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Cronaca

A Santa Teresa è arrivato Vadym: primo ospite di un progetto di accoglienza per bimbi disabili

Vadym ha cinque anni, ma la sua struttura è quella di un bimbo molto più piccolo, non cammina, si nutre con l’aiuto della mamma e ha bisogno di assistenza continua

È arrivato nei giorni scorsi all’opera di Santa Teresa il piccolo Vadym Romanenko, assieme alla mamma Inna. È il primo beneficiario di un accordo tra la diocesi di Ravenna-Cervia e quella ucraina di Buchach per l’accoglienza di bimbi con disabilità (in maggioranza si tratta di piccoli con lesioni cerebrali gravi) all’Opera per soggiorni terapeutici. L’obiettivo è quello di sostenere, con i servizi offerti dall’Opera, le famiglie di quel Paese, colpito prima dalla guerra civile e ora anche da una profonda crisi economica che rende difficile assicurare adeguate cure ai piccoli con disabilità gravi, molto numerosi nel Paese ancora per le conseguenze dell’incidente nucleare di 30 anni fa a  Chernobyl.

“Ne accoglieremo due all’anno nei prossimi tre anni –spiega il direttore dell’Opera don Alberto Camprini -, per permettere loro di fare un check-up generale e sedute specifiche e continuative di fisioterapia, oltre che per dare un po’ di sollievo alle famiglie. Tutto è nato, alla fine dell’anno scorso, dalla visita del vescovo della diocesi di Buchach a Ravenna, nel corso della quale ha visitato la nostra struttura e ha chiesto aiuto per i bambini cerebrolesi della sua diocesi. Là sono riusciti a creare un centro diurno per accoglierli in una parrocchia, ma mancano fondi per cure e soprattutto per la fisioterapia che permetterebbe loro di stare meglio. Così ci siamo mossi e siamo arrivati a questo accordo: anche questo è un modo per essere una Chiesa in missione”.

Vadym ha cinque anni, ma la sua struttura è quella di un bimbo molto più piccolo, non cammina, si nutre con l’aiuto della mamma e ha bisogno di assistenza continua. “Ovviamente è già diventato la mascotte dell’Opera, anche perché è il più piccolo ospite che abbiamo. A lui e alla sua mamma abbiamo riservato un appartamentino in una parte dell’Opera che si chiama Casa San Giuseppe, ma non pensavamo fosse così piccolo: per fortuna siamo riusciti a recuperare lettino, box e seggiolone per farlo stare più comodo. Ora vorremmo anche insegnare alla madre delle semplici tecniche fisioterapiche da proseguire anche a casa”.

Quello che è appena partito con la diocesi di Buchach è solo l’ultimo di una serie di progetti per l’accoglienza istituzionale (senza retta) di persone in difficoltà che Santa Teresa ha avviato negli ultimi mesi: sono 35 i richiedenti asilo ospitati nelle strutture dell’Opera, ai quali si aggiungono alcuni senza tetto (che nel frattempo sono anche diventati dei volontari), e una famiglia composta da mamma e figlia che rischiavano di finire sulla strada: “Sono quei poveri per i quali don Angelo Lolli ha creato Santa Teresa – conclude don Camprini -. Queste sono le nuove povertà e accoglierli è la nostra vocazione”. 

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