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Povertà, sempre più Italiani alla Caritas: oltre 6mila persone hanno chiesto aiuto

Dal 1 marzo 1999, giorno in cui è iniziato il cammino del Centro di ascolto diocesano della Caritas, sono passati 16 anni. Nel 2014, grazie all'ausilio dei 42 volontari che hanno prestato servizio stabilmente il Centro di ascolto è stato aperto 297 giorni

Dal 1 marzo 1999, giorno in cui è iniziato il cammino del Centro di ascolto diocesano della  Caritas, sono passati 16 anni. Nel 2014, grazie all’ausilio dei 42 volontari  che hanno prestato  servizio stabilmente il Centro di ascolto è stato aperto 297 giorni.  Ancora una volta, è stato registrato l’ennesimo aumento di passaggi. Rispetto al 2013, quando erano stati registrati 5.530 passaggi, nel 2014 il Centro ha aperto la porta 6.212 volte registrando un aumento del 12,33%.


I NUMERI DEL CENTRO DI ASCOLTO, AUMENTANO GLI ITALIANI - Se  si confrontano con i passaggi avuti nel 2008, anno preso di riferimento come identificativo per l’inizio della crisi economica,  quando erano stati 2696, si registra un aumento del 209%. Tali cifre riguardano i passaggi: molte persone sono andate una sola volta, la maggior parte invece torna periodicamente perché con loro si avvia un accompagnamento di sostegno che si traduce in un percorso. Sono dati significativi se si pensa anche che riguardano il solo Centro di ascolto diocesano e che in questi anni numerose sono state le parrocchie che hanno aperto un punto di ascolto. Su 6.212 passaggi registrati 4.097 sono stati effettuati da donne, mentre quelli effettuati da uomini sono stati 2.115. Emerge in questo caso in maniera molto forte come molto spesso è la donna che all’interno delle famiglie si “carica” del disagio famigliare ed “esce” in cerca di aiuto e dei mezzi di
sostentamento.

Ponendo ora l’attenzione sui nuclei incontrati emerge come siano stati accolti 1.154 nuclei diversi (nel 2013 erano stati 1059). Registato così ancora una volta un aumento del +9%. Calcolando la composizione numerica dei singoli nuclei si arriva a un totale di 3.285 persone sostenute attraverso i servizi erogati quotidianamente dal Centro di ascolto (senza in questo registrare le persone sostenute nel mese di agosto con il servizio delle sportine pasto). Nel 2.013 a fronte di 1.059 nuclei si erano contati 3.088 componenti familiari. Rispetto alla cittadinanza 1.068 erano persone di cittadinanza italiana (32,5%);2.082 di cittadinanza non italiana (63,5%); 51 persone avevano la doppia cittadinanza (1,5%) e per 84 (2,5%) il dato non è stato registrato. Nel corso del 2014 si sono rivolti la Centro per la prima volta 348 nuclei nuovi per un totale di 491 persone sostenute. Se si confrontano  questi ultimi dati, ossia la percentuale di persone di cittadinanza italiana fra i “nuovi poveri” con la percentuale di italiani rispetto all’intera “utenza” si nota come ci sia un aumento di italiani che si rivolgono alla Caritas.

CHI SI RIVOLGE ALLA CARITAS: SEMPRE PIU' ADULTI CHE RESTANO SENZA LAVORO - Puntando l’attenzione sull’età di chi si rivolge al Centro di ascolto diverse sono le riflessioni che emergono. Anche nel 2014 (come era accaduto negli ultimi anni) si attesta la forte presenza di famiglie giovani-adulte (ossia il cui capo famiglia, o chi per lui si è rivolto alla Caritas, ha dai 35 ai 44 anni di età). In questa fascia infatti vengono registrate ben il 31,8% di presenze per un totale di 367 “capi-famiglia”. Le altre due fasce maggiormente rappresentate sono quelle dai 45 ai 54 anni con 279 nuclei (24,17%) e quella dove il “capo-famiglia” ha dai 25 ai 34 anni con 251 nuclei (21,75%). Rispetto all’anno scorso purtroppo in questo senso non ci sono novità positive, ancora una volta coloro che sono considerati la “forza lavoro” di un paese si trovano sempre più costretti a chiedere aiuto e non sono autosufficienti. La mancanza di lavoro è sicuramente la causa principale che spinge le persone a rivolgersi agli sportelli per chiedere un sostegno.

Sicuramente è da segnalare la difficoltà sempre maggiore che hanno le persone fra i 45 e i 54 anni a ricollocarsi perché considerate troppo “vecchie” per essere assunte da nuovi datori di lavoro, ma anche troppo “giovani” per ricevere delle tutele pensionistiche. Un altro target di chi si rivolge alla Caritas è formato dalle tante persone che hanno contratti a chiamata e che vedono ridursi progressivamente il lavoro e quindi le entrate. Ritorna il fenomeno dei cosiddetti workingpoors, i “poveri nonostante un reddito”, perché non sufficiente ad assicurare una vita dignitosa. La situazione occupazionale è sicuramente la più influente nel determinare lo stato di disagio economico e l’affluenza al nostro sportello. 201 sono le persone i cui capi famiglia si sono rivolti a alla Caritas nonostante sia presente un reddito da lavoro.

LE NAZIONALITA' DI CHI SI RIVOLGE AL CENTRO DI ASCOLTO - Un'altra riflessione che si può fare è sicuramente relativa alle nazionalità. Se dai 19 ai 44 anni la maggioranza è tenuta dagli stranieri (dai 19 ai 24 sono quasi il quadruplo, dai 25 ai 34 anni sono il quintuplo e dai 35 ai 44 anni sono il doppio); dai 45 ai 75 anni e oltre la maggioranza è tenuta dagli italiani (sono il quintuplo dai 65 ai 74 anni e 9 volte dai 75 anni e oltre). Nel corso del 2014 le persone incontrate al Centro di ascolto provenivano da 60 nazionalità diverse. Nel 2013 erano state incontrate 57 nazionalità. Le nazionalità maggiormente rappresentate sono state la Nigeria con 125 nuclei, l’Albania con 90, il Marocco con 77, la Romania con 71. E’ da notare però una diminuzione di presenza dei nuclei provenienti dall’Ucraina (si è passati dai 25 del 2013 ai 17 del 2014) e dalla Polonia (dai 21 del 2013 ai 19 del 2014). Molto probabilmente questo calo (in confronto agli aumenti nelle altre nazionalità) è dovuto a rimpatri per fattori diversi fra gli uomini e le donne. I primi grazie alla delocalizzazione di fabbriche nell’Europa dell’Est si sono spostati cercando nuovi sbocchi lavorativi. Le donne, invece, che nella nostra città si occupavano principalmente in lavori di cura per anziani (come badanti) hanno sicuramente visto contrarsi nella nostra città la possibilità di inserirsi perché, a causa della crisi, molte famiglie italiane hanno scelto di “curare” autonomamente i propri anziani o perché non avevano più le risorse da investire nella badante o perché avevano loro stessi maggior tempo essendo diventati disoccupati. Quest’ultima causa di mancanza di risorse ha anche determinato tanta disoccupazione fra tutte le donne (fino a qualche anno fa solo straniere, ultimamente anche italiane) che cercavo risorse facendo le colf presso famiglie italiane.

GLI SFRATTI  - Strettamente legata alla posizione lavorativa è certamente la situazione abitativa. Con la crisi che perdura sempre più importante diventa il fenomeno degli sfratti e purtroppo anche delle case di proprietà che finiscono all’asta. Dopo i periodi di sospensione ottenuti negli anni scorsi dagli istituti di credito nel 2014  si è  assistito a numerosi casi di famiglie che hanno visto la casa finire all’asta e poi essere venduta.

PACCHI VIVERI  E ALTRI AIUTI - Anche nel 2014 la Caritas aiutato con pacchi viveri le famiglie in stato di bisogno con progetti personalizzati, lavorando in rete con i servizi sociali delle diverse circoscrizioni. Ad ogni nucleo con un numero di componenti che va da 1 a 3 viene consegnato un pacco viveri al mese, ad ogni nucleo formato da 4 o 5 componenti viene consegnato un pacco ogni 15 giorni; a ogni nucleo che ha dai 6 componenti in su viene consegnato un pacco viveri ogni 10 giorni. Nel 2014, nonostante le distribuzioni
delle parrocchie, sono stati consegnati ai nuclei in stato di bisogno 4.755 pacchi viveri, registrando così un aumento di + 9,66% rispetto al 2013 quando ne erano stati consegnati 4.334 . Se  si confronta questo dato con il 2008 (dove erano stati dati 1933) siamo a un +145% (effetto della crisi economica). Se invece si confronta con il 2004 si nota come in 10 anni il dato tristemente si impenna ancor più, si è infatti passati dai 664 del 2004 ai 4.755 del 2014 (+616%), pacchi distribuiti dal solo Centro di ascolto diocesano.

Un altro tipo di sostegno alimentare è quello che viene fornito nel mese di agosto quando la
Mensa della Fraternità di S.Rocco chiude per la pausa estiva. Il servizio mantiene la caratteristica dell’accesso libero (caratteristica della Mensa della Fraternità) e consta nella consegna di una sportina pasto nei giorni feriali e prefestivi a quanti si rivolgono a noi segnalando questo bisogno. Sul fronte del sostegno alla salute anche nel 2014 è stata rinnovata la collaborazione con la Fondazione Banco Farmaceutico e per la prima volta è nata anche una alleanza con la Fondazione Rava (per raccolta medicinali pediatrici).ò

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