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Rissa in ospedale, Movimento 5 stelle: "Serve la certezza della pena"

Ilaria Ricci Picciloni, consigliere capogruppo del Movimento 5 Stelle nel consiglio dell’Unione della Bassa Romagna, commenta i violenti fatti avvenuti mercoledì al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria delle Croci

“Regolamento di conti, barelle usate per barricarsi dentro alle stanze dai pazienti, operatori sanitari terrorizzati, inseguimenti a mano armata dentro a un luogo dove i cittadini erano andati a cercare tutela per la propria salute e si sono ritrovati invece a rischiare la propria incolumità. Fa male leggere simili cronache sui giornali e sapere che il tutto si è consumato nell’ospedale della nostra provincia”. A parlare è Ilaria Ricci Picciloni, consigliere capogruppo del Movimento 5 Stelle nel consiglio dell’Unione della Bassa Romagna, che rifacendosi ai violenti fatti avvenuti mercoledì al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria delle Croci, prosegue: “Questo angoscioso episodio fa seguito a una serie di fatti delinquenziali che si avvicendano senza sosta nella provincia, quali spaccate di vetrine e furti nelle attività, danneggiamenti di vario tipo ad auto e mezzi da lavoro sventrati per rubare gli attrezzi contenuti, continui furti o tentativi di furti nelle case, violenze, rapine e scippi, ecc. Fatti accaduti anche in Bassa Romagna che rendono i cittadini sempre più insicuri e arrabbiati".

"Il sindaco di Ravenna e gli altri sindaci del territorio ultimamente hanno iniziato a rivolgersi al Prefetto e invocano nuove leggi - prosegue il capogruppo - ma come io stessa denunciai proprio di fronte al Prefetto tempo fa durante una plenaria a tema sicurezza, e come ho ripetuto più volte in consiglio, è proprio chi ha governato il paese in questi anni che ha demolito un ordinamento penale che già esisteva. E di fronte a tale scempio, Magistrati, forze dell’ordine e amministratori locali possono fare poco, perché là dove la certezza della pena diventa una chimera svanisce soprattutto il carattere preventivo della stessa. I sindaci del territorio continuano a investire nella videosorveglianza che da sola può fare poco, laddove il delinquente non avverte la paura di subire una sanzione proporzionata al proprio atto e che incida realmente sulla propria persona. In compenso è la privacy dei cittadini perbene che continua ad essere colpita. Inoltre strumenti come il foglio di via o l’obbligo di firma sono deterrenti che non sortiscono alcun effetto di fronte a persone che hanno poco o nulla da perdere, mentre sospensioni di pena a seguito di condanna e limiti all’uso delle misure detentive cautelari prima di essa, insieme alle lunghezze infinite della giustizia, stanno aggravando la situazione. La questione è semplice: bisogna che lo stato investa in sicurezza, mentre l’ordinamento penale e processuale va ripristinato nella sua concretezza. Servono più risorse, personale e strumenti per fare in modo che i processi siano più veloci, le indagini più efficaci, la pena certa e tendente alla rieducazione. Perché c’è differenza tra un ordinamento garantista e un ordinamento che ha così tante lacune da lasciare il paese nel caos e nella giungla del più forte. Lasciare che persone super recidive continuino a stare nel territorio a piede libero e continuare a bruciare risorse per passaggi giudiziari che non arrivano mai all’applicazione di una pena, mentre le forze dell’ordine rischiano la vita in una caccia eterna ai medesimi delinquenti, significa non avere minimamente un’idea di Stato di diritto. Oppure dobbiamo pensare che tutto questo è voluto per indurre il cittadino a chiedere esso stesso una maggiore limitazione delle proprie libertà personali? Situazioni simili, oltre a rendere invivibile un territorio, ne danneggiano anche l’attrattività turistica e imprenditoriale".

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