Razzismo in hotel, il titolare: "Non ho scritto io quell'sms, mai stato razzista"

Si giustifica così il titolare dell'hotel di Cervia finito nell'occhio del ciclone giovedì, quando si è diffusa la notizia di un caso di razzismo che lo ha coinvolto direttamente

"E' stato un errore compiuto da una mia dipendente, io non sono razzista". Si giustifica così Marcello Pasi, il titolare dell'hotel di Cervia finito nell'occhio del ciclone giovedì quando si è diffusa la notizia di un caso di razzismo che lo ha coinvolto direttamente. “Mi dispiace Paolo, ma non posso mettere ragazzi di colore in sala qui in Romagna. La gente è molto indietro con la mentalità, scusami ma non posso farti venire giù. Ciao”.  Questo è l'sms che Paolo, un ragazzo di origini brasiliane di Milano, si è visto arrivare nel cellulare dopo aver concordato l'assunzione per un lavoro estivo. Il caso ha subito destato grande scalpore non solo a Cervia, ma facendo rapidamente il giro di tutta Italia.

"Il 17 giugno scorso ho pubblicato un annuncio di lavoro per un posto da cameriere professionista - racconta Marcello - Poche ore dopo Paolo mi ha contattato telefonicamente e mi ha spiegato di essere un cameriere professionista, così ho deciso che potevamo "stringerci la mano", previo l'invio di curriculum e documenti che mi avrebbe spedito il giorno dopo. Quando ho letto il suo curriculum, mi sono reso conto che la sua esperienza era ben diversa da quella raccontata al telefono. Aveva lavorato, tra gli altri posti, in un fast food di Milano e nel 2016 in un hotel a due passi dal mio, dove però era rimasto solo per 11 giorni. Questo mi è bastato per capire che non era all'altezza dell'impegno richiesto".

A questo punto il titolare, secondo le sue spiegazioni, avrebbe incaricato una delle sue dipendenti, anche lei straniera ("ma non di colore", specifica Marcello), di rispondere a Paolo dicendogli di non venire a Cervia. "Le ho detto di non dare tante spiegazioni, ma lei non mi ha ascoltato e ha scritto quelle parole da cui mi dissocio completamente, nonostante io sia responsabile in quanto il telefono da cui è partito l'sms è un telefono aziendale. Non ho tempo di poter gestire tutte le mail che inviamo o riceviamo personalmente, tante cose le delego ai miei 10 dipendenti, 8 dei quali sono stranieri".

Secondo quanto racconta il titolare, la ragazza avrebbe fatto una valutazione personale. "Secondo lei, dal momento che abbiamo già un ragazzo di colore in sala, assumerne un altro non sarebbe stata una cosa positiva. L'ho sgridata e sicuramente non le lascerò più toccare telefono, ma è una brava lavoratrice ed è con noi da tanti anni, sicuramente non la licenzierò. Mi ha detto che, se servirà, è disposta a venire in Tribunale a testimoniare la sua colpevolezza". Marcello conclude invitando Paolo e sua madre a un incontro di riappacificazione. "Chiedo scusa a Paolo e a sua madre per la sofferenza che ho causato loro con il mio messaggio del tutto errato. Non sono e non sono mai stato razzista in venti anni di attività alberghiera: mi vanto dei miei lavoratori stranieri, tutti bravi ragazzi, e anche loro si trovano bene con me, hanno trovato una seconda famiglia qua. Sono pronto a incontrare personalmente Paolo e sua madre per chiarire con loro l'accaduto.

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Nel frattempo Paolo ha già ricevuto diverse offerte di lavoro da parte di tanti albergatori romagnoli, tra cui anche quella del presidente di Federalberghi Ascom Cervia Maurizio Zoli, che si è reso disponibile ad assumere subito il ragazzo nel suo hotel". Il caso è anche finito in regione al centro di un’interrogazione di Raffaella Sensoli e Andrea Bertani del Movimento 5 stelle. “Tutto ciò, se risponde al vero - commentano i consiglieri - è doppiamente offensivo nei confronti della persona ingiustamente discriminata e del sistema turistico-imprenditoriale romagnolo, che da sempre si connota per una apertura che ha portato gli imprenditori locali ad anticipare i tempi nelle proposte di ospitalità e ad avvalersi di personale di varia provenienza, senza discriminazioni di razza, etnia e di religione, come giustamente il nostro ordinamento prevede. Non è accettabile che centinaia di ristoratori e albergatori passino per discriminatori per il gesto sconsiderato di un singolo albergatore: la Romagna è sempre stata accogliente, la discriminazione esiste ma non è generalizzata e non può caratterizzare la collettività”. I consiglieri chiedono quindi alla Giunta di esprimere piena solidarietà alla “vittima di questo episodio di discriminazione razziale”, di “rifiutare etichettature” che possano associare il fenomeno singolo all’intera categoria degli operatori turistici romagnoli e di invitare l’associazione di categoria che raggruppa le aziende del settore interessato a prendere le distanze dalle affermazioni dell’albergatore.

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