Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Resistenza, 'Boia' al comandante Bulow: lo storico Stella di nuovo condannato per la diffamazione

Definirlo in un libro di storia il 'Boia di Codevigo' è stata una diffamazione alla memoria di Arrigo Boldrini, meglio noto come il comandante partigiano Bulow

Definirlo in un libro di storia il 'Boia di Codevigo' è stata una diffamazione alla memoria di Arrigo Boldrini, meglio noto come il comandante partigiano Bulow, nonché  prima medaglia d'oro al valor militare della Resistenza, costituente e  parlamentare della Repubblica. E' la sentenza che ha emesso il Tribunale civile di Ravenna. Ad essere condannato è stato il contestato scrittore e storico ravennate  Gianfranco Stella,  che secondo la sentenza di primo grado (e quindi appellabile) deve risarcire a Carlo Boldrini, figlio di Arrigo, una somma in denaro pari a 10mila euro e a rifondere le spese complessive di lite.

Spiega il figlio: “Avevo citato in giudizio civile Stella per le sue reiterate affermazioni diffamatorie scritte nel suo libro 'Compagno mitra' , da lui autopubblicato nel 2018, contro Arrigo Boldrini. Stella, in quelle pagine, ha ripetutamente apostrofato Arrigo Boldrini, mio padre, come 'Boia di Codevigo'. Ha inoltre definito la medaglia d'oro, conferitagli dal Governo italiano e dal Luogotenente del Regno d'Italia il 4 febbraio 1945 in Ravenna, su proposta del Comandante dell'VIII Armata britannica Generale Mc Creery (su conferma del Premier Winston Churchil), una 'medaglia fasulla al valor militare, senza valore', ignorando Stella anche che i britannici avevano segnalato di conferirgli, se non avessero provveduto le autorità italiane, la massima onorificenza britannica, la Victoria Cross”.

La vicenda non è nuova. Più volte Gianfranco Stella è finito nel mirino delle proteste per le sue posizioni sulla Resistenza. In particolare, però, Stella era già stato condannato per analoga diffamazione “Boia di Codevigo” il 4 aprile 2017 sempre a Ravenna. L'eccidio di Codevigo, in provincia di Padova, avvenuto tra il 28 aprile 1945 e la metà di giugno dello stesso anno, fu l'esecuzione sommaria di 136 tra militi della Guardia Nazionale Repubblicana, delle Brigate Nere e civili, in uno dei momenti storici più duri, quelli della Guerra civile in Italia alla fine del Secondo conflitto mondiale. La nuova sentenza del Tribunale ravennate del 5 luglio 2021 parte da una nuova causa avviata dal figlio di Boldrini, difeso dall'avvocato Andrea Maestri di Ravenna. Stella era invece difeso dall'avvocato Francesco Minutillo di Forlì. La decisione del giudice Alessia Vicini indica che “nessuna prova è stata fornita da parte di Stella” e che “La stessa definizione di boia o killer del Boldrini travalica ogni limite di continenza”. Per il giudice invece “le illazioni di Stella appaiono smentite dalla copiosa bibliografia storica citata e prodotta da Carlo Boldrini” e pertanto “non risultano il diritto di critica storica ma unicamente dichiarazioni scorrette ed offensive della reputazione ed onore”. 

Appena la settimana scorsa, sulla sua pagina Facebook, aveva  commentato Stella, per nulla contrito dal giudizio del trinunale: “Le condanne relative alla strage di Codevigo, esiti di processi civili ai quali per stanchezza avevo cessato di presenziare, si riferivano ad azioni risarcitorie che familiari di partigiani mi intentavano attraverso l’Anpi di turno. Avendo raggiunto la beatitudine legale con lo status di nullatenente, poco m’importava farmi crogiolare in cause che ritenevo perse a priori. Non è un’accusa contro il nostro sistema giudiziario ma la fiducia che vi riponevo mi suggeriva queste scelte. La causa seria fu il “processone”, quello penale, che il presidente dell’Anpi, il senatore Boldrini, “pretese” per confutare la tesi del mio libro sulla strage di Codevigo, ove chiaramente lo ritenevo responsabile. Un processo che i tribunali rifiutavano di celebrare per cavilli di competenza, in realtà perché processando quel libro maledetto si processava il senatore, emblema della Resistenza, che una mia assoluzione avrebbe reso automaticamente colpevole”.

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