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Foto Massimo Argnani

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Procura più efficiente: processi più veloci e spese ridotte. "Ma manca personale"

Sono numeri molto positivi quelli illustrati martedì dal procuratore capo di Ravenna, Alessandro Mancini, che ha presentato il bilancio dell'attività svolte nel 2018 dalla Procura del capoluogo bizantino

Sono numeri molto positivi quelli illustrati martedì dal procuratore capo di Ravenna, Alessandro Mancini, che ha presentato il bilancio dell'attività svolte nel 2018 dalla Procura del capoluogo bizantino. "Parliamo di risultati estremamente positivi, soprattutto alla luce delle risorse sempre più scarse (come, ad esempio, i numerosi pensionamenti non rimpiazzati) - spiega Mancini - I dati, che provengono dalla Procura generale di Bologna, mostrano come la nostra Procura stia conseguendo risultati ogni anno più positivi".

Uno dei risultati migliori riguarda le spese complessive d'ufficio, che comprendono le spese strettamente sostenute per lo svolgimento dei processi penali, le indennità e gli onorari pagati ad ausiliari, oltre ad altre spese per oneri previdenziali e Iva. La diminuzione è costante nel quinquennio: nel 2018 si è registrato un risultato, in diminuzione rispetto al 2014, del 29,1% per tutte le spese e del 64,9% per le spese delle intercettazioni telefoniche (nel 2015 la spesa era di 1.021.381 euro, nell'ultimo anno di 724.250). Uno dei capitoli più consistenti è dato dalle spese per intercettazioni telefoniche e consulenze tecniche, che assorbono piu dell'80% dell'intero capitolo di spesa: anche in questo caso dai 307mila euro del 2014 si è arrivati ai 108mila nel 2018. "Tutto ciò senza che l'azione della Procura ne abbia risentito negativamente", sottolinea Mancini.

Estremamente positivo anche il rapporto tra assoluzioni e condanne: se nel 2016, per quanto riguarda il rito monocratico, si aveva l'83,45% di condanne, nel 2018 si è raggiunto addirittura l'86,34%: "Dato elevatissimo a livello nazionale - specifica Mancini - e ancor meglio per quanto riguarda il rito collegiale: le condanne ammontano al 92,06% dei casi nel 2018, potrebbe essere addirittura il dato migliore d'Italia". Il 2018 si è chiuso con 996 udienze (erano 868 nel 2015, 934 nel 2016 e 966 nel 2017). Per quanto riguarda, invece, la produttività dell'ufficio (definizione dei procedimenti), a inizio 2018 i procedimenti pendenti erano 4872; nel corso dell'anno sono sopravvenuti 6861 processi in più, ne sono stati definiti 6982, quindi la pendenza è diminuita a 4751 (senza, poi, tener conto dei procedimenti già definiti), con una media inferiore a 100 procedimenti pendenti per magistrato. "Abbiamo quasi esaurito i procedimenti del 2017, lavoriamo in tempo reale - spiega il procuratore capo - Normalmente, nel 70% dei casi, la trattazione dura meno di sei mesi".

"Nonostante la scarsità di risorse, riusciamo a garantire anche i servizi amministrativi e paragiurisdizionali - aggiunge Giorgio Petrani, dirigente amministrarivo - Vantiamo ben 233 procedimenti di cumulo pene sviluppate nell'anno (per la prima volta nella storia della Procura si è superato il numero 200), 1700 provvedimenti di esecuzione/sospensione pena (nel 2017 erano 1194), 6236 tra visti, pareri e conclusioni curati dai magistrati e 49.225 certificati rilasciati dal Casellario giudiziale. Siamo partiti inoltre col Tiap (acronimo di trattamento informatico degli atti penali): l'ufficio della procura di Ravenna è il primo ad avere movimentato tutti i fascicoli di tutti i magistrati e, dal 6 giugno a oggi, sono stati scansionati circa 1200 procedimenti penali (con la produzione, di conseguenza, di più di 100mila fotocopie in meno)".

Numeri che "soffrono", invece, per quanto riguarda la dotazione di personale: "La pianta organica del personale amministrativo è in sofferenza numerica, ma non solo - conclude Petrani - Non è nemmeno dimensionata al numero di magistrati che fanno parte della Procura di Ravenna: il Ministero della giustizia, nonostante le ispezioni, non ha mai adeguato questo numero (a Parma ci sono ad esempio 10 assistenti giudiziari, a Ravenna solo 5, contro  lo stesso numero di magistrati). Tutto ciò chiaramente implica delle penalizzazioni. Anche l'età media del personale, che spesso usa applicativi informatici difficili, è alta: servono giovani menti. Altra carenza a livello ministeriale è il fatto che non ci siano figure specializzate, soprattutto per quanto riguarda i servizi ragionieristici".

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