Rischio siccità: per Valle della Canna 1,5 milioni di metri cubi d'acqua

Nuova acqua per Valle della Canna, oasi palustre che va rigidamente controllata dall'uomo per la sua conservazione e, come in questi giorni d'estate, particolarmente colpita dalla siccità

Nuova acqua per Valle della Canna, oasi palustre che va rigidamente controllata dall'uomo per la sua conservazione e, come in questi giorni d'estate, particolarmente colpita dalla siccità. Il punto è stato fatto mercoledì pomeriggio in commissione Ambiente con la presentazione dello stato di avanzamento della sistemazione degli assetti gestionali della Valle della canna, dove nella scorsa stagione a causa di una epidemia di butulino sono morti migliaia di uccelli. Documento che precisa come occorrano un'elevata disponibilità d'acqua, soprattutto a fine inverno e per le emergenze; più punti di presa; scarichi efficienti.

Un primo intervento da parte di Ravenna servizi industriali, illustrano i dirigenti Gianni Gregorio e Massimiliano Costa e l'assessore all'Ambiente Gianandrea Baroncini, si è concluso: si tratta di un nuovo impianto per l'immissione di acqua dal fiume Reno attraverso la canaletta Anic. I lavori sono terminati lo scorso 30 giugno e il 3 luglio è partito il collaudo. Riverserà nella Valle Mandriole 1,5 milioni di metri cubi d'acqua, essenziali per le ricariche estive emergenziali. In autunno partirà un secondo intervento da parte di Romagna Acque, un doppio sifone sotto il Lamone che dovrebbe essere pronto nella prossima primavera. La società dovrà riservare una parte di acque per le zone naturali, ancora non precisamente definita: si parla per ora di 200 metri cubi all'ora, anche se "il limite di utilizzo collegato al vettoriamento riduce notevolmente la possibilità di gestire nel miglior e dei modi l'acqua della Valle".

Dunque la "soluzione strutturale" sarebbe una "concessione autonoma di presa" di acque di coda di piena dal fiume Lamone che scorrono naturalmente. Utilizzando o le strutture in via di realizzazione da parte di Romagna Acque o attraverso un nuovo impianto di captazione lungo l'argine settentrionale, per cui è stato avviato un progetto preliminare. Mattia Lanzoni del Parco del Delta del Po aggiunge che i rilevamenti effettuati negli ultimi giorni confermano che l'immissione di acqua sta aumentando, anche se rimane un problema di torbidità. Per valutare la situazione del butulino, prosegue, è stata messa in campo una task force, mentre dall'Ispra è arrivato parere negativo sulla seccatura della Valle. "Con varie prese d'acqua e le temporarizzazioni giuste nelle captazioni ci sarebbe una riqualificazione immediata", ma il problema del butulino potrebbe comunque ripresentarsi perchè non dipende dal livello ma dal ricambio delle acque. (fonte Dire)

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