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Pronto ad arruolarsi nell'Isis: pena ridotta per il foreign fighter arrestato in Darsena

Noussair Louati, il 28enne tunisino fermato nel 2015 dagli agenti della Digos di Ravenna, era stato il primo foreign fighter fermato in Italia dopo l'entrata in vigore della specifica legge

Era stato il primo "Foreign fighter" fermato in Italia dopo l'entrata in vigore della specifica legge. Noussair Louati, il tunisino di 28 anni fermato il 22 aprile del 2015 dagli agenti della Digos di Ravenna, era stato condannato in primo grado a quattro anni di carcere dal giudice per le indagini preliminari di Bologna. Martedì, come riportano i quotidiani locali in edicola mercoledì, la Corte d'appello di Bologna ha confermato la condanna, riducendo tuttavia la pena di sei mesi: da 4 anni a 3 anni e 6 mesi.

Louati era arrivato in Italia il 20 marzo 2011 con un barcone che lo aveva scaricato a Lampedusa; aveva poi raggiunto Ravenna, città dove è molto nutrita la comunità dei tunisini di El Fahs, luogo natale del giovane. La Digos ravennate lo controllava da quando, a metà del febbraio del 2015, era andato a Milano per cercare invano in Moschea sovvenzioni per raggiungere la Siria. Più in particolare, nel periodo in cui è stato monitorato, il tunisino aveva avuto rapporti con combattenti jihadisti operativi in Siria, con i quali comunicava tramite Facebook, tra cui tale “Abou Jihad Asba”, asseritamente palestinese presente nell’accampamento di Yarmouk, al fine di organizzare il suo trasferimento verso quel paese (attraverso la Turchia) per poi raggiungere e unirsi ai gruppi jihadisti già impegnati in azioni terroristiche.

Il giudice per le indagini preliminari Antonella Guidomei aveva scritto nell'ordinanza, nella quale si confermava il carcere per l'extracomunitario, che Louati faceva parte della "medesima associazione di militanti jihadisti attiva nella provincia romagnola di cui facevano parte altri cinque tunisini di recente partiti per la Siria". Louati ammise quanto attribuitogli nelle indagini della polizia spiegando in sostanza di avere subito, complice l'uso di sostanze stupefacenti, il "lavaggio del cervello" da quelle stesse persone che lo avevano contattato per partire per la "guerra santa". Ma si disse pentito, garantendo di avere tagliato tutti i ponti con i jihadisti già una ventina di giorni prima del fermo. Motivo questo per il quale il suo avvocato - il ravennate Francesco Furnari - ne chiese invano l'assoluzione.

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