"Tenuto al pronto soccorso per ore in mezzo alla gente, poi risultato positivo al Covid"

Ma l'Ausl replica alla denuncia del paziente: "Il percorso descritto non è quello previsto dai protocolli condivisi"

Tenuto al pronto soccorso per ore in mezzo alla gente e poi risultato positivo al Covid: è la denuncia di Stefano, un paziente ravennate che descrive quanto gli è successo un mese fa all'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna. "Il 5 agosto mi presento al pronto soccorso con una prescrizione del mio medico di base per effettuare una lastra urgente al torace, in quanto erano circa quattro giorni che avevo la temperatura alta e tosse, specificando nella richiesta "Covid in accertamento", poichè il giorno prima il mio medico aveva richiesto il tampone all’ufficio di igiene pubblica - spiega Stefano - Al triage mi hanno fatto un accesso con codice verde e mi hanno parcheggiato in barella in uno stanzone stracolmo di altri pazienti in attesa: erano costantemente presenti dai 15/20 pazienti tutti più o meno con la mascherina. La mia attesa è durata 12 ore, durante le quali sono dovuto andare in bagno diverse volte cercando di usare le precauzioni che mi erano possibili. Quando mi ha preso in carico un medico, in poco tempo mi hanno eseguito tampone e Tac diagnosticandomi la positività al Covid-19. Da quel momento lo scenario è completamente cambiato: mi hanno sistemato in un corridoio chiuso (probabilmente usato come magazzino, vista la presenza di molti bidoni per rifiuti) isolandomi completamente e dicendomi che non sarei potuto neanche andare in bagno. Ma prima? Altro affare di stato organizzare il trasporto presso il reparto infettivi, che alla fine si è risolto accompagnandomi in un bellissimo giro in barella transitando per i corridoi normalmente usati dal pubblico".

Il paziente si sofferma poi su alcune riflessioni: "Con questo tipo di procedura ho rischiato di infettare altre persone (non so se sia successo, ma so che hanno eseguito tamponi a diversi pazienti e operatori). Vista la patologia con cui mi sono presentato, che poteva sicuramente destare qualche sospetto, non sarebbe stato molto più semplice farmi immediatamente un tampone? E comunque i tempi di attesa sono troppo lunghi ed estenuanti, soprattutto perché sono subiti da persone che hanno problemi di salute. Sicuramente il personale medico e paramedico svolge le proprie mansioni in modo impeccabile, purtroppo con gli strumenti e l’organizzazione che gli è consentita. Infatti durante il mio travaglio ho notato, dalle facce e da alcuni discorsi, le lamentele di alcuni operatori in cui evidenziavano che era molto difficile lavorare in simili condizioni. Io sicuramente non ho le competenze per discutere le procedure organizzative di un reparto come il pronto soccorso, ma sicuramente qualcosa non va. Io sono una persona come tante, che nella propria vita lavorativa e personale si è fatta diverse esperienze; sicuramente non ho titolo a emettere sentenze, ma di esprimere giudizi direi di sì, e credo fermamente che il problema di questo e altri disservizi in particolare riferiti al pronto soccorso (primo elemento basilare di un ospedale) sia dovuto a problemi di organizzazione del lavoro che tutto l’apparato dirigenziale dovrebbe farsi carico e risolvere. Per ultimo il mio appello viene rivolto anche al sindaco perchè, come primo cittadino, credo sia anche suo dovere fare tutto il possibile per cercare di risolvere simili problematiche".

La replica dell'Ausl

"Un sistema sanitario funzionante si basa, principalmente, sulla stretta collaborazione di tutte le sue componenti. In particolare la collaborazione tra ospedale e territorio è fondamentale, soprattutto in questo momento delicato, per erogare servizi di qualità all’utenza e non mettere a rischio la tenuta dei servizi, specialmente quelli che, come il pronto soccorso, sono vocati a dare risposte all’ambito dell’emergenza-urgenza - replicano dall'Ausl Romagna - Va sottolineato che la descrizione della situazione si discosta da quelli che sono i percorsi attivati e condivisi per la gestione dei pazienti con sospetta positività a Covid-19. In particolare, il giorno prima dell’invio al pronto soccorso il medico di famiglia aveva attivato l’Igiene pubblica per l’effettuazione del tampone al paziente, tampone che sarebbe stato opportuno effettuare a domicilio attivando l’Usca (Unità speciale di continuità assistenziale). Le Usca infatti sono composte da personale medico e infermieristico che prende in carico i pazienti dall’effettuazione del tampone alla valutazione dei sintomi al follow up, e tale personale, valutando la necessità del ricovero, avrebbe organizzato il trasporto in sicurezza; stessa cosa per l’effettuazione dell’esame radiologico in urgenza. Anche per l’esecuzione della radiografia urgente, peraltro, il percorso descritto non è quello previsto dai protocolli condivisi. Il percorso prevede infatti, eventualmente, l’avvio del paziente direttamente allo sportello di accettazione della Radiologia, non del pronto soccorso, per l’esecuzione dell’esame che viene diagnosticato in poche decine di minuti (salvo il subentro di ulteriori maggiori urgenze)".

"Tutto ciò non vuol certo sottovalutare il problema delle lunghe attese in pronto soccorso - in parte dovute anche a un utilizzo eccessivo e improprio e allo scarso utilizzo, appunto, dei percorsi previsti - ben noto alla direzione, che sta mettendo in campo tutte le possibili modalità per affrontare il problema: dal reperimento di ulteriore personale a una revisione organizzativa alla creazione di percorsi ancor più strutturati per dare risposte alle esigenze di salute che non dovrebbero passare per il pronto soccorso, ma dovrebbero essere intercettate in altro modo - concludono dall'Ausl - Si coglie l’occasione per ricordare, infine, che al fine di evidenziare criticità e migliorare i percorsi gli utenti possono rivolgersi alla rete degli Urp aziendali, uno dei quali è situato proprio presso l’ospedale di Ravenna".

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