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Cronaca

Presentati i primari di Oncologia e del Consultorio: "Si punta all'integrazione fra ospedale e territorio"

I due primari erano già direttori facenti funzione dei rispettivi ambiti. Sara Zagonari dirigerà i Consultori familiari: "Potenziamo lo spazio giovani". Stefano Tamberi guiderà Oncologia: "Dobbiamo passare a una visione nuova e intercettare i bisogni dei pazienti"

Una forte integrazione fra ospedali e territorio, una maggiore attenzione ai bisogni dei pazienti e importanti progetti sia sul piano dei servizi che su quello della ricerca. Tutti questi temi sono stati al centro della presentazione dei nuovi direttori delle unità operative “Oncologia” e “Consultori familiari di Ravenna” che si è tenuta mercoledì mattina nella Direzione Generale di Ausl Romagna a Ravenna.

E si tratta, ancora una volta, di una stabilizzazione dei professionisti già attivi all'interno degli organici ravennati. I nuovi primari sono infatti Stefano Tamberi, direttore del reparto di Oncologia dell'ospedale di Ravenna, e Sara Zagonari, direttrice dei Consultori Familiari, dottori che già dirigevano le rispettive unità nel ruolo di 'facenti funzione'. "La selezione ha portato a un riconoscimento delle qualità delle risorse residenti. Si tratta di un elemento positivo - ha detto il direttore generale di Ausl Romagna, Tiziano Carradori - perché ci dà una conferma delle risorse che avevamo già all'interno".

Il primario dei Consultori Familiari

Dopo un'esperienza, iniziata nel 2004, nell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia
dell’ospedale di Ravenna e poi nel reparto di Ostetricia e Medicina dell'età prenatale dell’ospedale S.Orsola-Malpighi di Bologna, Sara Zagonari dal 2017 è rientrata in Ausl Romagna dirigendo il Consultorio maternità e infanzia, del quale diventa ora direttrice a tutti gli effetti.

"Dall'infanzia all'adolescenza, il Consultorio è uno dei baluardi del futuro della popolazione - dichiara Carradori, che rimarca l'importanza di investire in ambito infantile. Tra gli elementi che la nuova primario sarà chiamata a sviluppare, per il dg di Ausl Romagna - c'è l'integrazione del percorso di maternità prima, durante e dopo la gravidanza in un ottica di continuità dell'assistenza. Si dovrà lavorare nel rafforzare l'integrazione tra ospedale e territorio".

A proposito di quell'integrazione fra territorio e presidio ospedaliero per quanto riguarda il percorso nascita, Zagonari ricorda la sua esperienza nell'ospedale di Dublino, "un modello che paga come continuità assistenziale - sottolineando tuttavia che si tratta di - una sfida non facile, anche per motivi culturali. Serve fidelizzare le pazienti per convincerle a essere seguite dalla figura dell'ostetrica". 

Ma lo sguardo della direttrice si volge anche al mondo degli adolescenti. "La pandemia ha scoperchiato il vaso di Pandora - afferma Zagonari - Occorre potenziare lo spazio giovani. Abbiamo già riaperto lo spazio ad accesso diretto, e questo è molto importante, spero però di potenziare ulteriormente questo ambito, inserendo anche la figura dell'andrologo, oltre a quelle già presenti dell'ostetrica, della ginecologa e dello psicologo".

Tra gli altri punti da considerare ci sono l'accoglienza delle donne e dei bambini immigrati, "sfide importanti" sotto il profilo di un percorso di mediazione culturale, ma anche la realizzazione di un "centro menopausa organizzato con un approccio multidisciplinare e un laboratorio che fornisca tutta una serie di servizi alle donne che entrano in questo particolare momento della vita". Tutti obiettivi che Zagonari conta di realizzare entro l'anno, insieme al rafforzamento del percorso di contraccezione gratuita che "in questi anni ha portato a una riduzione significativa, fino al 10%, di richieste di interruzione di gravidanza".

Il primario di Oncologia

Il dottor Stefano Tamberi ha consolidato il proprio percorso formativo e professionale all'interno dell'Ausl Romagna, prima a Faenza in qualità di dirigente medico e responsabile di struttura dipartimentale di Oncologia, poi come facente funzione del reparto di Oncologia di Ravenna. Anche a lui Carradori chiede "Una grande integrazione e attenzione ai destinatari dei servizi da tutti i punti di vista. Tamberi è chiamato a fare l'impossibile per migliorare la qualità dell'assistenza". Un'integrazione che include anche un contributo alla prevenzione della salute, con l'attività di promozione degli screening oncologici. 

Attenzione però anche all'ingresso nel presidio ospedaliero e nell'assistenza: "Voglio che un paziente oncologico non debba più passare dal Pronto Soccorso e aspettare ore prima di entrare nel reparto di Oncologia - ha specificato Carradori - Occorre attivare tutte le traiettorie di bypass del Pronto Soccorso". Oltre a questo il direttore generale di Ausl Romagna vorrebbe "attivare una sistematica valutazione della qualità dei servizi da parte dei destinatari delle cure. Un aspetto molto importante per migliorare i servizi erogati. Non esiste una buona assistenza - ha concluso Carradori - senza la ricerca del miglioramento dell'assistenza"

"In Oncologia la gestione corretta di ciò che si fa ha un impatto estremamente importante - ha detto Tamberi - nella provincia di Ravenna ci sono circa 2700 casi oncologici nuovi ogni anno, perciò ho una grande responsabilità, non solo per il mio ruolo, ,a per questo mandato sociale. Non c'è persona che, direttamente o indirettamente, non abbia a che fare con questa malattia".

"Il primo obiettivo da perseguire - continua Tamberi - è un cambiamento di prospettiva dell'intera equipe, che non deve vedere le persone solo attraverso gli aspetti tecnici, per quanto importanti. Dobbiamo passare a una visione nuova. tutta l'equipe medica deve vedere il paziente in modo nuovo e intercettare i suoi bisogni. Ciò richiede anche un grande cambiamento culturale. Un lavoro che va dalla prevenzione al fine vita. E si parte già dal tipo di risposta al telefono".

Si parte quindi dal punto di entrata del percorso oncologico, "qualunque sia la strada, il paziente deve avere un punto di accesso chiaro. Dal medico di base, il paziente deve essere preso in carico dal sistema senza passare dal Pronto Soccorso, dai Cup e visite impegnative - chiarisce il primario - Serve un percorso strutturato perché il paziente in carico abbia delle risposte efficaci. Non è possibile che noi, in certi fine settimana, non diamo risposte. Bisogna trasformare le parole d'ordine che già ci sono in fatti". Una riflessione poi va sulla stessa professione dell'oncologo: "In questi anni ci siamo troppo concentrati sul farmaco, sull'intervento chirurgico, ma non sappiamo curare le persone dal punto di vista umano".

Non ultime la ricerca e la formazione. "Abbiamo 50 studi attivi nella nostra oncologia da portare avanti - sottolinea Tamberi che rivolge un plauso anche alle collaborazioni formative portate avanti con l'Università - l'arrivo degli specializzandi in reparto ha fatto migliorare anche i dottori, perché devono dimostrare di essere bravi. E i direttori devono essere d'esempio per portare avanti tutta questa rete di medici e infermieri".

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