', cui fu dedicata una Giornata di studio promossa dalla Società di Studi Ravennati, a Ravenna, il 24 febbraio 2001".

Una scoperta resa pubblica solo negli anni Novanta grazie a Stussi, dato che il romagnolo Giovanni Muzioli non rese mai pubblico il ritrovamento. "La scoperta del testo del componimento è molto importante - conferma la Liverani -, perché, ad ora, è la più antica lirica in volgare della letteratura italiana". Una pergamena che, dunque, mette Ravenna al principio della storia della letteratura italiana.

La curiosità

La straordinarietà del documento non finisce qui. Infatti in calce alla canzone "Quando eu stava in le tu’ cathene" e a capo del frammento intitolato "Fra tuti qui ke fece lu Creature" è presente anche una notazione musicale, aggiunta in un secondo tempo (verosimilmente fra il XII e XIII secolo e localizzabile forse in una zona tra il Nord Italia e la Francia meridionale). La notazione musicale rende di fatto possibile ridare voce alla musica d'accompagnamento delle due composizioni. Un'operazione che è già divenuta realtà nel 2005 con la realizzazione del cd allegato al volume "Tracce di una tradizione sommersa: i primi testi lirici italiani tra poesia e musica", a cura di Maria Sofia Lannutti e Massimiliano Locanto della Facoltà di Musicologia dell'Università di Pavia.

Il prezioso documento, come già detto, è conservato nell'Archivio storico diocesano di Ravenna-Cervia che sta completando il trasferimento delle sue collezioni nella nuova sede che si troverà sopra l'ex cinema Roma. Un allestimento che potrebbe essere completato, e quindi tornare fruibile al pubblico, già dalla fine della primavera.

pergamena n.11518ter recto-2

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