Ritorno a scuola, le precondizioni: "Serve collaborazione di studenti e famiglie"

L'Ufficio scolastico regionale: "C'è bisogno di una collaborazione attiva di studenti e famiglie nel contesto di una responsabilità condivisa e collettiva"

Stefano Versari, Direttore Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per l'Emilia-Romagna, espone una riflessione molto importante sul futuro della scuola, alle prese con la necessità di ripartire: "La complessità del momento presente e la mancanza di certezze in ordine al possibile futuro sviluppo della pandemia Covid-19, rende necessaria la riflessione comune sulle strategie e le iniziative utili alla organizzazione per la ripartenza in sicurezza del prossimo anno scolastico. E’ con tale proposito, come già annunciato, che lo scrivente Ufficio sta emanando una serie di note indirizzate ai Dirigenti scolastici e pure rivolte alle istituzioni e alle famiglie coinvolte nel processo di istruzione ed educazione degli oltre 600.000 alunni che frequentano le Istituzioni scolastiche del  sistema nazionale d’istruzione in Emilia-Romagna".

"Le precondizioni per la presenza a scuola degli studenti Il tema su cui si intende qui focalizzare l’attenzione, anche in risposta a numerose richieste di chiarimenti pervenute, riguarda alcuni passaggi del parere tecnico espresso in data 28 maggio dal Comitato Tecnico Scientifico (Cts) istituito presso il Dipartimento della Protezione Civile. In modo particolare ci si riferisce alle “misure organizzative generali” e alle indicazioni che il Comitato fornisce in ordine ai comportamenti che coinvolgono direttamente le famiglie o chi detiene la potestà genitoriale e gli studenti maggiorenni. La precondizione per la presenza a scuola di studenti è l’assenza di sintomatologia respiratoria o di temperatura corporea superiore a 37,5° C anche nei tre giorni precedenti;  non essere stati in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni; non essere stati a contatto con persone positive, per quanto a propria conoscenza, negli ultimi 14 giorni. All’ingresso a scuola non è necessaria la misurazione della temperatura corporea. Chiunque ha sintomatologia respiratoria o temperatura superiore a 37,5°C dovrà restare a casa. Pertanto si rimanda alla responsabilità individuale rispetto allo stato di salute dei minori affidati alla responsabilità genitoriale. La responsabilità dei genitori esplicito e ripetuto da parte del Comitato il “bisogno di una collaborazione attiva di studenti e famiglie nel contesto di una responsabilità condivisa e collettiva” e la chiamata alla corresponsabilità della comunità tutta nel fronteggiare la “grave crisi educativa” prodotta dall’epidemia Covid-191. Quello che rileva, ad avvio del prossimo anno scolastico in particolare, è dunque un richiamo all’impegno comune di scuola, genitori e alunni a comportamenti secondo standard di diligenza, prudenza o perizia ricavati dalle regole di esperienza e dalle raccomandazioni scientifiche del Comitato come innanzi, al fine di scongiurare la diffusione del virus e l’esposizione a pericolo della salute della comunità scolastica e non solo. Alla condotta diligente, si accompagna peraltro il cosiddetto “principio dell’affidamento”, secondo il quale “ogni consociato può confidare che ciascuno si comporti adottando le regole precauzionali normalmente riferibili all’attività che di volta in volta viene in questione”. E’ in applicazione di detto principio, ad esempio, che trova fondamento l’indicazione del Cts di non misurare la temperatura corporea al momento dell’ingresso a scuola". 

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"Ne consegue, ad avviso dello scrivente Ufficio, la necessità di integrazione del Patto educativo di Corresponsabilità con l’impegno delle famiglie, degli esercenti la potestà genitoriale o degli studenti maggiorenni, a rispettare le “precondizioni” per la presenza a scuola nel prossimo anno scolastico. Il Patto infatti, oltre ad essere un documento pedagogico di condivisione scuola- famiglia di “intenti” educativi, è pure un documento di natura contrattuale - ne è richiesta la sottoscrizione da parte di ciascun studente/genitore - finalizzato all’assunzione di impegni reciproci. Nei mesi di sospensione dell’attività didattica in presenza, questo Ufficio ha ricevuto segnalazioni seriali di famiglie allarmate per il protrarsi dell’impossibilità di fare scuola “de visu”, come pure segnalazioni seriali di genitori allarmati dall’obbligo di frequenza in assenza di vaccino. Oltre le comprensibili oscillazioni fra timori di opposta natura, a rilevare non possono che essere, in buona sostanza, responsabilità individuale e corresponsabilità sociale. Per favorire la comprensione, da parte di tutte le famiglie, della responsabilità condivisa di “non portare a scuola” studenti con le sintomatologie sopra descritte, potrebbe risultare utile supportare le famiglie immigrate nella comprensione delle precondizioni per la presenza nella singola Istituzione scolastica degli studenti, anche ricorrendo, ove possibile, alla collaborazione dei mediatori culturali del territorio".

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