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Sabato, 28 Maggio 2022
Cronaca

Ravenna parte del programma 'Cities Changing Diabete' per prevenire il diabete e le sue complicanze

Si tratta di un progetto finalizzato ad affrontare i fattori sociali e culturali che possono aumentare la vulnerabilità al diabete di tipo 2 tra le persone che vivono in ambienti urbani

La pandemia ha colpito duramente le persone che vivono con il diabete particolarmente fragili e vulnerabili al virus da Covid-19, mettendole in una situazione di grave rischio e purtroppo mietendo tra loro molte vittime. "È provato scientificamente che i fattori sociali e culturali possono aumentare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 tra le persone che vivono in ambienti urbani. Due terzi della popolazione mondiale con diabete vive in grandi città. Per questo motivo ho voluto fortemente che Ravenna si candidasse al programma internazionale ‘Cities Changing Diabetes’, sottoscrivendo la ‘Urban Diabetes Declaration’", dice il sindaco Michele de Pascale.

“Ravenna – continua de Pascale – riveste già un ruolo importante nelle politiche sociali e nella ricerca medica a livello nazionale e internazionale e nel diabete in particolare vanta una importante storia di assistenza, cura e ricerca sviluppata grazie all’impegno costante della nostra Ausl e della rete aziendale di diabetologia. Inoltre il nostro territorio ha una consolidata tradizione di collaborazione e dialogo costante tra amministrazione, Ausl, enti di ricerca e Università. In virtù di questa esperienza ritengo che la nostra città possa rappresentare un osservatorio autorevole per offrire un contributo concreto alla ricerca, con l’obiettivo di prevenire il diabete e le sue complicanze e migliorare la salute e il benessere dei cittadini e delle cittadine nelle città contemporanee”.

Il prestigioso progetto “Cities Changing Diabetes” è un programma di studio internazionale promosso dall’University College of London e dallo Steno Diabetes Centre di Copenaghen, totalmente finanziato da iniziativa privata che si propone come obiettivo di valutare l’impatto dell’urbanizzazione sui NCDs (malattie croniche non trasmissibili), collaborando attivamente con i sindaci delle città coinvolte e con importanti network internazionali. Si tratta dunque di un progetto finalizzato ad affrontare i fattori sociali e culturali che possono aumentare la vulnerabilità al diabete di tipo 2 tra le persone che vivono in ambienti urbani. Un programma particolarmente importante soprattutto in questa fase di emergenza dovuta al Covid-19, che vede le persone con diabete particolarmente fragili e vulnerabili a questo virus. Oggi, il programma ha stabilito partnership locali in più di 30 città metropolitane in tutto il mondo.

Nel 2016 il CCD viene lanciato in Italia e coordinato dall’Health Cities Institute, un gruppo di esperti in analisi e soluzione problemi nato come risposta civica alla necessità di studiare i determinanti della salute specialmente nei contesti urbani. L’obiettivo è quello di ampliare la rete delle città che fungono da osservatorio nel nostro paese. Del CCD Italia fanno parte HCI, ANCI, la rete dei C14+ (cities health manager-figure professionali interne alle amministrazioni comunali con specifica formazione), il comitato scientifico e Novo Nordisk (partner) Oltre alle città metropolitane, al CCD si possono candidare altre città (Advocate city). Il programma consente alle amministrazioni locali di aumentare il livello di interazione (interna tra settori, servizi, discipline e assessorati) nella definizione delle politiche di promozione della salute, interessando le diverse parti verso l’obiettivo comune di fermare l’aumento del diabete di tipo 2 nella propria città.

Per la candidatura di Ravenna ad Avocate City è richiesta l’adesione del Sindaco alla dichiarazione internazionale “Urban Diabetes Declaration”, una dichiarazione in cui la città di Ravenna riconosce formalmente il bisogno di accelerare le azioni per prevenire il diabete e le sue complicanze. Esiste un grande potenziale da mettere in atto per migliorare il livello di salute e benessere, combattere le disuguaglianze di salute, ridurre i costi a lungo termine e assicurare produttività e crescita.

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