Cronaca

Rigassificatore, un investimento di un miliardo. Arera: "Importante incremento di costi"

Secondo il presidente di Arera, Stefano Besseghini, il rigassificatore di Ravenna "richiederà un ulteriore sforzo pubblico per consentirne la collocazione a prezzi competitivi"

Avanzano i lavori per l'impianto del rigassificatore, che dovrebbe rispettare le tempistiche ed entrare in funzione nei primi mesi del 2025, ma aumentano anche i costi del progetto. Come riporta l'inchiesta di Today, il presidente dell'Autorità di regolamentazione reti e ambiente (Arera), Stefano Besseghini, avrebbe espresso dei dubbi sugli ultimi due impianti nati proprio durante la crisi del gas per aumentare le fonti di approvvigionamento dell'Italia. Oltre a quello di Piombino, l'attenzione è sul rigassificatore di Ravenna.

Secondo Besseghini l'impianto di Ravenna "sembra rispettare i tempi di entrata in esercizio (2025, ndr) - ha dichiarato esponendo la relazione annuale dell'Autorità - ma con un rimarchevole incremento di costi che, al netto della valutazione della loro efficienza, richiederà un ulteriore sforzo pubblico per consentirne la collocazione a prezzi competitivi e permettergli di svolgere la funzione di completamento dell'assetto di diversificazione per cui è nato".

"Abbiamo avuto tempistiche più che ragionevoli - la nota di Besseghini - ora le valutazioni di strategicità bisogna continuare a farle nell'ottica dei costi che si vanno a sostenere". L'entrata in funzione del rigassificatore di Ravenna è previsto per i primi mesi del 2025. Snam aveva quantificato il costo dell'investimento in circa 1 miliardo di euro: 367 milioni di euro sono serviti per acquistare la BW Singapore, la nave rigassificatrice ormeggiata a 8 chilometri dalla costa ravennate, mentre altri 270 serviranno per costruire la diga che proteggerà la nave.

Sul progetto di Ravenna Snam precisa: "Il perimetro degli interventi necessari alla messa in esercizio del rigassificatore di Ravenna non ha subito variazioni sostanziali ma recepisce le risultanze degli studi e dei monitoraggi che accompagnano lo sviluppo naturale di questi progetti. In particolare, nell’ambito di un investimento stimabile - nel suo insieme - intorno a poco più di un miliardo di euro, l'esame delle possibili condizioni meteomarine avverse ha evidenziato l'utilità dell'installazione della diga foranea di protezione. Quest'ultima, in una logica di ottimizzazione, consentirà un’operatività al 100% dell’impianto anche ove tali condizioni dovessero prodursi. In sua assenza invece l’impianto potrebbe operare all'80% della sua capacità, riducendo così la sua efficienza ai fini della sicurezza energetica nazionale e dei costi complessivi".

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