Alla sbarra per l'omicidio della madre, sfilano i primi testimoni dell'accusa

Fin da subito gli inquirenti hanno battuto la pista dell'omicidio, aprendo un fascicolo contro ignoti. Gli uomini dell'Arma avevano ascoltato diverse persone

E' partito, davanti alla Corte d'Assise di Ravenna, il processo per omicidio volontario contro Secondo Merendi, il 58enne al quale la Procura della Repubblica ha formalizzato l'accusa di aver ucciso la madre  Pia Rossini, trovata strangolata in casa con la cintura di un accappatoio a Cotignola, il 14 aprile 2015. La signora, sarta 81enne in pensione, era stata trovata morta nella sua abitazione, con una cintura da accappatoio che secondo l'accusa le è stata stretta attorno al collo dal figlio convivente.

In tribunale, giovedì mattina, sono comparsi i primi testimoni, quelli dell'accusa, rappresentata in aula del pm Stefano Stargiotti, tra questi i Carabinieri della stazione di Cotignola e gli operatori del 118, i primi a giungere sul posto e a trovarsi di fronte al cadavere della donna. Gli operatori del 118 avevano avuto sospetti sulle modalità del suicidio, allertando così le forze dell'ordine.  Si è inoltre discusso della scomparsa di denaro contante che l'anziana teneva ben occultato per le esigenze di casa.

Fin da subito gli inquirenti hanno battuto la pista dell'omicidio, aprendo un fascicolo contro ignoti. Gli uomini dell'Arma, coordinati dal procuratore capo Alessandro Mancini e dal sostituto Stefano Stargiotti, avevano ascoltato diverse persone tra parenti, vicini di casa e amici della donna, oltre a raccogliere vari elementi dall'abitazione dell'anziana. Secondo quanto accertato dagli investigatori, l'uomo, difeso dallì'avvocato Serafino Tabanelli, avrebbe agito in preda ad un raptus, dopo che la madre non aveva prestato i soldi necessari per pagare l'assegno di mantenimento alla ex moglie. L'uomo, disoccuppato, aveva problemi economici. E spesso si rivolgeva alla madre per risolvere le questioni. A tradirlo anche la passione per il gioco, che l'aveva spinto a prosciugare, all'insaputa della madre, i conti ai quali la donna, titolare di due pensioni di reversibilità frutto di altrettanti matrimoni, gli aveva dato libero accesso. E lei di recente se ne sarebbe accorta.

La mattina dell'omicidio probabilmente la donna si stava recando all'ufficio postale dopo l'ennesimo prelievo da parte del figlio.  L'indagato nel corso delle indagini non ha mai collaborato con gli inquirenti circa la ricostruzione del delitto. I magistrati ritengono che l'unica persona in grado di entrare nella villetta e di uccidere la donna, a detta dei vicini fosse il figlio.

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