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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca

Revocato il permesso di tombamento di un canale dopo due anni: il Comune fa retromarcia

"Tardiva e generica" per Gardini la revoca dell'autorizzazione concessa nel 2015 a un cittadino. Dunque la decisione dell'amministrazione è da respingere perché "senza requisiti"

Nel 2015 il Comune di Ravenna autorizzava un cittadino a realizzare i lavori necessari al tombamento di un fosso antistante all’immobile di sua proprietà, prescrivendo puntuali indicazioni per l’esecuzione dell’opera. Dopo la realizzazione dei lavori il Comune rilasciava “attestato di regolare esecuzione e benestare finale”, comunicando che le opere autorizzate erano state eseguite a regola d’arte e nel rispetto delle norme tecniche di cui ai regolamenti vigenti.

A distanza di quasi due anni lo stesso Comune ha però disposto la revoca dell’autorizzazione, rilevando alcune difformità nei lavori eseguiti e ordinando all’interessato di ripristinare l’area entro il termine di 30 giorni, pena il pagamento delle spese di rimozione. È quindi intervenuto il Difensore civico regionale, Gianluca Gardini, rilevando come, nel caso di specie, “non sussistano i requisiti per l’esercizio del potere di revoca”. Gardini, richiamando il principio del “buon andamento dell’azione amministrativa pubblica”, ha evidenziato che “la revoca di un provvedimento autorizzativo non può giustificarsi sul mero ripensamento tardivo e generico circa la convenienza dell’emanazione dell’atto originario”. Il Comune di Ravenna ha quindi riconosciuto l’illegittimità dell’atto con cui si disponeva la revoca dell’autorizzazione ai lavori di tombamento, nonché l’ordinanza di rimessione in pristino dello stato dei luoghi. Inoltre - e questo aspetto interessa l’intera comunità – il Comune ha accertato che il mancato deflusso delle acque è da imputare alla scarsa manutenzione di alcuni fossi e non ai lavori realizzati dai privati.

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