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Cronaca Faenza

Polo universitario e museo nel futuro dell'ex colonia: "Ma si intervenga in fretta, il tetto sta crollando"

Un museo della Grande Guerra, un polo universitario, un Cre estivo: tante ipotesi per l'ex colonia di Castel Raniero. Intanto il progetto è fermo e si rischia di perdere un finanziamento da oltre 3 milioni di euro

Colonia, ospedale, centro ricreativo, scuola, location per spettacoli e manifestazioni. E' ricco di ricordi il passato dell'ex colonia di Castel Raniero, un grande edificio che iniziò a prendere forma nel 1926 e che era già attivo nel 1932. Purtroppo la storia di questo bene è stata segnata da lunghi periodi di abbandono. Un lento declino che ora mette a repentaglio questo pezzo di storia del territorio faentino. 

Stiamo parlando di un'area di circa 7 ettari, con il grande edificio dell'ex colonia, l'adiacente ex casa del custode e del parco circostante. Una grande risorsa che però rischia di andare definitivamente persa. "Non si spiega perché una struttura di questo tipo non sia più stata utilizzata", commenta Gaetano Asirelli, presidente dell'associazione Adottiamo Castel Raniero Bene Comune, sorta nel 2018 proprio per sensibilizzare autorità e popolazione sul tema del recupero e della rivalutazione dell'ex colonia.

La colonia di Castel Raniero fra passato e presente

La storia della colonia: dalla costruzione all'abbandono

"I lavori della colonia iniziarono nel 1926 e i primi bambini furono ospitati nel 1932, quando ancora mancavano molte cose, fra cui arredamenti e infissi. Era nata come colonia a uso solo estivo, ed era destinata prevalentemente agli orfani della prima guerra mondiale", racconta Asirelli. La costruzione fu portata a termine con i fondi destinati al Comune di Faenza per il monumento ai caduti della Grande Guerra (1915-1918) e ancora oggi la colonia rappresenta a tutti gli effetti un monumento per i caduti di quel conflitto. Durante il passaggio del fronte, tra 1944 e 1945, la colonia venne poi utilizzata come ospedale. "Alcuni reparti dell'ospedale di Faenza e la sede della Croce Rossa furono trasferiti nella colonia che, proprio in quel periodo, fu dotata di un forno per fare il pane. Venne ristrutturata anche la vicina casa del custode che divenne una stalla per ospitare 4 mucche che fornivano latte fresco".

Danneggiata durante la guerra, fino al '50 la colonia venne di fatto abbandonata. "In seguito fu affidata alle volontarie della Croce Rossa, che avevano vinto bando per la ristrutturazione della colonia per i danni bellici subiti - spiega il presidente dell'associazione -  L'edificio fu rimesso in sesto e furono portati al suo interno acqua corrente e bagni. Le volontarie della Cri la utilizzarono per 15 anni. Fu poi utilizzata come colonia e per i cre estivi". Come accaduto a molte altre colonie del territorio romagnolo, anche la struttura di Castel Raniero iniziò il suo lento declino. Negli anni '70 fu utilizzata dal Comune Faenza come sede del cre estivo: "Tutte le mattine 1 o 2 pullman dall'asilo cittadino si recavano alla colonia. Contemporaneamente il parco e il seminterrato (dove si trovavano cucine e refettorio) furono utilizzati per alcune feste popolari, come quella del primo maggio, la festa degli aquiloni e Rok verde", precisa Asirelli. All'inizio degli anni '80, tuttavia, la struttura fu abbandonata. Un declino che riguardò l'edificio principale, il grande parco e l'ex casetta del custode che, per un certo periodo, ospitò in una stanza la scuola elementare di Castel Raniero, anch'essa bombardata durante la guerra.

Il progetto di recupero

Al principio degli anni Duemila si entra in una nuova fase. Con lo scioglimento dell'ente Colonie Marine e Montane, la proprietà passò al comune di Faenza e poi, nel 2011 all'Asp della Romagna Faentina. Dall'anno successivo, il parco dell'ex colonia e la casa del custode furono affidati a Gli Amici del Fontanone che iniziarono a organizzare delle uscite estive per gli ospiti della struttura per anziani Il Fontanone. Da lì nacque il gruppo (e poi l'associazione) Adottiamo Castel Raniero Bene Comune. "Nella casetta c'è la sede della nostra associazione - sottolinea Asirelli - e da allora abbiamo organizzato una serie di iniziative. Abbiamo ripulito il parco, rendendo fruibili alcuni sentieri, e aperto il parco al pubblico per delle visite guidate. Tutte iniziative per sensibilizzare popolazione e autorità al recupero del bene. Nel 2019, in occasione delle Giornate Fai, oltre 1800 persone sono venuti nella colonia, dove avevamo organizzato una mostra e una piccola visita del bene".

L'associazione guarda però sempre al futuro dell'area. "Nel gennaio del 2020 il ministro Franceschini è venuto in visita a Castel Raniero - prosegue il presidente dell'associazione - abbiamo presentato il progetto per il riutilizzo della colonia e da lì è partita un'operazione che ha portato a un finanziamento di 3 milioni e 750 mila euro per rimettere in sicurezza tutta l'area". A quel punto, però, tutto si è bloccato. "Il finanziamento concesso parla di polo universitario. Negli incontri che abbiamo avuto con il Comune di Faenza, l'Asp e la Sovrintendenza ai beni culturali di Bologna è saltato fuori che il progetto verrà gestito dal Segretariato regionale ai beni culturali. L'impegno preso è, prima di tutto, svolgere i lavori di messa di sicurezza e poi costituire un gruppo di lavoro per destinazione d'uso".

"Per il futuro di Castel Raniero noi pensiamo a un utilizzo completamente pubblico - precisa Asirelli - Oltre al polo universitario tra le ipotesi d'utilizzo c'è anche un museo della prima guerra mondiale e quello di riportare, almeno una parte della struttura, all'utilizzo originale di colonia, creando uno spazio per le scuole locali e i cre estivi. Insomma, per riportare i bambini a Castel Raniero". Nel frattempo, però, preoccupano le condizioni dell'intera struttura. Il tetto della colonia sta crollando. Cerchiamo di fare il possibile per evitare che qualcuno entri, ma abbiamo trovato porte rotte, inferriate divelte. Tempo fa, dodici ragazzi entrati nella colonia sono stati trovati dai Carabinieri. La torretta, in particolare, necessita di un intervento di urgenza, perché con un inverno rigido, con tanta neve, c'è il rischio che crolli. Ora noi speriamo che le autorità competenti vengano il prima possibile per dare il via ad appalto e lavori, anche perché il finanziamento ha una durata prevista di 4 anni. Se non si fa niente, rischiamo di perdere tutti i fondi".

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