Rifiuti in acqua, la proposta: "Reti biodegradabili per salvare il mare dalla plastica"

Sostituire le tradizionali calze in plastica utilizzate per l’allevamento delle cozze con reti biodegradabili rispettose del mare e dell’ambiente: è la proposta di Andrea Bertani, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle

Sostituire le tradizionali calze in plastica utilizzate per l’allevamento delle cozze con reti biodegradabili rispettose del mare e dell’ambiente: è la proposta contenuta in un’interrogazione presentata in Regione da Andrea Bertani, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, che cerca di trovare una soluzione attuabile al problema della presenza e della crescita esponenziale di plastica all’interno dei nostri mari. Presenza dovuta anche alle attività legate alla pesca come dimostra un recente monitoraggio denominato “Fishing for Litter – In rete contro un mare di plastica”, condotto dai volontari di Legambiente insieme alla Cooperativa della Piccola Grande Pesca, Clara spa, Capitaneria di porto di Porto Garibaldi e dal Comune di Comacchio.

"Dall’indagine è emerso che l’82% dei rifiuti ritrovati in mare proviene dalle attività produttive di pesca e acquacoltura, mentre il 15% dalla cattiva gestione dei rifiuti urbani – spiega Bertani – La plastica è stato il materiale più rinvenuto, seguita dai metalli ovvero attrezzi da pesca, ami e ganci. Il dato più eclatante, però, è che del totale dei 7.198 rifiuti raccolti, ben il 78% è rappresentato da calze in plastica per l’allevamento delle cozze. Un dato che dovrebbe farci riflettere soprattutto per cercare di capire se esistono metodi più rispettosi dell’ambiente da poter proporre e utilizzare”.

Nella sua interrogazione il consigliere cita il “sistema neozelandese” per l’allevamento delle cozze che, data la sua particolare conformazione, "risulta più performante rispetto alla tecniche tradizionali sia in termini di resistenza alle mareggiate permettendo di limitare le perdite di prodotto che relativamente al livello di ecosostenibilità, in quanto i molluschi sono contenuti da speciali calze di cotone idrosolubile che, dopo un certo periodo di tempo a contatto con l’acqua marina, si scioglie, evitando anche che piccole particelle di plastica possano essere ingerite da zooplancton, invertebrati e piccoli pesci, entrando così nella catena alimentare. Esperienze come quella del ‘Fishing for Litter’, che incentiva il recupero dei rifiuti dal mare, dovrebbero essere estese anche ad altre realtà della nostra regione – conclude Bertani – e possono costituire una delle forme di integrazione all’attività per la nostra marineria, che assieme a un’ampia campagna di sensibilizzazione, proprio sull’utilizzo di reti e calze biodegradabili per la pesca e l’allevamento di mitili, molluschi e pesci potrebbe invertire la tendenza a mari sempre più ingombri di rifiuti, soprattutto plastici. Per questo chiediamo alla Regione di incentivare pratiche come queste in modo da salvaguardare e difendere il nostro mare e le sue preziosissime risorse”.

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"Desideriamo sottolineare che il problema ricordato nell’interrogazione del consigliere interessa gravemente anche la costiera ravennate, dove le calze per mitili presenti in numero spropositato sulle nostre spiagge rappresentano un vero flagello - aggiungono dal meetup "A riveder le stelle - Il problema diventa ancor più drammatico nelle riserve naturali, dove il materiale ligneo depositato dal mare non deve essere rimosso in quanto struttura portante per la formazione delle dune, ma dove tali calze, e più in generale una miriade di rifiuti plastici, alcuni ormai polverizzati, vengono inglobati in tempi brevissimi nel materiale ligneo stesso e nella vegetazione delle riserve, spesso costituita da specie protette. La spiaggia della riserva naturale di foce Bevano, ad esempio, risultò la quarta più inquinata di rifiuti tra le 31 spiagge analizzate dal “Marine Litter Assessment in the Adriatic & Ionian seas 2017”. Nonostante le molte campagne di pulizia avviate da Legambiente in collaborazione con altre associazioni, con tonnellate di materiale raccolto ogni anno (620 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia, costituiti dall’80% di plastica, secondo il “Beach Litter 2018 - Indagine sui rifiuti nelle spiagge italiane”), il problema sembra ormai fuori controllo e la pulizia completa impossibile, specie per le plastiche già in via di decomposizione ed ormai impossibili da rimuovere per le loro dimensioni ridotte. Speriamo dunque che il l’impegno del Movimento 5 Stelle regionale su questa grave emergenza possa dare al più presto i suoi frutti".

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