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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca

Rigassificatore, il coordinamento 'Fuori dal fossile': "Le bollette non diminuiranno e la subsidenza aumenterà"

E' atteso per oggi, mercoledì, l'incontro tra il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani che potrebbe portare alla decisione di portare al largo della costa di Ravenna un nuovo rigassificatore

E' atteso per oggi, mercoledì, l'incontro tra il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani che potrebbe portare alla decisione di portare al largo della costa di Ravenna un nuovo rigassificatore. Bonaccini, il sindaco Michele de Pascale e l'Autorità di Sistema Portuale spingono molto sulla scelta di ravenna per ospitare la nuova nave rigassificatrice. Ma c'è anche chi si schiera contro il progetto.

"E' inaccettabile che un impianto di rigassificazione venga presentato come una specie di innocua zattera che si può portare, spostare, allontanare e avvicinare come e quando si vuole, quando invece si tratta di una struttura alta quanto un palazzone, che presenta rischi ben documentati, ha un grave impatto sul paesaggio e su un ecosistema marino già fortemente provato, oltre che sul turismo e sulla pesca, e che contribuirà ad immettere metano libero in atmosfera, con grave contributo al riscaldamento globale e alla crisi climatica, ma anche al peggioramento della qualità dell’aria (che come ben sappiamo a Ravenna non è certo delle migliori) con conseguenze serie per la salute - commentano dal Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” - E’ inaccettabile che si presenti questa soluzione come lo strumento per affrontare nell’immediato i problemi derivanti dalla diminuzione del gas proveniente dalla Russia, quando si sa che gli impianti di rigassificazione richiedono anche cinque anni per essere costruiti ed entrare in funzione. Le navi metaniere utilizzabili come rigassificatori possono cominciare a svolgere il loro compito più rapidamente, ma questo tempo è sempre da calcolare in tempi lunghi (un paio d’anni, nelle previsioni più ottimistiche almeno diciotto mesi), sia perché di tali navi in tutto il mondo ve ne sono pochissime e costano fino a duecento milioni di dollari (che dovrebbe pagare la collettività), sia perché la loro collocazione dovrà pure essere sottoposta a verifiche di vario genere, riguardanti la sicurezza e la compatibilità ambientale. Inoltre è tutto da dimostrare che le condutture già esistenti siano in grado di essere utilizzate da subito per trasportare il gas, dal momento che da tempo non vengono utilizzate, e non debbano invece essere esse stesse oggetto di ristrutturazioni, con le relative spese".

"E’ inaccettabile - continuano gli ambientalisti - che si spacci tale scelta come strumento per abbassare i costi dell’energia e si dica alle famiglie che si ridurranno i prezzi delle bollette. I prezzi vengono stabiliti dalla filiera nel mercato internazionale, in cui le manovre finanziarie e spesso puramente speculative contano di più della materiale compravendita delle materie prime. Perfino il Ministro Cingolani, di recente, ha additato le manovre speculative come causa degli aumenti, pur sostanzialmente ammettendo di non sapere che farci. Inoltre, va detto che il trasporto del metano liquido via nave ha costi molto elevati, e quindi non sarà certo la presenza del rigassificatore a Ravenna a far pagare bollette meno care. E’ inaccettabile che si faccia finta di niente sul traffico di navi gasiere, che dovrà per forza incrementarsi considerevolmente nell’Adriatico, e che eleverà l’inquinamento del mare (ricordiamoci sempre che il nostro è un “mare chiuso” e quindi ha scase capacità di autodepurazione) e i rischi di incidenti anche catastrofici. E’ inaccettabile che si voglia prevedere l’aumento senza limiti dei punti di estrazione del gas, probabilmente aggravando fenomeni come la subsidenza e l’ingressione marina, e che cada nel dimenticatoio la necessità di dismettere e smantellare quelli più vicini alla linea di costa (come a Lido di Dante), operazione che in teoria tutti affermavano di voler fare. E che si continui a dire alla gente che queste scelte andranno nel senso dell’autosufficienza energetica, quando è noto che l’intero giacimento nazionale, se dovesse sopperire interamente alle necessità, si esaurirebbe nel giro di uno o due anni. E’ inaccettabile che si continui a dire che questi disegni fanno parte della cosiddetta “transizione ecologica”, che - anche a lume di puro buon senso – dovrebbe voler dire che si inizia a mettere in campo azioni di mitigazione e ridimensionamento del sistema delle fonti fossili, per sostituirlo, gradualmente ma concretamente, con opere che utilizzino fonti rinnovabili, rispamio energetico, produzione decentrata e migliore utilizzo. E invece Eni Governo, Regione e poteri locali intendono esasperare l’attuale modello estrattivista, puntando a liberalizzare ogni intervento di espansione e potenziamento".

"E’ inaccettabile che i numerosi progetti per impianti basati sulle energie rinnovabili languiscano negli iter autorizzativi. A Ravenna potrebbe celermente iniziare la realizzazione del progetto di parco eolico-fotovoltaico, ed è altrettanto inaccettabile che il mondo politico ravennate – che unanimemente afferma di esservi favorevole – inserisca un piano chiaramente alternativo al sistema delle fonti fossili in una sorta di “pacchetto unico” in cui il mondo dell’ oil&gas continua a fare da padrone E’ inaccettabile che le affermazioni di principio sulla necessità del “cambio di passo”, sulla volontà di qualificarsi come motori della svolta ecologica e del green deal auspicato dall’Europa, abbondantemente profuse durante le campagne elettorali sia in Regione che a Ravenna, vengano così pesantemente contraddette da questi comportamenti, in cui presumibilmente pesa molto l’influenza esercitata dai colossi energetici e assai poco l’interesse per il futuro delle nuove generazioni. Così come è inaccettabile che la comunità venga messa davanti a fatticompiuti senza che le sia data la possibilità di esprimere un parere. Chi vuole fare di Ravenna, definitivamente, la città del metano lo dica apertamente, non si nasconda più dietro operazioni di riverniciatura verde e spieghi con onestà e chiarezza alle cittadine e ai cittadini i rischi, le incognite, i costi, le irreversibilità delle scelte che si intendono portare avanti. Noi non ci stancheremo nella nostra denuncia e nella nostra mobilitazione. E proprio per questo, come primo atto, invitiamo tutte e tutti a firmare le quattro proposte di legge regionali di iniziativa popolare per la tutela dell’ambiente e per un futuro energetico nuovo, che numerose associazioni e comitati del mondo ambientalista stanno portando avanti. Il prossimo appuntamento con la raccolta di firme è per sabato 7 maggio, dalle ore 16 alle 19, in via Cavour, all’angolo con via Barbiani".

Legambiente: "Ravenna capitale del fossile"

"Ancora una volta l’esacerbazione del conflitto russo-ucraino ci pone davanti la fragilità energetica del nostro Paese, che sta compiendo gravi passi indietro sul fronte della transizione - si uniscono alla protesta da Legambiente Emilia-Romagna - Ci auguriamo che certe decisioni non vengano prese a cuor leggero, o addirittura con toni trionfalistici. Stiamo pagando alto il ritardo negli investimenti sulle rinnovabili. La scelta di accogliere il rigassificatore potrebbe rivelarsi un cavallo di Troia nella strategia energetica a medio termine della regione Emilia-Romagna: gli obiettivi del patto per il clima ed il lavoro (100% rinnovabile al 2035) così come gli obiettivi indicati all’interno del Piano Energetico Regionale (27% di rinnovabile sui consumi finali e -40% di emissioni di CO2 al 2030) richiedono di avviare già ora un processo di totale de-metanizzazione ed elettrificazione dei consumi sul territorio regionale.   La crisi energetica ha evidentemente messo in difficoltà i decisori politici, che tuttavia in questi giorni propongono di rispolverare progetti basati soltanto sulle fonti fossili. Alcuni di questi progetti sono al centro delle proposte del sindaco di Ravenna: oltre all’installazione del rigassificatore ha infatti proposto l’avvio di nuove attività estrattive di gas oltre le 12 miglia nell’Adriatico e l’investimento in tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2".

“La situazione emergenziale che stiamo affrontando non deve dare linfa vitale a idee del passato, strategicamente errate e inefficienti - commenta Legambiente - ma dev’essere il volano per il rilancio energetico della nostra regione. Non vanno persi di vista gli obiettivi essenziali: efficientamento energetico, elettrificazione dei consumi e diffusione degli impianti per la produzione di energia da rinnovabili. Rinnovabili che trovano un piccolo spazio fra le righe delle proposte di de Pascale: l’unica eccezione al business-as-usual del fossile fra le 4 proposte è infatti il timido sì alla Realizzazione di un parco eolico offshore da 600MW di potenza con impianto fotovoltaico galleggiante annesso da 100MWp. Da anni sosteniamo la realizzazione degli impianti eolici sulla costa romagnola, a Ravenna come a Rimini. Se si avviasse un processo di decommissioning delle piattaforme fossili oggi esistenti, parallelamente a una vera transizione energetica, la Romagna potrebbe giocare un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi energetici della regione e del paese. Purtroppo, si tratta di un potenziale ancora ignorato e vittima degli interessi a breve termine dei soggetti economici locali, decisamente legati all’estrazione del fossile e a un turismo non sostenibile. Oggi è previsto un summit in regione con Cingolani e possiamo già prevedere le proposte che Bonaccini e De Pascale porteranno al Ministro, prima fra le quali il rilancio di nuove attività estrattive oltre le 12 miglia. Si tratta di operazioni che si riveleranno inutili, dato che le tempistiche e i costi non potranno mai essere competitivi rispetto alla realizzazione di nuovi impianti a fonti rinnovabili. Al contrario, il Governo ritiene essenziale puntare su un mix energetico, dando maggior respiro a nuovi impianti rinnovabili. Continuare imperterriti con la politica energetica del passato è la prova definitiva che si sta sfruttando il periodo emergenziale per soddisfare le esigenze delle industrie del fossile”.

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