Lavoratori in protesta fuori dall'ospedale: "Doppi turni e riposi saltati: siamo stanchi"

I dipendenti dell'Ausl si sono riuniti fuori dall'ospedale con cartelloni di protesta per rivendicare le loro richieste: "Basta doppi turni, basta saltare riposi", "Nei reparti manca personale, azienda assumi!"

"In sanità la situazione del personale è vicina al collasso". Ad affermarlo è la Fp Cgil, che ha organizzato tre distinti presidi davanti agli ospedali di Ravenna, Lugo e Faenza per far conoscere le condizioni di lavoro nella sanità pubblica ravennate. Venerdì mattina alcuni dipendenti dell'Ausl si sono riuniti fuori dall'ospedale di Ravenna, in via Missiroli, con cartelloni di protesta per rivendicare le loro richieste: "Basta doppi turni, basta saltare riposi", "Dopo le parole ora vogliamo i fatti", "Nei reparti manca personale, azienda assumi!".

"Già da tempo viviamo una situazione di sofferenza gravissima in merito alle dotazioni organiche - spiega Claudio Laghi della Fp Cgil Ravenna - Mancano infermieri e operatori socio-sanitari (Oss) in tutti i reparti, con il risultato che il personale è costretto a saltare i riposi e a rinviare le ferie. E ora viene istituzionalizzato anche il turno spezzato o il doppio turno. Il personale necessario tarda ad arrivare, nonostante la disponibilità di graduatoria per Oss e infermieri. Negli operatori cresce la stanchezza per una situazione che è sempre più insostenibile."Ci sono graduatorie disponibili che risalgono alla seconda metà di aprile (infermieri) e ai primi giorni di maggio (Oss). Purtroppo la disponibilità delle graduatorie è arrivata in ritardo, quindi ci si è trovati a ridosso delle ferie estive con l’esigenza di andare a colmare tantissimi posti che erano scoperti. In più c’è la necessità di adottare i potenziamenti estivi. Di fronte a tutto ciò, ci troviamo ancora oggi in forte difficoltà nel numero di arrivi del personale. Le ricadute sui lavoratori in servizio sono pesanti. Sono costretti a fare doppi turni, a saltare dei riposi e qualcuno ha anche optato, su richiesta dell’azienda, a posticipare delle ferie. I presidi sono organizzati per sensibilizzare l’opinione pubblica. Bisogna dare risposte al personale che ogni giorno ci mette professionalità e grandissimo impegno. Ma non è possibile basarsi sempre sulla buona volontà e sul senso di responsabilità dei lavoratori".

La replica dell'Ausl

"Il forte intendimento, da parte dell’azienda, di potenziare il personale infermieristico e assistenziale (oss), è testimoniato dallo svolgimento, nei mesi scorsi, con uno sforzo organizzativo molto rilevante, di importanti procedure selettive per le strutture dell’Ausl Romagna, che hanno portato alla creazione di graduatorie per, complessivamente, oltre quattromila persone tra infermieri ed oss - replicano dall'azienda sanitaria romagnola - A seguito di tali procedure selettive, in vari incontri intercorsi nelle scorse settimane con le Organizzazioni Sindacali, era già stato illustrato un piano di entrata in servizio di nuovo personale infermieristico e assistenziale. Piano già attivato, che sta sviluppando importanti effetti positivi rispetto al lavoro degli operatori, e ulteriori ne svilupperà entro la fine del mese di giugno, fermo restando che è stato comunque continuo, da parte della Direzione Infermieristica e Tecnica, l’impegno a coprire, caso per caso, situazioni di malattie o di posti vacanti per altre motivazioni".

"Si respinge dunque pertanto, e con forza, la descrizione, fatta dalla Cgil, di una sanità ravennate al collasso - aggiungono dall'Ausl - L’azienda sta ad ogni modo continuando a scorrere le graduatorie, conscia dell’importanza di questo personale e del suo potenziamento, ma a tale proposito va precisato che la relativa tempistica dipende, oltre che dai tempi burocratico-amministrativi dettati pedissequamente dalla normativa nazionale, anche dalla scelta – condivisa con le organizzazioni sindacali – di dare continuità di lavoro nel proprio ruolo al personale già impiegato in azienda con contratti a tempo determinato e utilmente collocato in graduatoria. Scelta che comporta tempi tecnici ulteriori, ma evita di dar luogo a spostamenti forzati di operatori come fossero “pedine”, da un posto all’altro nei vari ospedali, e al contrario consente di ottimizzare le competenze acquisite durante il lavoro già svolto".

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