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La guerra di Salvini contro i negozi di cannabis legale: "Diecimila posti di lavoro a rischio"

La mossa del vicepremier sta creando non poca agitazione in un settore, quello della canapa, che di recente è tornato in auge: Ravenna, in particolare, è terza in Regione per numero di negozi aperti

Il vicepremier Matteo Salvini ha messo in piedi una "guerra" contro i negozi che vendono prodotti a base di marijuana, con tanto di direttiva che prevede controlli più severi e approfonditi in merito alla commercializzazione della canapa. Nel documento del Viminale si legge che "dovrà essere innanzitutto disposta una puntuale ricognizione di tutti gli esercizi e le rivendite presenti sul territorio, in condivisione con le Amministrazioni comunali ed attraverso il concorso dei rispettivi Comandi di Polizia locale e degli Sportelli deputati al rilascio delle necessarie autorizzazioni amministrative".

La nuova crociata di Salvini ha preso di mira i negozi di cannabis light: e la mossa del leader della Lega sta creando non poca agitazione in un settore, quello della canapa, che a inizio '900 vedeva l'Italia tra i leader mondiali e che di recente è tornato in auge. Ravenna, in particolare, è terza in Regione per numero di negozi aperti, con store in città e sul mare, ma anche a Faenza, Cervia e Milano Marittima (dove ad aprirlo è stato un ex concorrente di Masterchef). 

"Non vogliamo lo scontro col Governo, ma semplicemente sederci a un tavolo e trovare una soluzione condivisa, la migliore, quella che eviti a migliaia giovani e giovanissimi di perdere il posto di lavoro - spiega Riccardo Ricci, fondatore di 'Cbweed', catena che ha negozi di canapa in tutta Italia - Matteo Salvini, ti invitiamo ufficialmente a Forlì dove è nata un'azienda che oggi garantisce un futuro a tantissimi ragazzi e ragazze sotto i 30 anni. Solo nell'azienda di Forlì siamo 18, in totale diamo lavoro a un centinaio di persone nei vari store in giro per l'Italia. I miei dipendenti sono molto preoccupati, stamattina li ho chiamati tutti e ho cercato di tranquillizzarli. Bisogna considerare che questo è un settore che dà lavoro a circa 10mila giovani. Invito Salvini a venire a osservare come lavoriamo, per vedere che non siamo spacciatori e rispettiamo le regole. Vorrei portarlo nelle nostre coltivazioni e nelle serre per vedere quante persone lavorano. E infine porterei il ministro nel nostro negozio e in tutti i negozi con cui collaboriamo e commercializziamo i prodotti artigianali alla canapa. Movimento 5 stelle, Partito Democratico, Fratelli d'Italia: aspettiamo anche voi. E poi ovviamente Marco Di Maio, nostro conterraneo: contattaci, sei il benvenuto nella nostra sede".

Intervistato da RavennaToday in occasione dell'apertura del primo negozio di cannabis 'light' di Ravenna, Ricci aveva spiegato come "questo tipo di cannabis è assolutamente legale in quanto contiene un livello di thc molto basso (sotto lo 0,6%, come imposto dalla legge). Le infiorescente non sono vendute a uso terapeutico o da combustione, ma solo per estetica. Non la vendiamo perchè sia fumata: chiaramente non possiamo avere la certezza di cosa il cliente farà poi a casa sua con il prodotto acquistato, ma noi siamo assolutamente in regola, vendiamo solo ai maggiorenni e non abbiamo mai avuto problemi. L'idea è quella di diffondere il nostro entusiasmo per la cannabis light nobilitando così, attraverso una completa informazione, la pianta di canapa, troppo a lungo bistrattata".

La direttiva di Salvini

Nei controlli, continua la direttiva del Viminale, "una cura particolare dovrà riguardare la verifica del possesso delle certificazioni su igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza, richieste dalla legge per poter operare. Un altro aspetto da prendere in esame è la localizzazione degli esercizi, con riferimento alla presenza nelle vicinanze di luoghi sensibili quanto al rischio di consumo delle sostanze, come le scuole, gli ospedali, i centri sportivi, i parchi giochi, e, più in generale, i luoghi affollati e di maggiore aggregazione, soprattutto giovanile". I risultati dei controlli dovranno poi essere sottoposti alle valutazioni del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza, "al fine di declinare un programma straordinario di prevenzione di eventuali comportamenti vietati da parte degli operatori commerciali, specialmente se diretti verso la categoria più vulnerabile degli adolescenti. In tal senso, le SS.LL. dovranno in primis ricomprendere le aree interessate tra quelle da sottoporre ad attenzione all’interno dei Piani di controllo coordinato del territorio, definendo con gli enti locali intese collaborative ad hoc per un organico coinvolgimento delle polizie locali nelle relative attività".

La canapa terapeutica

Secondo i dati del ministero della Salute, la cannabis terapeutica importata dall’Olanda in Italia è aumentata del 50% negli ultimi anni. Soddisfare il consumo dei pazienti italiani con cannabis di sola produzione nazionale, per la Coldiretti, potrebbe generare un indotto di oltre 10mila posti di lavoro e dal valore record di 1,4 miliardi di euro. Il problema sono i lacci e lacciuoli burocratici. La legge 242 del 2016 (entrata effettivamente in vigore quest'anno) ha consentito la produzione e commercializzazione della cannabis light, che non deve superare lo 0,2% di principio attivo, il Thc, quello che determina gli effetti psicotropi, in parole povere “lo sballo”. Tale limite viene alzato per i soli agricoltori, che possono coltivare un prodotto che non superi lo 0,6% di Thc prima di incorrere nel sequestro e distruzione del raccolto da parte delle forze dell’ordine. La legislazione nazionale si è dovuta "piegare" per venire incontro alle imprescindibili regole della botanica: non è infatti possibile per l’agricoltore controllare un tasso di principio attivo così basso nella pianta, le cui infiorescenze possono superare il limite dello 0,2% per cause non imputabili a chi coltiva.  Con una circolare, il ministro degli Interni Matteo Salvini ha informato le forze dell’ordine che tale limite innalzato allo 0,6% non va applicato agli smartshop e negozi che mettono in commercio il prodotto finale. In tanti hanno letto la precisazione del leader leghista come una chiusura a una normativa più permissiva in Italia.

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