Cronaca

Porto di nuovo insabbiato, ma la draga arriverà solo a fine maggio

Manzoli (Ravenna in Comune): "La Capitaneria ha annunciato che non ci saranno deroghe per i mercantili che pescano 10,25 o 10,30 come accadeva in passato"

Ci risiamo: è stata emanata una nuova ordinanza della Capitaneria di Porto di Ravenna (la numero 27 del 17 aprile 2019) in quanto, “visti i rilievi batimetrici forniti dall’Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico centro-settentrionale che evidenziano una riduzione del battente d’acqua nella canaletta dell’avamporto del porto di Ravenna, connesso a fenomeno diffuso di insabbiamento dei fondali” è stato “ritenuto necessario adottare misure precauzionali ai fini della sicurezza della navigazione e della salvaguardia della vita umana in mare”.

"I mercantili che possono entrare nel porto-canale non devono avere un pescaggio massimo a 10,50 metri, bensì a 10,20 metri, con la presenza di venti centimetri d’acqua di marea favorevole. La Capitaneria ha annunciato che non ci saranno deroghe per i mercantili che pescano 10,25 o 10,30 come accadeva in passato - spiega il capogruppo di Ravenna in Comune Massimo Manzoli - Provvedimento più che giustificato, del resto, considerato non solo l’andamento monitorato da gennaio a oggi, ma anche il fatto che già un mercantile battente bandiera di Malta risulta “aver toccato il fondo”. I tempi indicati dall’Autorità Portuale per risolvere il problema non sono immediati: nessuna draga arriverà prima di un mese. La soluzione? Quella solita, provvisoria, di spostare in qualche avvallamento o a fianco delle dighe i 150.000 metri cubi di fanghi che si sono accumulati. Del resto, non è una sorpresa: si tratta del quarto ingorgo dell’accesso al porto dal 2014. Con questo il Presidente dell’Ente Rossi raggiungerà anche lui il numero di due interventi, come già accaduto al suo predecessore Di Marco. Niente del resto si era mosso dal fondo del porto durante l’annus horribilis del Commissario Meli. E per una soluzione meno approssimativa?".

"Nel maggio 2017, sei mesi dopo essere stato nominato, la pubblicazione della gara per la progettazione esecutiva degli escavi e la loro realizzazione sembrava fissata “all’inizio del 2018” - prosegue il consigliere - Solo due mesi dopo, nel luglio 2017, era indicata “tra marzo e aprile 2018”. Scavallato l’anno, nel febbraio 2018, il termine diventava “entro l’estate 2018”. Arrivati ad ottobre 2018, però, la pubblicazione era fatta slittare “tra fine 2018 ed inizio 2019”. Ora ancora più avanti: “prima dell’estate”. Ma siamo arrivati al 2019! Cioè all’anno in cui inizialmente Rossi collocava l’inizio dei lavori, non delle procedure di una gara lunga e complessa (almeno 6 mesi se non ci sono intoppi prevedeva lo stesso Rossi), al termine della quale verrà individuato il general contractor incaricato, prima di redigere la progettazione esecutiva e poi, stando al progetto definitivo approvato dal CIPE, di procedere all’effettuazione dei lavori: 4 anni per il rifacimento delle banchine e 6 anni per il completamento del dragaggio. Il porto di Ravenna è un bene pubblico troppo prezioso perché alla cittadinanza siano propinate approssimazioni e rinvii immotivati. Si tratta dell’infrastrutturazione decisamente più costosa tra quelle finanziate dallo Stato nel nostro Comune, pagata con un prezzo alto anche in termini di caduti sul lavoro, di sofferenze arrecate all’ambiente e alla salute ma, al contempo, con le maggiori capacità di fornire un reddito a tante lavoratrici e lavoratori, sia direttamente, che indirettamente. È talmente compresso nelle potenzialità da meritare pienamente l’attenzione e le aspettative di rilancio che gli sono riservate. Ed è comprensibile che sia stato per questo uno dei temi di maggior rilievo nella campagna elettorale del 2016. Non ricordiamo un nuovo palazzetto tra le promesse elettorali, ma la realizzazione di un nuovo porto era ai primi posti del programma dell’attuale sindaco".

I ritardi hanno anch’essi un costo: "Nei primi due mesi del 2019 le merci sono infatti in calo del 5,8 percento: si parla di 237.404 tonnellate in meno, rispetto al 2018, concentrate soprattutto sulle rinfuse liquide - aggiunge Manzoli - Le derrate alimentari hanno subito un crollo del 46% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (meno 108mila tonnellate). In calo anche le merci secche (-2,5 percento) e in particolare i prodotti agricoli (-26,9 percento), i combustibili minerali (-63,1 percento), i concimi (-9,2 percento). Il calo è però un po’ in tutti i settori: si salvano, tra i traffici principali, soltanto i prodotti metallurgici (+5,8 percento). Continua ad arretrare anche il traffico container: la movimentazione totale segna un calo dell’1,2%: in flessione sia i pieni, -1,4%, sia i vuoti, in calo di mezzo punto percentuale. Assieme al porto tanti altri comparti, dall’edilizio, all’offshore, sono in sofferenza, a Ravenna come nel resto del Paese. Il settore portuale però, a differenza degli altri, è in crisi solo a Ravenna. E solo da Ravenna può operarsi un suo rilancio. Abbiamo pertanto depositato un'interpellanza al sindaco in quanto è urgente e indifferibile la risposta a tre domande, visto che da esse dipende la sopravvivenza economica della città: è possibile sapere, in via definitiva e senza ulteriori rinvii, come verrà risolta l'emergenza, in che tempi e quando verrà pubblicato il bando per l’affidamento delle attività di progettazione esecutiva e dei successivi dragaggi del porto? Conseguentemente, in quale data avranno inizio i lavori di escavo all’interno del porto (non bastando quelli all’esterno delle dighe)? Infine, nel solo caso non fosse possibile dare una risposta certa alle due domande precedenti, quale ragione impedisce di averla? In altri termini, chi o che cosa porta la responsabilità di un porto perennemente in emergenza e al contempo in perenne attesa di vedere avviati gli indispensabili lavori, sempre sul punto di iniziare e sempre invece rimandati?".

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