menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Prima Messa festiva col popolo, l'arcivescovo: "Sia occasione per essere più fratelli"

Domenica nelle parrocchie della diocesi si celebreranno le prime Sante Messe festive dopo il lockdown dovuto all’epidemia da Covid-19

Domenica nelle parrocchie della diocesi si celebreranno le prime Sante Messe festive dopo il lockdown dovuto all’epidemia da Covid-19, con le norme stabilite dal protocollo firmato il 7 maggio dal Ministero dell’Interno e dalla Cei recepite a livello diocesano con le indicazioni. Un momento di ritrovo importante per le comunità parrocchiali della Diocesi alle quali l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni ha voluto inviare un messaggio, attraverso una videointervista pubblicata sul sito e sul canale Youtube del settimanale diocesano Risveglio Duemila.

“In questo periodo di celebrazioni a porte chiuse – ha spiegato monsignor Ghizzoni – abbiamo condiviso la situazione di molti fratelli nella fede che vivono in luoghi in cui non c’è la Messa o non ci sono i sacerdoti o peggio Paesi in cui la Chiesa è perseguitata. Noi non siamo in questa situazione, e ora potremo tornare a celebrare”, con tutti i nostri fedeli, finalmente. Ma il partecipare all’Eucaristia in questo momento di pandemia dev’essere per i cristiani, avverte l’arcivescovo, un’occasione di solidarietà e di attenzione per i più fragili: “Bisogna che allarghiamo lo sguardo e il cuore – spiega nella parte finale della videointervista – verso le persone che vivono questo periodo di abbandono e solitudine. Stiamo ripartendo e la solidarietà si deve manifestare, oltre che nell’andare a Messa insieme, anche nell’aprirci alle persone che sono in difficoltà nei nostri condomini, nei nostri paesi, per cogliere i bisogni e fare di questo un tempo di ulteriore carità e attenzione alle povertà materiali e morali presenti in mezzo a noi”.

Timore, da un lato ma anche grande gioia: sono i sentimenti espressi su questo passaggio delicato in una lettera firmata da mons. Ghizzoni assieme a tutti i vescovi della Conferenza episcopale emiliano-romagnola: “Timore – affermano nella nota –  perché viviamo ancora nell’incertezza circa l’evoluzione della pandemia, della quale non si esclude un’ulteriore diffusione: di qui la prudenza, continuamente raccomandata dalle autorità civili, dal Papa, dai vescovi. Ma anche gioia grande perché possiamo cominciare ad incontrarci, a recuperare l’integralità dell’esperienza ecclesiale: di qui la speranza, alimentata per noi cristiani non tanto dalle proiezioni e dalle statistiche, quanto dalla parola di Dio e dalla fede”.  

“È una condizione che richiede estrema prudenza, prima di tutto per una ragione di giustizia – concludono i vescovi – non possiamo mettere a rischio la vita e la salute dei fratelli, specialmente quelli più fragili ed esposti; il principio di precauzione è una esigenza del principio di responsabilità. Per noi cristiani c’è inoltre una ragione di carità: il rispetto per l’altro, anzi la custodia dell’altro, è una traduzione pratica del comandamento dell’amore. Non avrebbe senso quindi partecipare alla mensa del Signore, qualora mettesse a rischio la salute dei fratelli.   La prudenza si traduce in gradualità nella ripresa, osservanza scrupolosa delle disposizioni, attesa ulteriore nei casi di dubbio”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

RavennaToday è in caricamento