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Domenica, 3 Luglio 2022
Cronaca

Processo Cagnoni, parlano gli amici di Matteo: "Contro di lui accanimento giudiziario e mediatico"

"Matteo era un buon amico, lui e Giulia sembravano la coppia perfetta": è quanto in sintesi ripetono uno dopo l'altro gli amici di Matteo Cagnoni. E intanto spuntano altre discrepanze

"Matteo era un buon amico, lui e Giulia sembravano la coppia perfetta: nessuno avrebbe mai pensato che fossero in crisi". E' quanto in sintesi ripetono uno dopo l'altro gli amici di Matteo Cagnoni, il dermatologo ravennate accusato di avere ucciso la moglie Giulia Ballestri dalla quale stava divorziando il 16 settembre 2016, chiamati a dare la loro versione dei fatti dall'avvocato della difesa Giovanni Trombini, a fianco del collega Andrea Dalaiti. Venerdì mattina l'aula di Corte di cassazione è decisamente più vuota rispetto alle ultime due udienze, nelle quali è stato sentito l'imputato, finite anche sulle cronache nazionali per il tanto interesse che hanno suscitato in città.

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L'ex vicesindaco: "Cagnoni smise di cercarmi da quando non avevo più incarichi istituzionali"

Oggi è il giorno della difesa, il giorno degli amici: i legali di Cagnoni, infatti, ripetono in buona sostanza le stesse domande a tutte le persone che vengono sentite durante la mattinata. Il primo a parlare è una persona molto nota in città: Giannantonio Mingozzi, ex vicensindaco di Ravenna ed ex consigliere del Partito repubblicano italiano, ora presidente di Tcr (Terminal container Ravenna). Mingozzi spiega di aver conosciuto Cagnoni nel 2012, durante la presentazione di un libro del dermatologo (alla quale partecipò anche l'attore Rocco Papaleo), e poi di averlo rincontrato nel 2013 durante un evento di Linea Rosa (associazione che aiuta le donne vittime di violenza e che in questo processo si è costituita parte civile). L'ex vicesindaco spiega di aver partecipato anche al battesimo di uno dei figli della coppia Cagnoni-Ballestri e di non aver mai notato nulla di particolare, descrivendoli come una coppia normale. "Da quando non avevo più incarichi istituzionali, però, Cagnoni ha smesso di cercarmi, quindi pensai che mi cercasse non tanto per amicizia, quanto per la carica che rivestivo", conclude Mingozzi.

L'amico dice una cosa, Cagnoni un'altra

La parola passa poi a Luca Ferranti che, invece, Matteo lo conosceva da tanto tempo. L'amico dell'imputato spiega di aver visto per l'ultima volta Matteo e Giulia il 23 luglio 2016 durante una cena: "Avevano un rapporto cordiale e affetuoso, in sintonia - racconta Ferranti - Fu una cena normale, Matteo non mi parlò mai della crisi che stava vivendo con Giulia". Trombini chiede poi al teste di descrivere come fosse Cagnoni come amico e nei confronti della moglie: "Non ho mai assistito a episodi di violenza nei confronti di Giulia - spiega Ferranti - Come amico era una persona intelligente e sempre disponibile, non certo come è stato descritto dai precedenti testimoni". Il presidente della Corte, Corrado Schiaretti, conclude chiedendo quando fu l'ultima volta che i due amici si sentirono prima dell'omicidio: e qui emerge una discrepanza. "Ricevetti un messaggio da Matteo giovedì 15 settembre (un giorno prima dell'omicidio, ndr) - conclude Ferranti - Mi chiese se volessi andare a cena insieme quel weekend, poi però mi disse che mi avrebbe fatto sapere perchè forse sarebbero venuti i suoi genitori dalla Toscana, e infatti venerdì rimandò per questo motivo". Eppure, durante la sua deposizione, Cagnoni avrebbe riferito di aver deciso di andare lui dai suoi genitori a Firenze già da mercoledì: e il venerdì, giorno dell'omicidio, si recò infatti a Firenze. Perchè disse il contrario all'amico? Ma non è l'unico elemento che non torna: la Procura, infatti, ha aperto un'indagine integrativa in merito al passaggio di Cagnoni all'aeroporto di Bologna il giorno dopo l'omicidio: secondo il Pm, il negozio che ha citato l'imputato nella sua deposizione non esiste. Dunque, perchè Cagnoni si recò in aeroporto?.

"La magistratura si accanì contro Cagnoni e i media riportarono falsità"

E' il turno di Marco Rondoni, l'amico di sempre, che conosce Cagnoni fin da quando erano bambini. Il copione è sostanzialmente uguale: Rondoni racconta di non essere mai stato al corrente della crisi in atto tra Matteo e Giulia e descrive l'amico come una persona "sempre corretta nei modi e nei suoi comportamenti con gli altri, uomini, donne, fidanzate e non. Sicuramente aveva una personalità spiccata, anche perchè credo non sarebbe arrivato dov'era professionalmente se così non fosse stato, ma additarlo col termine 'manipolatore' com'è stato fatto è esagerato, è una parola grossissima. Non ricordo di episodi di violenza neanche quando eravamo ragazzi, noi eravamo il gruppo che poteva essere definito come 'i secchioni', non ci siamo mai messi nei guai". Neanche Rondoni, seppur conoscesse la coppia da così tanto tempo, si era mai accorto che qualcosa tra loro non andava: "Andavamo a cena insieme ogni tanto, anche con altre coppie. Non ho mai notato ci fossero problemi tra lui e Giulia, neanche durante l'ultima cena del 4 giugno: il rapporto mi sembrò come al solito, anzi, notai delle tenerezze che solitamente dopo tanti anni di matrimonio non ci sono più". Poi Cagnoni, dal carcere, inviò alcune lettere all'amico: "Rimasi molto turbato dalla prima lettera, molto personale, ed ero indeciso se rispondere o meno: poi lo feci nel periodo di Natale, quando dopo un auto-esame di coscienza pensai che una persona che stava vivendo ciò che stava vivendo lui meritasse due righe di conforto". Rondoni punta poi il dito contro i media, incredulo di ciò che ha letto negli scorsi mesi sulle cronache anche nazionali: "Ero sorpreso per quello che leggevo, uno che conosce una persona da tanti anni e poi legge certe cose non può non esserne turbato - spiega l'amico di Cagnoni, che non usa mezzi termini parlando di 'bieco scandalismo', di 'accanimento della magistratura' e di 'falsità assolute' - Lessi un articolo sulla stampa nazionale che descriveva Cagnoni quasi come fosse un ereditiero protagonista di una storia di 'Dinasty': dicevano che andava in giro con una Bentley bianca a regalare rose a tutte. Venne dipinto un personaggio inesistente, l'unica ipotesi che posso fare è quella dell'invidia sociale". Il Pm Cristina D'Aniello interviene: "Lei rimase turbato da quanto lesse sul suo amico: rimase turbato anche quando scoprì le modalità con cui venne uccisa Giulia?". "Certo", risponde Rondoni. Ma il pubblico ministero insiste: "E la pietà che provò quando decise di rispondere alla lettera di Matteo, la manifestò anche nei confronti dei famigliari della vittima?". "Non li conosco, quindi non lo feci - conclude Rondoni - Volevo andare al funerale, ma mi sembrava di partecipare a un rito collettivo indiscriminato...". "Beh, è un funerale", chiude il pubblico ministero.

L'amico d'infanzia: "Matteo e Giulia erano una coppia perfetta"

Brevemente risponde alle stesse domande anche Simonetta Morgagni, avvocato che conosceva Cagnoni da qualche anno, presentatole da alcuni amici in comune con cui andavano a cena fuori o alle feste. E anche l'avvocato ribadisce le stesse cose: Cagnoni era una persona "affabile, gentile, educata, disponibile, e quello con Giulia sembrava un rapporto come tanti, non sapevo fossero in crisi. Giulia alle cene sembrava allegra e tranquilla, non sembrava annoiarsi". Il microfono passa infine ad Alessandro Locatelli, amico di Cagnoni fin dall'infanzia. Anche lui parla molto bene dell'imputato: "Matteo era un amico sempre presente, una persona sulla quale sapevo di poter fare riferimento in caso di necessità, non l'ho mai visto come aggressivo o manipolatore. Lui e Giulia avevano un rapporto perfetto: non è mai trapelato nulla della crisi, e neanche da parte di Giulia notai sentori che potessero far pensare a qualche problema, in tanti anni non li ho neanche mai visti litigare. Naturalmente non sapevo che lei avesse un amante". Un rapporto all'apparenza perfetto, dunque, nonostante fosse in atto una separazione: talmente perfetto che neanche l'amico da oltre 40 anni, che a Marina Romea abitava proprio di fronte alla coppia Cagnoni-Ballestri, si era mai accorto di nulla. La cosa lascia perplesso il Pm: "Eravate amici da tanto e Matteo non le ha mai detto nulla?", chiede la D'Aniello. "No, e mi è dispiaciuto perchè magari avrei potuto fare qualcosa per loro. In realtà ci conoscevamo da tanto ma non ci vedevamo così spesso, c'era stato un naturale allentamento dei rapporti, e queste sono cose private che magari una persona può voler risolvere da sola", conclude Locatelli.

L'udienza volge al termine: venerdì 13 aprile si dovrebbe concludere l'esame dei teste della difesa, mentre venerdì 20 sarà il turno dei consulenti richiesti dai legali di Cagnoni. Il 4 maggio dovrebbe concludersi l'istruttoria con l'ascolto dei periti dell'incidente probatorio.

La prima udienza - Cagnoni in aula. La difesa: "Il processo va spostato da Ravenna"

La seconda udienza - Ammesse tutte le prove. Accusa e difesa chiedono oltre 200 testimoni

La terza udienza - Parla la migliore amica: "Matteo sempre più ossessivo, avevo paura per lei"

La quarta udienza - L'amante di Giulia: "Le diceva che presto l'avrebbe lasciata libera"

La quinta udienza - L'amico di Giulia: "Il marito le diceva 'Ti distruggo'"

La sesta udienza - Il dermatologo ha un malore durante il video del ritrovamento del cadavere

La settima udienza - Frase shock della madre di Cagnoni: "Matteo l'ha fatta grossa"

L'ottava udienza - Caos in aula al processo: Cagnoni offende la madre di Giulia, il fratello reagisce - IL VIDEO

La nona udienza - L'agente di Polizia amico di Cagnoni: "Tradì Giulia, diceva che le donne dovevano stare in casa"

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L'undicesima udienza - "La madre di Cagnoni disse che Giulia era stata uccisa, ma ancora non poteva saperlo"

La dodicesima udienza - Colpi di scena: la madre non si presenta, l'amica nega la telefonata registrata - Il padre: "Mio figlio era tranquillo, come se 'giustizia fosse stata fatta'"

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