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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Cronaca

Presidio in piazza per salvare le torri Hamon dalla demolizione: "Sono il simbolo della nostra storia"

Alcune decine di persone si sono riunite in piazza a Pasquetta per chiedere di fermare la demolizione delle torri dell'ex Sarom: "Senza memoria non c'è futuro"

Hanno sfidato il forte vento e si sono riuniti in piazza per chiedere l'impegno delle istituzioni e, soprattutto, un passo indietro di Eni per salvare le torri Hamon, storiche strutture industriali dell'ex Sarom lungo il canale Candiano di Ravenna. La decisione di Eni di demolire le due torri di raffreddamento dello stabilimento ormai chiuso da tempo ha destato lo sdegno di molti cittadini e associazioni: alcune decine di persone hanno così dato vita a un presidio in piazza del Popolo nella mattinata di Pasquetta, mentre una seconda manifestazione è prevista domenica 7 aprile in Darsena.

Artisti, associazioni e anche forze politiche hanno dato vita a questo primo presidio in centro per chiedere lo stop alla demolizione delle due torri Hamon: fra i sostenitori della manifestazione ci sono Italia Nostra, Fai, Accademia di Belle Arti di Ravenna, associazione Dis-Ordine, Potere al Popolo e Ravenna in Comune. Una demolizione che per Eni non sarebbe più rimandabile "anche per ragioni di sicurezza, vista la vetustà e lo stato di conservazione delle torri che risultano interessate da fenomeni di disgregazione con possibile caduta di calcinacci, fenomeno ben visibile e già in essere". Intervento connesso alla realizzazione del progetto di un parco fotovoltaico per la produzione di energie rinnovabili.

Il presidio per salvare le Torri Hamon in piazza del Popolo (foto Massimo Argnani)

"Salviamo le torri Hamon, senza memoria non c'è futuro": recita uno striscione spiegato nel corso del presidio. E c'è anche chi sostiene che, se le torri vengono ridotti a semplici oggetti, allora di potrebbero "abbattere anche San Vitale e il Battistero degli Ariani". Intanto una gru sarebbe già pronta nella zona dello stabilimento per avviare le operazioni di demolizione che potrebbero iniziare nei prossimi giorni. Associazioni e cittadini riuniti in piazza a Ravenna auspicano invece un intervento di enti e istituzioni, fra cui anche il Comune e la Soprintendenza, per verificare la possibilità di un vincolo culturale e paesaggistico sulle strutture industriali dell'ex Sarom.

Italia Nostra considera le Torri Hamon "manufatti architettonici di pregio" che "riconvertiti, potrebbero donare alle nostra città e alla Darsena un valore aggiunto di livello internazionale, incentivando turismo, attrattività economica, valore immobiliare ed occupazione. Edifici ormai unici e memorabili, che altrove, anche in Italia, sarebbero invidiati, protetti e valorizzati, come del resto lo erano state le torri fino a pochi anni fa anche a Ravenna". L'associazione lancia così un appello "per un gesto di civiltà che sappia cogliere il sentire profondo di tanti, che chiedono che la memoria, anche se non sempre positiva, non venga rimossa".

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"Quando ho saputo che Eni vuole abbattere le due torri Hamon in zona ex Sarom, come cittadino, mi sono sentito ferito e volevo esprimere la mia indignazione - ha detto Ivano Mazzani, ravennate, curatore di varie rassegne culturali in città - Certo, so che le torri Hamon rappresentano lo sviluppo industriale degli anni '60 che ha lasciato tante ferite ambientali e anche sulla vita delle persone in carne e ossa. Quindi dovrei essere contento di queste distruzione. Invece io sono contrario, perché vorrei che vengano salvate. Perché sono il simbolo della nostra storia, anche industriale, e devono rimanere come memoria, come salvaguardia di un manufatto importante di un'archeologia che rappresenta nella sua crescita una comunità e la sua identità. La nostra storia industriale, che Antonioni ha ben evidenziato nel film Deserto rosso, è patrimonio di una comunità e in questo posto possono convivere anche scelte diverse, come un parco eolico, ma anche una ristrutturazione di queste torri patrimonio importante della modernità. E chiedo all'Eni, che è un attore importantissimo dal punto di vista economico e anche culturale, di salvaguardare queste torri: non sono incompatibili con progetti di altro tipo. Importante è anche che il comune di Ravenna si metta in campo per fare da mediatore con Eni. Abbiamo già troppo sofferto in questa territorio per la distruzione di patrimoni importanti della comunità".

Spadoni (LpRa): "Ex Sarom sarà mortificato da una distesa di corpi fotovoltaici"

Sul tema interviene anche l'esponente di Lista per Ravenna, Gianfranco Spadoni: "La ferma intenzione di abbattere le torri Hamon sta creando un dibattito molto acceso che pare propendere per il mantenimento. È vero che questi  esempi di  archeologia industriale si trovano in uno stato di totale abbandono e la vetustà è ben visibile, ma è altrettanto vero che queste torri rappresentano un tratto di storia e un chiaro riferimento della nostra tradizione industriale. Sarebbe, per certi aspetti, come mettere in discussione la demolizione del famoso ‘Sigarone’, importante edificio di architettura industriale inserito nel contesto della Darsena cittadina che la stessa amministrazione comunale sta valorizzando, proprio per non perdere quegli aspetti legati, appunto, alla storia e alla tradizione locale. Anche l’area ex Sarom, quindi, si inserisce in questo contesto che sarà purtroppo mortificato da una distesa di corpi fotovoltaici, sicuramente utili ed indispensabili ma esteticamente disarmonici che offenderanno la vista e il senso della bellezza  perché inseriti in quel territorio cittadino così vicino ai lidi e alla suggestiva Darsena di città". 

Per Spadoni lo spazio "poteva essere valorizzato con una destinazione d’uso più appropriata e maggiormente funzionale alle attività del porto ma allo stesso tempo ragionevolmente coerente con le esigenze della città e di quel comparto anche attraverso una progettazione adeguata sul versante dei collegamenti, così carenti e inadeguati". L'area ex Sarom per il civico "poteva rappresentare un’ottima opportunità di miglioramento dei collegamenti di una parte importante dell’economia locale e turistica senza rinunciare al contempo, al mantenimento di quelle torri così significative per la nostra storia. Servirebbe, dunque, una riflessione più attenta e ponderata anche alla luce del dibattito emerso in questi giorni, nel tentativo di ricercare soluzioni meno impattanti e  per mantenere erette queste due costruzioni edilizie così rilevanti per la tradizione e la storia economico e sociale cittadina". 
 

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