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Cronaca

Ravenna 'sporcacciona': è seconda in Italia per chili di rifiuti prodotti

A livello provinciale, tutte e tre le province che producono più rifiuti sono in Emilia-Romagna

Ogni cittadino italiano produce 488 chilogrammi di rifiuti all'anno. E Ravenna è tra le città più "sporcaccione" dell'intero Paese. La produzione pro-capite più elevata è quella dell'Emilia Romagna, con 640 chilogrammi per abitante per anno, pur se in calo del 3,5% rispetto al 2019. Le altre regioni con un pro capite superiore a quello medio nazionale sono Valle d'Aosta, Toscana, Liguria, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia e Lazio.

I valori minori di produzione pro capite si registrano per la Basilicata (345 chilogrammi per abitante), il Molise (368 chilogrammi) e la Calabria (381 chilogrammi). Così il Rapporto Rifiuti Urbani Ispra edizione 2021 A livello regionale, ad eccezione della Valle d'Aosta, la cui produzione di rifiuti è rimasta stabile, tutte le regioni italiane hanno fatto rilevare un calo significativo dei rifiuti prodotti. Tra le regioni settentrionali, il calo maggiore si osserva per il Trentino Alto Adige (-6,3%), l'Emilia Romagna (-3,9%) e la Liguria (-3,7%); al Centro per il Lazio (- 5,6%) seguito dalle Marche (-5,4%) e dalla Toscana (-5,4%), e al Sud per la Calabria (-6,7%) e la Basilicata (-4,3%).

A livello provinciale, tutte e tre le province che producono più rifiuti sono in Emilia-Romagna: in testa Reggio Emilia, con 775 kg per abitante per anno; secondo posto per Ravenna con 702 kg, terzo per Rimini con 695 kg. Le province con i più bassi valori di produzione pro capite sono invece tutte localizzate nel Sud Italia: Potenza con 325 kg, Enna con 327 kg e Reggio di Calabria con 340 kg. Al Centro, solo Rieti e Frosinone, rispettivamente con 381 kg e 379 kg, mostrano una produzione sotto i 400 kg per abitante.

Per quel che riguiarda le principali città, l'andamento della produzione dei rifiuti urbani nei 15 comuni con popolazione sopra ai 200mila abitanti mostra una rilevante contrazione, sicuramente legata agli effetti della pandemia, con un calo complessivo, tra il 2019 e il 2020, dell'8,8%. L'assenza del pendolarismo e dei flussi turistici, per effetto delle misure di limitazione degli spostamenti, ha avuto un ruolo particolarmente significativo nella riduzione del dato di produzione, che risulta ben più elevata rispetto al -3,6% registrato su scala nazionale. Soprattutto per Venezia e Milano il calo è pari, rispettivamente, al 15,7% e al 14%, seguite da Firenze e Palermo con riduzioni del 12,3% e 10,8%. Catania e Roma mostrano contrazioni prossime al 10%.

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