Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca Faenza

Punto nascita di Faenza, è polemica: "A Forlì puntano al suo smantellamento"

La questione riguarda il controverso tema della scelta dell'Ausl Romagna di razionalizzare i punti nascita, concentrando su altri ospedali le attività più complesse di Faenza e Lugo

Sulla sanità romagnola si accende la lite “dei campanili”. La questione riguarda il controverso tema della scelta dell'Ausl Romagna di razionalizzare i punti nascita, con la decisione di concentrare su altri ospedali le attività più complesse finora gestite dei reparti di maternità di Faenza e Lugo, come i parti cesarei e le gravidanze a rischio. Nonostante la sollevazione dei sindaci e dei sindacati su questa proposta dell'Ausl Romagna, il sindaco di Forlì Davide Drei si è detto favorevole in seno alla conferenza dei sindaci e questo fa “scoppiare” il caso nella politica ravennate.

Ad esprimere la protesta è il consigliere provinciale dei “Civici” a Ravenna Gianfranco Spadoni: “Sulla rimodulazione della sanità nell’Azienda Usl della Romagna e specificamente sul tema riguardante la delicata questione del punto nascita all’ ospedale di Faenza si è riunita la Conferenza sanitaria territoriale composta da tutti i sindaci della Romagna. Argomenti come quello citato, infatti, sono di competenza dei territori e proprio per questo i sindaci sono chiamati a esprimere precise linee d’ indirizzo da assegnare al direttore generale dell’Azienda per le azioni conseguenti. E proprio sulla questione  riguardante il  protocollo aziendale relativo ai ‘punti nascita’ e la decisione di non praticare  i parti cesarei o indotti presso il  nosocomio Manfredo, si è aperta, finalmente,  un recente confronto in sede di Conferenza socio sanitaria.  Nulla da eccepire, naturalmente,  sul metodo assolutamente costruttivo di affrontare in modo collegiale  fra management aziendale e rappresentanti dei territori,  tutte le questioni della sanità locale, se non fosse la nota stonata espressa in quella sede da parte di Davide Drei,  sindaco di Forlì che mi sento in qualche misura di stigmatizzare”.

Riferisce Spadoni: “Occorre prendere atto del chiaro orientamento della Regione che senza mezzi termini  definisce insostenibili i tre punti nascita nella provincia di Ravenna, ma fermo questo indirizzo, il primo cittadino di Forlì interviene pesantemente per favorire la sospensione delle  attività nell’ospedale di Faenza. Posizione legittima e rispettabile sul piano dialettico ma non priva di velati interessi tesi in qualche misura a depotenziare il nosocomio faentino per rafforzare quello della vicina Forlì. In altre parole la posizione di Drei non appare certamente disinteressata ed è addirittura ai limiti di quell’oggettività e unità d’intenti che l’azienda Usl della Romagna richiede a tutti i rappresentanti dei territori dai  quali, appunto,  ci si aspetta un passo indietro dalla sterile logica dei campanili”.
 
Ed ancora Spadoni: “Non è per nulla  escluso occorra un ragionamento articolato su una collaborazione più corposa e funzionale fra Faenza e Lugo, ma occorre tenere  in considerazione come, ad esempio, Rimini con il maggior numero di parti di tutta la Romagna abbia un solo punto nascita,  e,  sempre a titolo di esempio,  sorge spontaneo chiedersi se sono davvero giustificati due punti nascita uno per Forlì e uno per Cesena.  La discussione, infatti, non può incentrarsi  unicamente su Faenza ma dovrebbe riguardare più opportunamente tutte le realtà al fine di raggiungere posizioni possibilmente univoche e condivise,  scevre da meri interessi localistici.  
La conclusione di questa considerazione sta essenzialmente nel fatto che occorre vedere i sindaci in un lavoro collegiale basato sul confronto evitando sterili contrapposizioni e inutili campanilismi, purtroppo allo stato attuale  ancora ben marcati”. 

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