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Dimessa la 70enne operata col Coronavirus: "Operare pazienti positivi ora è la normalità"

Dopo due settimane di terapia intensiva in ambiente isolato e dopo la negativizzazione accertata dai due tamponi eseguiti, la paziente è stata dimessa in ottime condizioni

Nei giorni dell’emergenza sanitaria, in piena pandemia, una 70enne era stata operata dall’équipe di Cardiochirurgia di Maria Cecilia Hospital di Cotignola, ospedale di alta specialità accreditato con il Sistema sanitario nazionale che fa parte di Gvm Care & Research. L’intervento fece notizia perché eseguito in urgenza su una paziente poi risultata positiva al Coronavirus, con la finalità di stabilizzare la patologia cardiaca e nel contempo evitare che i polmoni, resi fragili dallo scompenso cardiaco, potessero divenire bersaglio del virus.

Oggi, dopo due settimane di terapia intensiva in ambiente isolato presso San Pier Damiano Hospital di Faenza e dopo la negativizzazione accertata dai due tamponi eseguiti, la paziente è stata dimessa in ottime condizioni. Si tratta di un intervento che segna un cambio di passo nella chirurgia sui pazienti positivi al Coronavirus in Italia e che rappresenta la “nuova normalità” della chirurgia italiana dopo la pandemia.

La paziente, una donna affetta da insufficienza mitralica severa sintomatica, era arrivata da Trento al Maria Cecilia Hospital, ospedale indicato dal medico curante perché centro di eccellenza negli interventi in ambito cuore. Giunta in ospedale era stata sottoposta a tampone, come da protocollo, e operata in modalità anti-Covid, come avviene in via precauzionale su tutti i pazienti nella struttura di Cotignola. L’esito del tampone, arrivato a intervento iniziato, aveva accertato la positività della paziente al Coronavirus.

“La paziente era stata sottoposta a Ttc polmonare al momento del ricovero per scongiurare la presenza di Covid-19, condizione che ne avrebbe compromesso l’operabilità – spiega il dottor Mauro Del Giglio, cardiochirurgo che ha operato la paziente – Invece gli esiti degli esami preliminari avevano escluso un coinvolgimento polmonare. Si era quindi deciso di procedere con l’intervento, per evitare che i polmoni, già compromessi dallo scompenso cardiaco, potessero divenire bersaglio del virus. Naturalmente, l’intervento era stato eseguito con tutte le precauzioni e i dpi anti-Covid e in assoluta sicurezza”.

La positività al coronavirus, dunque, non ha influito sulla strategia operatoria ma è stata determinante per definire quella post-operatoria e tenere sotto stretto monitoraggio l’evoluzione dell’infezione, soprattutto sotto l’aspetto polmonare. “Questo caso è emblematico della nuova normalità in cui ci troviamo a operare. Un paziente positivo al coronavirus con malattia cardiaca stabile è ragionevolmente opportuno che aspetti la negativizzazione prima di sottoporsi ad un intervento chirurgico – spiega Del Giglio – Ma se il paziente non è stabile deve essere sottoposto a intervento anche se positivo. Durante il periodo di lockdown da Covid-19, infatti, le altre patologie hanno continuato il loro decorso. La mortalità per eventi cardiovascolari durante la pandemia è aumentata a causa del timore diffuso nel recarsi in ospedale; timore che in qualche caso ha portato a sottovalutare sintomi importanti. Per questo abbiamo prontamente ripreso l’attività chirurgica e ideato percorsi dedicati ai pazienti Covid”.

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